Etiopia, l’assassinio del cantante scatena la violenza nelle strade

 

foto dalla pagina FB del cantante

L’assassinio del musicista e compositore etiope Haacaaluu Hundeessaa, avvenuto a colpi di arma da fuoco ad Addis Abeba lo scorso 29 giugno, sta peggiorando le tensioni etniche mettendo in pericolo la transizione democratica del paese. La sua musica ha dato voce al diffuso senso di emarginazione economica e politica di Oromos, il più grande gruppo etnico in Etiopia rappresentante più di un terzo dell’intera popolazione, ispirando un’intera generazione a lottare per i loro diritti.

La sua morte è una grande perdita sia perché non ci sono molti artisti in Africa orientale che riescono a testimoniare il loro talento e sia perché la comunità Oromo lo considerava come un’icona politica indispensabile per la loro lotta decennale contro la repressione e per l’emancipazione. Era l’incarnazione delle speranze e delle aspirazioni di Oromos. Usava il suo stile artistico per impegnarsi nelle più profonde riflessioni su questioni di identità, espropriazione, precarietà, emarginazione e amore. I suoi testi, racchiudevano narrazioni dolorose sulla repressione politica, la subordinazione culturale e la privazione economica che Oromo ha dovuto soffrire per anni all’interno dello stato etiope.

Il suo assassinio sta scatenando, ad Addis Abeba e nella circostante regione di Oromia, violenze tali tra diversi gruppi etnici etiopi che, accompagnate da proteste antigovernative, stanno causando ingenti danni e saccheggi e purtroppo anche vittime tra civili e forze di polizia, rendendo necessario lo schieramento delle truppe militari. Ad oggi è di 239 il bilancio delle vittime causate dalle manifestazioni iniziate dalla scorsa settimana. Tra questi anche 9 agenti di polizia e 5 militari. “Per cercare di controllare questi disordini, sono stati arrestati più di 3’500 sospetti, compresi leader politici, che eseguivano attacchi usando la morte dell’artista come pretesto per smantellare il sistema costituzionale con la forza”, ha dichiarato il capo della polizia di Oromia, Mustafa Kedir in una conferenza televisiva.

Haacaaluu ha contribuito a portare al potere Abiy Ahmed Ali, del partito democratico Oromo, come primo ministro dell’Etiopia nel 2018, dopo diversi anni di proteste e disordini nel paese per la decisione di estendere l’amministrazione della capitale nei territori della regione di Oromia. Con la sua nomina il dissenso si era normalizzato e il governo aveva revocato lo stato di emergenza allentando le misure repressive e liberando migliaia di prigionieri politici. Nel 2019, Abiy Ahmed ha ricevuto il premio Nobel in riconoscimento dei suoi sforzi per aver raggiunto rapidamente la pace con la vicina Eritrea dopo essere salito al potere, ponendo fine a una lunga e costosa guerra. L’Etiopia è stata vista dal resto del mondo come un brillante esempio di democratizzazione in Africa.

Abiy Ahmed ha incolpato i “dissidenti” per l’uccisione del musicista e per le successive violenze che ha dichiarato essere “tentativi coordinati” per destabilizzare il paese.

Gli analisti sono concordi nel dire che è stata la spinta di Abiy Ahmed ad aprire lo spazio politico che ha dato agli etiopi l’opportunità di esprimere le loro rimostranze politiche ed etniche, cosa che non era loro permesso fare in base ai regimi precedenti. Questo sta rendendo la riconciliazione del paese più urgente che mai, perché gli abusi sono ancora commessi dalle forze di sicurezza, secondo i rapporti di alcune organizzazioni per i diritti umani.

Il primo ministro ha bisogno di cercare di calmare questa situazione mettendo da parte le sue origini Oromo nel tentativo di rappresentare gli interessi di tutti gli etiopi che sono ormai quasi 110 milioni di persone. È così da quando ha preso il controllo della nazione: un continuo tentativo di mettere insieme tutti i gruppi etnici che compongono l’Etiopia. Molti però, dicono che sta reintroducendo le vecchie tattiche dello stato repressivo e autoritario che aveva promesso di riformare.