Cassa malati: è ora di cambiare sistema – del dottor Franco Cavalli

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
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Tutti i sondaggi dimostrano che il continuo aumento dei premi di cassa malati è la prima preoccupazione degli svizzeri. E non potrebbe essere diversamente. 
 
Chiariamo però subito un dato: di solito in queste discussioni si punta immediatamente il dito solo verso la cosiddetta esplosione dei costi della salute. Ora, se analizziamo quanto capitato negli ultimi 20 anni, vediamo che in media i premi aumentano il doppio rispetto all’incremento dei costi della salute. Ciò è dovuto a diversi difetti strutturali della LAMal, ma soprattutto al fatto che mentre per le degenze ospedaliere più della metà dei costi vengono pagati dai cantoni, tutto quanto avviene ambulatorialmente è completamente a carico delle casse malati. A causa dell’evoluzione della medicina moderna, ma anche a seguito delle pressioni risparmiste dei cantoni, abbiamo un continuo trasferimento di attività dal settore degente a quello ambulatoriale: ecco perché i premi aumentano più dei costi. 
 
Per capire quanto capita bisogna soprattutto ricordarsi di due elementi essenziali, ben conosciuti dagli economisti seri che si occupano delle strutture sanitarie. Il cosiddetto mercato della salute è dominato dall’offerta, cioè dai prestatori d’opera e dai monopoli farmaceutici, e non dalla domanda, per cui l’appellarsi alla responsabilità del singolo paziente è la tipica scusa di chi vuole schivare l’oliva. Il secondo dato essenziale è che l’unico modo di evitare una sanità a due velocità (una per i ricchi, l’altra per i poveri) è d’avere un finanziamento proporzionale al reddito: come per le scuole pubbliche. Non sorprende quindi che nel nostro sistema dove, salvo coloro che ricevono i sussidi, tutti gli altri pagano esattamente lo stesso premio, siamo oramai arrivati non solo alla soglia dell’implosione, ma siamo già in buona parte ad una medicina a due velocità. 
 
Ritornando a Berna, riprenderò quel discorso che avevo portato avanti con due iniziative popolari, bocciate a suon di milioni investiti da parte delle casse malati. E cioè: arrivare ad una cassa malati unica, finanziata con premi proporzionali al reddito e alla sostanza, stretto controllo dei costi dei farmaci (che stanno veramente esplodendo!) e severo controllo qualitativo delle prestazioni finanziarie, con finanziamento decrescente delle prestazioni, quando queste vanno al di là del necessario. Molti studi hanno difatti dimostrato che una parte consistente delle prestazioni servono avantutto a riempire il portafoglio del prestatore d’opera, non a migliorare la salute del paziente.

 

Franco Cavalli, candidato al Consiglio Nazionale