“Il voto leghista è l’oggetto più difficile da intercettare…” – Intervista a Claudio Mésoniat sul “metodo Pisani”

È l’unico sondaggio disponibile, una scelta non c’è. Bisognerebbe, per essere più precisi, chiamarlo “sondaggio con proiezione”. È uscito – per la terza e ultima volta – giovedì 28. Ci presenta (con buona probabilità) quello che Caprara definisce “il peggior esito possibile”, cioè il Governo fotocopia. Beltraminelli batte l’agguerrito De Rosa. Bertoli batte Mirante color fucsia. Gli altri tre confermati come rocce. Il raddoppio liberale non c’è.

“Io non ci credo!”. “Ci son troppi indecisi! Troppa gente che non va neanche a votare!” (si possono forse trascinare al seggio con la polizia?). “E chi sarebbe Pietro Pisani?”. “E come funziona il suo metodo?”

Volevamo tentare una risposta ed avevamo sotto mano la persona giusta, Claudio Mésoniat, che ha accettato la nostra proposta.

Un’intervista di Francesco De Maria,

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Francesco De Maria  Da quanti anni collabora con Pietro Pisani?

Claudio Mésoniat  Direi da dodici o tredici anni. Avevo collaborato col suo “maestro” Rivoir già negli anni 90 in RSI, quando facemmo il primo sondaggio pubblico in Ticino. Non fu azzeccato al 100% e la RSI decise di non rischiare più. Pisani ereditò l’idea dell’algoritmo, che Rivoir usava però solo per le proiezioni sui voti reali durante lo spoglio, e da quando io sono passato alla direzione del Giornale del Popolo decidemmo di provare a usare il sistema per proiettare i risultati di un sondaggio pre elettorale. Funzionò, alla grande.

Lei è in grado di comprendere i suoi metodi di indagine e di proiezione? Oppure si fida ciecamente delle sue doti matematiche?

La fiducia ha avuto il suo peso all’inizio, quando Pietro mi spiegò il meccanismo ma io mi convinsi a rischiare soprattutto per il contagio della sua certezza e del suo entusiasmo. Poi a poco a poco sono entrato nei “segreti” del metodo. In logica e in matematica non sono mai stato un somaro. Ma, per finire, il metodo non è complicato. Per l’aspetto dell’inchiesta e della divulgazione dei risultati abbiamo poi imparato a lavorare insieme. Ci capiamo bene.

Lei ricorda un caso (o più casi) in cui le previsioni di Pisani si sono rivelate errate?

Ricordo un paio di casi, anche se non si trattò di questioni decisive. Entrambi riguardarono l’esperimento più ardito, quello di applicare il metodo su elezioni comunali, dove le schede valide raccolte nel sondaggio erano pochissime, soprattutto per tentare la proiezione sui candidati ai Municipi. Azzeccammo Biasca, che ci aveva tenuto col fiato sospeso, ma a Locarno, se ricordo bene, risultarono invertite le posizioni di due candidati. Anche lo “storico” dei campioni era reso complicato dalle aggregazioni avvenute e a Lugano, pur centrando tutti i municipali, ci sfuggì l’exploit di Bertini.

In quali occasioni, invece, Pisani ha azzeccato alla grande?

Per esempio sullo storico sottosopra della Lega che soffiò il secondo seggio al PLR in Governo, nel 2011. Anche l’elezione di Borradori a sindaco di Lugano fu centrata nonostante l’incredulità generale.

Se ho ben capito ciò che ho letto, l’ “oggetto Lega”, per essere “sondato”, richiede tecniche particolari. Se le conosce, me le vuole illustrare?

Il voto leghista è realmente l’oggetto più difficile da intercettare. Potremmo dire che se non ci fosse la Lega il puro e semplice sondaggio, senza proiezione algoritmica, non si scosterebbe troppo dai risultati reali. Con la Lega i sondaggi puri sballano, perché l’elettore leghista tende a non dichiararsi. Pensi che in quest’ultima proiezione del 28 marzo il sondaggio registrava la Lega distaccata di 20 punti dal PLR, quando in realtà le due formazioni risulteranno circa alla pari (ovviamente scorporando il dato Lega da quello UDC). La tecnica consiste semplicemente nel proiettare il risultato uscito dal sondaggio usando l’algoritmo; e l’algoritmo si ottiene confrontando il dato storico emerso dal campione (cioè dalle risposte alla domanda “cosa ha votato quattro anni fa?”) con il dato del voto reale di quattro anni prima.

Le sembra giusto che non ci siano altri sondaggi? Per avere un confronto…

Non è questione di giusto o sbagliato. Se tiene conto di quello che ho appena spiegato può intuire quanto sia temerario avventurarsi sul terreno dei sondaggi in un panorama politico come il nostro, dove appunto il fenomeno “Lega” resta inafferrabile nelle sue dimensioni reali. Senza la bussola dell’algoritmo di Pisani, che consente la proiezione correttiva, tutto resta falsato. Solo un esempio: un settimanale anni fa, mi pare nel 2003, tentò il sondaggio puro: ne usciva un Consiglio di Stato fantasioso dove la Lega scompariva e il PPD tornava a due consiglieri…

La sua attenzione più vigile, suppongo, è rivolta al PPD, un partito in crisi (detto senza malizia) che affronta le avversità con una bella lista di battaglia. Dopo la terza proiezione, quali commenti si sente di fare?

La mia attenzione è rivolta a tutto il quadro politico, non solo al PPD. Nel commentare i risultati dell’ultima proiezione, che vede la curva del PPD ancora in fase discendente e il PS a rischio di perdita del seggio in CdS, ho solo fatto un’osservazione che accomuna i due partiti storici: entrambi sono formazioni popolari che hanno profonde radici nella storia politica, sociale e culturale del secolo scorso (con “antenati” ottocenteschi per il PPD); entrambi, da noi come in tutta Europa, in questo cambiamento d’epoca hanno urgente bisogno di ripensare il proprio ruolo e la propria identità.

In questi ultimi dieci giorni che cosa può ancora accadere?

Può succedere che i valori registrati dal nostro sondaggio vengano modificati dagli elettori che ancora a due settimane dal voto si sono dichiarati incerti se esercitare o meno questo loro diritto (il 43%), oltre che indecisi, se mai lo facessero, circa la scelta della lista e dei candidati (l’11%). Né io né Pisani pensiamo che ciò sia probabile, ma… mai dire mai.

Esclusiva di Ticinolive