Strage in Giappone a causa di un incendio doloso nello studio di produzione Kyoto Animation Co.

Shinji Aoba, questo il nome dell’uomo 41enne sospettato di essere l’autore di un incendio doloso in un edificio di tre piani nel quartiere Fushimi a Kyoto, sede del famoso studio di animazione Kyoto Animation. L’incendio ha causato la morte di 33 persone dei 74 dipendenti e ferito altre 35 di cui una decina in condizioni critiche. Soltanto sei le persone riuscite a fuggire illese dal fuoco.

Il sospettato quando è stato preso in custodia dalla polizia è stato trovato sdraiato a faccia in su con gravi ustioni sulla faccia e alle gambe in una strada a circa 100 metri dall’edificio. Ha perso conoscenza dopo l’arresto mentre veniva anestetizzato e portato in ospedale. Ha raccontato di aver pianificato il terribile massacro dopo essersi lamentato della società di animazione che avrebbe copiato le sue idee e rubato un suo romanzo.

Delle 33 vittime, 20 donne e 13 uomini, 19 sono state trovate dai vigili del fuoco ammucchiate l’una sull’altra in una scala che porta al tetto del terzo piano. Si erano affrettate su per la scala per sfuggire alle fiamme, ma non hanno potuto aprire la porta bloccata. Molti erano ragazzi ventenni.

Mentre alcune vittime hanno riportato ferite mortali gravi, altre non avevano evidenti lesioni esterne. Sono morte per avvelenamento da monossido di carbonio.

La polizia ha fatto sapere che l’uomo, residente nella città giapponese di Saitama a nord di Tokyo, ha precedenti penali e problemi mentali. Avrebbe fatto irruzione giovedì mattina nell’edificio portando con sé due taniche di 20 litri di benzina su un carrello a mano, riempite poco prima in una stazione di servizio della zona, e una borsa con diversi coltelli ed un martello. Ha versato la benzina mentre urlava e ha dato fuoco con un accendino. L’incendio è stato domato questa mattina verso le 6.30.

L’amministratore delegato della Kyoto Animation, Hideaki Hatta, ha fatto sapere che per entrare negli studi dell’edificio è necessario uno speciale badge di identificazione, ma non era in funzione giovedì mattina perché erano presenti alcune persone esterne all’azienda che stavano partecipando ad una riunione.

“Eravamo a pochi metri di distanza, ma il calore era così intenso sulla mia faccia che era insopportabile. C’erano persone uscire in fiamme fuori dall’edificio. I loro vestiti e i loro capelli stavano bruciando”, ha raccontato Keiyu Hada, una giovane studentessa che stava passando insieme alla madre davanti lo studio al momento dell’incendio.

Hiroyuki Sakai, vice comandante della polizia locale, ha fatto sapere ai giornalisti che l’uomo in custodia è gravemente ustionato e si sta aspettando notizie dai medici su quando sarà possibile interrogarlo. Per lui, si tratta di omicidio volontario premeditato e i pubblici ministeri chiederanno quasi certamente la pena dell’ergastolo anche se verrà dimostrata l’infermità mentale.