A Berna mi dicono: “Abbiamo comprensione per le difficoltà del Ticino. Un disco rotto…”

Pubblichiamo l’intervento dell’on. Marco Chiesa in Consiglio nazionale (abolizione della Libera circolazione).

Approfittiamo dell’occasione per definire la posizione del portale in questa incerta campagna elettorale d’autunno. Sono meritevoli di sostegno tutti i candidati disposti a battersi per l’indipendenza della Svizzera e la sovranità delle sue istituzioni democratiche, a qualunque partito essi appartengano.

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MARCO CHIESA

Presidente,
Consigliere federale
Colleghe e colleghi

L’accordo sulla libera circolazione delle persone con l’Unione europea ha distrutto la fiducia nel futuro e elle ticinesi e dei ticinesi.

Io stesso come genitore e rappresentante del mio Cantone temo per le prospettive dei miei figli e del Ticino. Per questo mi batto per far sì che sul mercato del lavoro i lavoratori residenti abbiano la precedenza rispetto ai lavoratori stranieri. Niente di più e niente di meno di ciò che garantivamo fino a una decina di anni fa.

Colleghe e colleghi lasciamo un attimo da parte le statistiche, oggi vi sto parlando di famiglie ticinesi e dei loro figli che cercano un’attività professionale per continuare o cominciare a costruire la loro vita lavorativa e la loro storia personale che si scontrano quotidianamente contro delle porte chiuse. E quelle porte gliele state sbattendo in faccia voi schiacciandoli sotto il peso della concorrenza dei lavoratori di tutta Europa pronti a trasferirsi nel nostro Paese.

Questo è l’accordo che ha portato un’enorme pressione sui salari, della sottoccupazione, della sostituzione della manodopera e del dumping salariale a sud delle Alpi. Non dimenticate che nel mio Cantone per la prima volta nella sua storia i lavoratori stranieri hanno superato in numero quelli residenti.

L’impatto di questa crescita malsana è a dir poco catastrofico. Più precarietà, più rischio povertà, più inquinamento, piu concorrenza sleale, più code sulle strade e meno benessere per tutti. In primis per quel ceto medio che dovrebbe essere tutelato e non essere messo in ginocchio.

Oggi noi abbiamo il dovere istituzionale e morale di fare gli interessi dei nostri cittadini. I cittadini sono i nostri datori di lavoro, i nostri capi. Io non prendo ordini dai grandi conglomerati economici, dalle élite internazionalistiche e dai partiti a loro asserviti che premono per avvicinarci all’Unione europea. Ricordatevelo quando dovrete schiacciare quel pulsante che avete sui vostri banchi.

In commissione a fronte delle mie critiche mi è sempre stato risposto come un disco rotto che a Berna si ha una certa comprensione per la situazione del Ticino. Noi ticinesi non chiediamo comprensione, chiediamo soluzioni. E quelle finora applicate sono fallimentari. È inutile parlare di misure d’accompagnamento e illudere la gente di fermare un’emorragia con un’aspirina. Questa è una truffa. Non trovo altre parole per definire un tale maldestro tentativo di sviare l’attenzione sulle vere cause di questa deriva.

Io voterò con convinzione SÌ alla disdetta della libera circolazione e SI al ritorno alla gestione intelligente della nostra immigrazione.

Voglio ritornare ad avere le chiavi di casa della mia Svizzera. Oggi, senza regole e senza alcuna protezione efficace, mi sento come un ospite e per giunta neanche troppo benvenuto.

Marco Chiesa, consigliere nazionale