Alberto di Fabio tra infinitamente grande e infinitamente piccolo – Intervista a Margherita Ferri

“Quanti” di Alberto Di Fabio

Inaugurazione al Rivellino il 2 maggio 2019

Arminio Sciolli, operatore culturale e gallerista, che vive con il Rivellino (non sappiamo se ci dorma anche), NON aveva la scelta della data. Poteva essere soltanto il 2 maggio, il giorno dei 500 anni esatti.

Saranno non meno di tre le mostre in vernissage quella sera, e noi di tutte parleremo.

Intervistiamo oggi Margherita Ferri, curatrice di “Quanti” di Alberto Di Fabio.

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Installazione aerea allo GNAM di Roma

Ticinolive  Cos’ha suscitato il suo interesse nell’opera di Alberto Di Fabio?

Margherita Ferri  Ho conosciuto Alberto Di Fabio diversi anni fa, tramite la comune conoscenza dello storico dell’arte Pierpaolo Pancotto che ha curato alcune delle sue mostre. Da allora ho sempre seguito il suo percorso e la sua evoluzione artistica. Ricordo che andai al suo studio a Roma nel quartiere Pigneto, oggi importante crocevia culturale; per me entrare in quell’open space dominato da un connubio di armonia, colori e ordine fu un amore a prima vista e fece riecheggiare in me i versi di una famosa poesia di Baudelaire : “là, tout n’est qu’ordre et beauté, luxe calme et volupté”.

Fui letteralmente sommersa da quella pioggia di colori sparsi sulle tele e mi misi ad ascoltare l’artista che spiegava come nascevano le sue opere. Da allora ci siamo sempre tenuti in contatto e ho scelto di promuovere il suo lavoro, in un primo momento proponendo le sue opere a diversi collezionisti e, in seguito, come curatrice di alcuni eventi e mostre.

Alberto Di Fabio oggi espone nel Canton Ticino dove non è ancora conosciuto. Mi può dare qualche accenno al suo percorso professionale?

Alberto Di Fabio è nato nel 1966 ad Avezzano, in provincia di L’Aquila. Suo padre era un artista, mentre sua madre insegnava scienze naturali. Seguendo le orme dei suoi genitori, Alberto si trasferisce a Roma nel 1980 dove segue dapprima i corsi del Liceo Artistico di Via di Ripetta e, in seguito, quelli dell’Accademia delle Belle Arti che integra con quelli dell’Accademia di Belle Arti di Urbino, dove si dedica all’incisione.

La prima data che segna una svolta nella sua carriera artistica è il 1989 quando partecipa con due serie di opere, “Montagne Rosse” e “Fusioni Minerarie”, a una mostra collettiva nella galleria di Alessandra Bonomo a Roma. Ed è in questa occasione che conosce Sol Lewitt e Alighiero Boetti, il quale acquista una sua opera e lo incoraggia a proseguire il suo percorso, convincendolo a completare la sua formazione fuori Roma. Alberto segue il suo consiglio e fra il 1992 ed il 1993 si reca a Parigi presso la Cité des Arts.

Nel corso degli anni ‘90, Alberto compie numerosi viaggi a New York dove entra in contatto  con gli artisti dell’espressionismo astratto americano. E proprio nel corso della sua permanenza a New York incontra Larry Gagosian, che acquista quattro suoi dipinti . E’ questa  un’altra svolta importante nella sua carriera perché da quel momento inizierà una collaborazione intensa con il gallerista americano.

Dopo la sua prima mostra personale a Roma ne seguiranno altre in tutto il Mondo: nel 1996 al Rupertinum di Salisburgo, nel 1997 al Kunstverein di Bregenz, nel 2012 alla Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma, nel 2013 alla Estorick Collection di Londra ed alla Mairie du 4ème arrondissement di Parigi, nel 2014 al CERN di Ginevra e a Castelli Sant’Elmo di Napoli, nel 2015 al MART di Rovereto e al MACRO Testaccio di Roma e recentemente alla Fondazione Bullukian di Lione.

La sua collaborazione con Gagosian è culminata con una serie di mostre personali: due a Londra nel 2002 e nel 2007, una a Beverly Hills nel 2004, una a New York nel 2010, una ad Atene nel 2011 ed una a Ginevra nel 2014.

Nel 2011 l’artista torna stabilmente a Roma, pur recandosi spesso a New York. La sua attività artistica è sempre più intensa. In Italia Alberto collabora con la galleria Luca Tommasi di Milano e con quella di Umberto Di Marino di Napoli.

Secondo lei, cos’ha determinato il successo di Alberto Di Fabio?

Ritengo che il successo di Alberto sia dovuto al messaggio innovativo che ha saputo trasmettere. Parliamo del suo messaggio artistico. Trattasi di un messaggio che definirei ‘pascaliano’, un dualismo fra infinitamente grande e infinitamente piccolo. Analizziamo il perché: Alberto trae ispirazione dal cosmo  e, attraverso il nesso fra natura, fisica e spazio, riesce a mostrare quello che l’occhio nudo non vede. È come se l’artista ci fornisse una lente di ingrandimento o un telescopio per guardare il cielo e dandoci la dimensione di ciò che va oltre il mondo della nostra conoscenza immanente. Dipinge il cielo, sì, ma va oltre. Ho definito la sua arte ‘pittura della trascendenza’ perché non si limita a studiare ciò che percepiamo e vediamo attraverso i sensi, ma cerca ciò che si avvicina al divino. La pittura di Alberto indaga su reazioni chimiche, atomi, sistema neuronale ed ingrandisce tutto questo per far vedere ciò che c’è al di là.

Alberto insiste sul fatto che la parte onirica del nostro cervello è limitata in quanto la nostra percezione è invisibile. Ovvero,essendo fatti di materia, non riusciamo a percepire quell’energia in movimento che ci circonda, che è quella che sopravvive al nostro decadimento biologico. In tal modo si attua una sorta di elevazione dell’anima attraverso un viaggio onirico in direzione di mondi paralleli, lontani nello spazio e nel tempo, più vicini all’essenza quantica dell’Universo. Questo è il significato intrinseco del suo lavoro.

Oltre al messaggio innovativo che traspare dai suoi lavori, quali sono, secondo lei, gli argomenti che possono attestare  il  successo di Di Fabio?

La prima cosa che mi viene in mente è che persino i grandi fisici si sono interessati alla sua opera. Al CERN, il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle, Alberto ha avuto l’opportunità di far apprezzare ai più grandi matematici ed astrofisici del mondo, realizzando così un sogno, il suo amore per la scienza in relazione con lo spirito.

Il successo di Alberto è manifestato dal fatto che sia uno dei pochi artisti italiani scelti da Gagosian, con ciò consacrando la sua fama a livello internazionale. Da notare che è anche un artista che ha esposto in importanti spazi dell’arte contemporanea. Inoltre le sue opere fanno parte di grandi collezioni private, italiane ed internazionali.

In ultimo, ma non meno importante, direi che il suo successo è stato anche determinato dalla sua umiltà: pur stando sulla ‘breccia’, Alberto ha saputo sempre mantenere la sua semplicità. Negli anni è salito di quotazione (quando lo conobbi le sue opere avevano quoziente 5, mentre oggi il quoziente  si è raddoppiato) e si è distinto con diverse iniziative fra le quali quella di Ponza dove, nel 2004, ha realizzato l’opera site specific “Ri- impiant”, creando un orto botanico dove sorgeva una discarica.

Inoltre, pur essendo un artista che si ispira al cosmo, è estremamente cartesiano nel suo lavoro: ordinato, metodico e preciso, sostenendo che ha imparato dai grandi galleristi americani a concepire il suo spazio di lavoro in maniera funzionale.

In riferimento alle tecniche adoperate dall’artista, ai colori usati ed ai titoli delle sue opere, mi può dare qualche dettaglio?

Alberto usa acrilici e colori ad acqua perché , attraverso le tante velature, le pennellature sulla tela o sulla carta, le increspature e le arricciature dei colori si fondono in altri toni . Questo gli permette di far sognare lo spettatore che vede in quelle velature il movimento della terra, delle sinapsi neuronali, …ecc., ecc.

Un altro dettaglio fondamentale è che Alberto dipinge quasi sempre in posizione orizzontale perché in questo modo sostiene di raccogliere tutte le emozioni della spiritualità per poi trasmetterle allo spettatore. È come se lui si elevasse in una sfera trascendente. Per quel che riguarda i titoli delle opere, corrispondono a quelle particelle del cosmo invisibili ad occhio nudo: Sinapsi, Nebulosa, Neuroni, Molecole…

Parliamo dell’opera esposta nel Rivellino. Perché il titolo “Quanti” e l’appellativo “installazione aerea”?

Alberto definisce le installazioni aeree “sogni allo stato gassoso” con l’obiettivo di rendere l’eterno visibile. Perché tutte le forze della natura che abbiamo oggi davanti ai nostri occhi milioni di anni fa erano allo stato gassoso. Sono opere dipinte su carta di riso cinese intelata, con poesie prestampate.

Queste diverse tele vengono poi sospese in aria nello spazio. Il tutto è quantico ovvero riguardante  la formazione degli elementi, fisici e non fisici, che si fondono e si rigenerano fra loro. Alberto li chiama “Quanti”. Ogni “quanto” fa parte del tutto ed il tutto quantico rappresenta il concetto divino di danza cosmica.

Questa mostra è stata organizzata nella ricorrenza dei 500 anni dalla morte di Leonardo. Quale sinergia intravede fra questi ed Alberto Di Fabio a distanza di cinque secoli?

Perché, come Leonardo, Di Fabio asserisce che l’esperienza fa conoscere la realtà delle cose, ma non rivela la legge che è nascosta nelle manifestazioni delle cose e, come Leonardo, dubita sulle certezze di ciò che si percepisce attraverso i sensi. Sono due alchimisti del Cosmo. Due personalità equivalenti. Ecco perché l’installazione di Alberto al Rivellino si sposa perfettamente con la ricorrenza del grande Maestro del Rinascimento.

Esclusiva di Ticinolive