Il settore finanziario è importante per la nostra economia e merita quindi un’attenzione particolare. Si tratta di un settore ad alto valore aggiunto, che impiega circa il 5% degli occupati, crea l’11% del valore aggiunto cantonale e versa agli enti pubblici circa il 40% del totale del gettito delle aziende ticinesi.

Tuttavia, negli ultimi anni ha perso parte della sua rilevanza. Per rendersene conto basta ricordare che dal 2000 ha subito una diminuzione di quasi 1’600 posti di lavoro e la sua quota nella creazione di valore aggiunto è diminuita dal 15% all’11%. È un’evoluzione che troviamo anche a livello nazionale, seppur meno marcata. Si tratta di una situazione che deve farci riflettere e che deriva sicuramente in gran parte dai numerosi attacchi esterni verificatisi in questi ultimi 15 anni.

Il mondo cambia in fretta e come altri settori, ad esempio quello industriale, anche il settore finanziario svizzero reagisce velocemente al cambiamento delle condizioni quadro. La strategia messa in atto dalla nostra piazza finanziaria e dalla Confederazione verte su più fronti. Dapprima è stato avviato un processo di concentrazione. In secondo luogo si è assistito all’attivazione e alla gestione in comune di importanti servizi, come quelli dell’informatica e della sicurezza.

In terzo luogo si è costato un forte impegno per portare a buon fine le trattative bilaterali con i paesi terzi, così da trovare una soluzione equilibrata, stabile e duratura ai numerosi contenziosi di natura fiscale e alle problematiche legate al segreto bancario.

Ma la strategia non può fermarsi qui: occorre diversificare i servizi e selezionare in modo accurato i mercati, affrancandoci dalla dipendenza di flussi finanziari che vengono in Ticino nei momenti di difficoltà economiche e finanziarie nelle nazioni a noi vicine ed anche lontane. Per farlo è necessario lavorare con impegno migliorando ulteriormente le nostre competenze e garantendo un servizio di assoluta qualità, che rafforza la nostra eccellenza e la nostra immagine in tutto il mondo. I potenziali clienti devono scegliere la Svizzera e il Ticino per l’alta qualità dei servizi e non solo per questioni di natura fiscale o relative al segreto bancario. Le pressioni esterne ma anche interne per adeguare il nostro attuale quadro normativo aumenteranno d’intensità; basta per esempio pensare alle ultime novità in ambito dell’attività cross-border, alle problematiche legate alla nuova normativa americana FATCA e ai negoziati per gli accordi relativi all’imposta sostitutiva con la Germania e la Gran Bretagna.

E’ un fatto ineluttabile: solo attraverso un’accresciuta qualità dei nostri servizi finanziari potremo restare competitivi nel private banking, nei servizi finanziari di base e soprattutto nella gestione dei fondi istituzionali (leggi anche casse pensioni). Le banche, le fiduciarie, le autorità cantonali e comunali devono quindi impegnarsi e investire risorse per continuare a rafforzare i già eccellenti centri di formazione presenti sul territorio.

Se la piazza finanziaria ticinese, così pure come quella svizzera, sapranno affrontare queste sfide ne usciremo a testa alta. La nostra piazza finanziaria continuerà così a garantire posti di lavoro, benessere e gettito fiscale negli anni a venire.

Christian Vitta
Candidato PLRT al Consiglio di Stato.