Canada: Justin Trudeau bandisce le armi d’assalto

Il Canada ha reagito con prontezza alla strage che ha sconvolto il paese lo scorso 18 aprile, quando un uomo in preda alla follia omicida tolse la vita a 22 persone, sparando con un fucile d’assalto.

Lo scorso venerdì, il primo ministro del Canada Justin Trudeau ha annunciato l’immediata entrata in vigore di una nuova legge, che vieta la vendita, il trasporto, l’importazione e ovviamente l’impiego di 1500 modelli d’armi d’assalto. “I canadesi hanno più bisogno di pensieri e preghiere” ha annunciato il premier. “Quelle armi sono state progettate per un unico scopo, cioè per uccidere il maggior numero di persone nel tempo minore possibile. Non c’è motivo, e non c’è posto, per tali armi in Canada” ha aggiunto.

Come nei vicini Stati Uniti, il Canada permette il possesso d’armi che tuttavia non è citato nella Costituzione. In seguito alla grave strage ora i cittadini non potranno più entrare in possesso di armi come l’AR-15, il fucile largamente usato nelle sparatorie di massa negli USA. Trudeau ha specificato che il suo governo aveva intenzione di intraprendere un’azione simile già da tempo e infatti aveva fatto una promessa in questo senso durante la sua campagna elettorale. Le persone che attualmente possiedono questo tipo di armi avranno due anni per disfarsene, in particolare potranno annunciarsi per venderle allo stato. I negozi che vendono armi invece potranno restituire i fucili ora proibiti direttamente ai produttori.

Un’ulteriore promessa mantenuta prevede l’approvazione di una legge che permetterà alle singole città canadesi di proibire il possesso d’armi sul loro territorio. C’è chi si è opposto a tale provvedimento, come il leader del partito conservatore Andrew Scheer che ha ribadito che continua ad essere contrario a qualunque restrizione sulla vendita delle armi. Scheer ha sottolineato come molti degli assassini che hanno messo in atto spartire di massa, tra cui anche il più recente Gabriel Wortman, si procurano le armi illegalmente importandole dagli Stati Uniti.

Le sue parole sono state fortemente contrastate e smentite da quelle di Wendy Cukier, presidente di un’organizzazione per il controllo delle armi. Cukier infatti ha sottolineato come in realtà i dati rivelino che la maggior parte delle sparatorie di massa avvenute in Canada coinvolgono fucili comprati legalmente sul territorio canadese.