Assalto all’ambasciata del Nord Corea a Madrid: Kim Jong-un ha degli oppositori?

Lo scorso 22 febbraio, l’ambasciata del Nord Corea a Madrid è stata protagonista di un episodio singolare. Dieci uomini armati, una sorta di commando militare, ha assaltato l’ambasciata e tenuto in ostaggio per due ore molte persone che si trovavano all’interno. L’assalto era cominciato alle 8 di mattina e aveva tutta l’aria di essere un’operazione militare ben organizzata: gli uomini sono entrati nell’edificio al numero 43 di via Darìo Aparicio brandendo armi che poi si sono rivelate finte, hanno legato e incappucciato le persone che si trovavano dentro e ne hanno picchiate diverse per interrogarle. La polizia era stata avvertita da una donna che era riuscita a scappare dalla finestra e chiamare i soccorsi. Quando le forze dell’ordine sono arrivate tuttavia sono state accolte da un uomo “dall’aspetto orientale” che ha assicurato loro che andava tutto bene. Gli uomini che avevano inspiegabilmente assalito l’ambasciata erano riusciti a salire su auto della rappresentanza diplomatica nordcoreana e sono scappati a tutto velocità. I veicoli sono stati in seguito abbandonati e gli occupanti spariti. Le persone che si trovavano nell’edificio al momento dell’attacco erano visibilmente scosse e spaventate, alcune di loro sono state trasportate all’ospedale.

Su quanto successo aleggia ancora un gran mistero e nelle settimane successive all’assalto la polizia spagnola e il CNI, servizi segreti spagnoli, hanno indagato sull’accaduto per cercare di far luce sulla vicenda. Dopo aver attentamente esaminato i video di sorveglianza sarebbero riusciti a risalire all’identità dei due degli uomini coinvolti. Nonostante il resto del gruppo sembra fosse composto da coreani, quei due uomini sarebbero direttamente collegati con la CIA, l’agenzia di intelligence degli USA.

A distanza di tre settimane tuttavia, il Washington Post ha dichiarato di avere informazioni più dettagliate. Secondo la testata, la CIA non sarebbe in alcun modo coinvolta e l’attore principale di tutta la misteriosa vicenda sarebbe un’organizzazione segreta nord coreana chiamata “Cheollima Civil Defense”, che opera in clandestinità per sabotare il regime dittatoriale di Kim Jong-un. I dissidenti non sarebbero in alcun modo coinvolti con governi stranieri e la CIA avrebbe rifiutato di collaborare con l’organizzazione per ragioni politiche: l’assalto era infatti avvenuto solo cinque giorni prima dell’incontro andato male tra Donald Trump e il leader nordcoreano ad Hanoi.

Del gruppo che agisce alle spalle del regime Giulia Pompili ha scritto su il Foglio: “Cheollima è un’organizzazione anonima venuta alla luce nel 2017, perché avrebbe protetto il figlio di Kim Jong-nam, il fratellastro del leader assassinato all’aeroporto di Kuala Lumpur. Sembra che il gruppo abbia l’aiuto, strategico e finanziario, di gruppi più forti che si oppongono al regime di Kim a Pyongyang. La costituzione di un governo alternativo a quello con cui dialoga Trump potrebbe aprire nuovi scenari: fino a oggi il grande problema della Corea del nord era che non esistesse di fatto una vera opposizione al regime, organizzata, che premesse sui temi della libertà e dei valori democratici. Ora, forse, se ne sta formando una”.