Storia del Carnevale di Venezia, tra tradizione e seduzione eterna

Tra i Carnevali di tutto il mondo, quello di Venezia è senza dubbio il più antico, il più storico, il più folkloristico e affascinante “convegno dei costumi” del mondo.

ballo in maschera dal film Marie Antoinette (2004)

Come sapete, il Carnevale derivia dall’antica festa pagana dei Saturnalia dell’Antica Roma, nei quali i servi potevano “giocare” per un giorno “a fare i padroni” e viceversa. Correlata da eventi religiosi, e canti e balli mondani, la necessità era quella di dare una valvola di sfogo alla popolazione.

Così la Repubblica della Serenissima di Venezia colse l’occasione per tramutare l’idea in epoca medioevale e moderna, offrendo al popolo divertimenti pubblici e feste in maschera per strada.

Carnevale Medioevale

Il Primo Carnevale Veneziano è citato in un documento del 32esimo Doge Vitale Falier del 1094, (non altrimenti noto ma appartenente alla nobilissima famiglia veneziana che darà i natali allo sventurato e tetro Marino Falier), ma viene sancito legalmente nel 1296, quando il Senato della Repubblica decreta che il giorno immediatamente precedente alla Quaresima sia festivo. Poi le date si allungarono, e si arrivò a secoli in cui i festeggiamenti iniziavano addirittura a ottobre, 14 settimane prima della Quaresima.

Festa tipica del carnevale medioevale fu la Festa delle Marie, nella quale tre fanciulle venivano scelte tra le più povere e le più belle per venire provviste di dote per munificenza da parte delle famiglie veneziane più facoltose. Un giorno del 943 dei pirati istriani rapirono le ingioiellate poverelle veneziane, salvate però a Caorle da valorosi veneziani, con alla testa della spedizione contro la brutale aggressione, il Doge. dalluogo in cui sbarcarono le fanciulle sane e salve venne la denominazione “porto delle donzelle” che tutt’ora permane. La festa, soppressa nel 1379 a causa della guerra contro Chioggia, fu ripristinata nel 1999 con le dovute attualizzazioni. (ad oggi, quale fanciulla si trova povera? ma, soprattutto, bisognosa di dote, in un’epoca in cui non si sposa più nessuno?)

Buongiorno signora maschera!

Perché il carnevale piaceva tanto? Beh, anzitutto grazie alle maschere la popolazione (ricchi e poveri, nobili e plebei) potevano vedersi garantito l’anonimato e quindi il livellamento sociale, in secondo luogo, in secoli in cui la morale pubblica era tenuta sotto strette regole di sorveglianza, si potevano allentare di molto le cinghie del decoro (e talvolta anche della castità!) per “lasciarsi andare” in relazioni libertine o altre azioni illecite. Si sa, Venezia la splendida, la guerriera, la romantica, fu anche teatro di altrettanto romantiche (e anche meno romantiche ma soltanto”di piacere, pensate a Casanova) avventure clandestine amorose. Così, se si incontrava qualcuno lo si poteva salutare anche solamente con “Buongiorno signora maschera!” (o forse “Ciao”, visto che il celeberrimo saluto italico è, in primis, veneto!)

Maschere storiche

Pietro Longhi- in primo piano due “baute”, dietro una “moretta”

Prodotte a partire dal 1271, le maschere venivano realizzate con argilla, cartapesta, gesso e garza.  Erano molto semplici, (ben lontane dal chic carnevalesco propinato dai banchetti di extraallogeni accampati lungo i sestrieri veneziani…) di solito bianche, o nere. In primis la baùta, la maschera bianca integrale che permetteva anche di bere, usata dagli uomini anche fuori dal carnevale per esempio a teatro  o in qualsiasi luogo si volesse corteggiare una dama senz’esser riconosciuto. La baùta componeva la maschera della larva, assieme a un mantello nero, il celebre tabarro. V’era poi la maschera gnacatravestimento da donna popolana per gli uomini, comprensiva di una maschera a forma di gatto. 

Per le donne la maschera più gettonata era la Moretta, piccola maschera di velluto scuro, che si applicava al volto previa un bottone, che la donna doveva tenere in bocca, per questo motivo veniva denominata anche la servetta muta. 

Luoghi di carnevale e d’amore

Piazza San Marco, Rio de gli Schiavoni, nonché tutti i sestrieri, divenivano luoghi d’attrazione d’ogni genere (giocolieri, musicisti, danzatori, animali da circo) e di corteggiamenti o spettacoli trasgressivi (questi nelle case private, nei teatri e nei caffè dela città.)

Settecento, un’epoca, un nome. 

Nel XVIII il Carnevale veneziano raggiunge il suo massimo splendore, grazie a personaggi del suo tempo, icone di stile e d’eleganza. Soggiornarono a Venezia il trageda Vittorio Alfieri e, più tardi, il poeta Ugo Foscolo, mentre star del ‘700 libertino fu il sovracitato Giacomo Casanova.

Il volo dell’angelo

Verso la metà del ‘500 uno schiavetto turco prigioniero molto esile riuscì, con il solo ausilio del bilanciere, a camminare su una corda sospesa tra la cella campanaria del campanile di San Marco sino alla balconata del palazzo Ducale del Doge, a cui prose gli omaggi. Dopo lo Svolo del turco, l’inaspettata cerimonia, avvenuta di Giovedì grasso,  divenne ufficiale, vedendo esibirsi funamboli di professione e giovani temerari.

Volo dell’angelo 2019

Si giunse poi alla variazione (forse meno pericolosa) di far partire dal campanile un uomo di corporatura esile provvisto di un paio di grandi e magnificenti ali, che giungesse al loggione del Doge. Nel 1759 l’acrobata si sfracellò al suolo, sotto gli occhi della folla inorridita. Da allora l'”angelo” fu sostituito da una “colombina” di legno.

Morte e resurrezione del Carnevale Veneziano

Dopo la caduta della Serenissima ad opera delle truppe napoleoniche, 1797 il Carnevale vide la sua fine, anche per la presunta (o reale) immoralità che si aggirava sotto le maschere, in primis la prostituzione.

Continuò tuttavia nei palazzi privati, come il Teatro alla fenice o il Ballo della Cavalchina. Due secoli dopo, nel 1979 risorse ufficialmente grazie all’impegno di privati e facoltosi cittadini e delle associazioni storiche culturali, come il Comune, (l’immortale, risorto – anche letteralmente – dalle sue ceneri) Teatro la Fenice, la Biennale di Venezia e molteplici enti turistici.

Venne ripristinata l’antichissima e medioevale festa delle Marie nel 199, nonché il volo dell’angelo, ad oggi impersonato da una ragazza solitamente nota per una qualità sportiva o sociale (ma anche semplicemente “popolare” a Venezia).

Grazie alla visibilità mediatica ottenuta naturalmente, risorse sino a divenire, oggi, uno dei più grandi (e popolosi) eventi del mondo.  Venezia continua ad affascinare e, con la sua prorompente ed eterna bellezza, a sedurre.

Chantal Fantuzzi