Dalla multiculturale Gran Bretagna il Daily Mail lancia l’allarme su quel che accade nelle scuole islamiche. I bambini colpevoli di non aver fatto un compito, di non aver memorizzato a dovere un verso del Corano, o di non aver pregato a volume sufficientemente alto, vengono presi a pugni o a sberle, o costretti ad accovacciarsi coprendosi le orecchie con le mani nella posizione detta “del pollo” e poi percossi.

Sarebbero oltre 400 le denuncie presentate negli ultimi tre anni alle autorità britanniche, ma solo due di queste sono giunte ad una sentenza.
La giustizia preferisce sorvolare per non essere accusata di razzismo e le famiglie temono che, denunciando i maltrattamenti subiti dai figli, dovrebbero poi fare i conti con le rappresaglie della comunità musulmana. «Paure giustificate – scrive il Daily Mail – in quanto in alcuni casi i genitori che si sono rivolti alle forze dell’ordine hanno subito intimidazioni e aggressioni».
E non è tutto, perché in talune scuole islamiche inglesi ai bambini verrebbe insegnato a disprezzare lo stile di vita britannico “ispirato da Satana”, a “stare lontani da chi non porta la barba come si sta lontani dai serpenti” e altre amenità di questo genere. Insomma, una vera e propria ghettizzazione, altro che integrazione, mentre i doposcuola islamici si svolgono sei giorni su sette e durano due ore per volta: un indottrinamento in piena regola.

Questi sono gli amari frutti di una politica migratoria incontrollata; come quella che certuni soggetti dal facile moralismo a corrente alternata tuttora si ostinano a predicare anche alle nostre latitudini. Invece di pretendere che chi arriva da paesi da lontani e da culture diverse si conformi alle nostre regole, al nostro modo di vita, alle nostre usanze e ai nostri costumi – e chi ritiene di non poterlo fare non è obbligato a rimanere in Svizzera -, si impone alla popolazione residente di essere lei ad adattarsi e a tollerare.
Si pongono così le basi per la creazione di enclavi dove non vigono le regole dello Stato ospitante, ma altre, con esse incompatibili. E, in nome del politicamente corretto, e guidati dalla fobia patologica di passare per razzisti, si tollerano sempre più eccezioni ai principi cardine del nostro Stato di diritto.
Si rinuncia a far valere le nostre regole, anche le più elementari: libertà d’espressione, libertà di credo, parità fra uomo e donna, separazione tra religione e Stato.
Due secoli e mezzo di lotte per i diritti civili vengono così buttati a mare senza troppi patemi d’animo: l’importante è non rischiare di passare per xenofobi.

Al punto che anche in Svizzera qualcuno (e stiamo parlando di accademici, che non hanno la scusante della mancanza di istruzione) arriva ad ipotizzare di recepire forme di Sharia nell’ordinamento giuridico elvetico. Ovvero, arriva ad ipotizzare una giustizia a due velocità, diritti diversi, pene diverse a dipendenza della religione dell’imputato. Un’aberrazione assolutamente intollerabile, che oltretutto spianerebbe la via a molte altre a seguire.

La situazione britannica, riportata dal Daily Mail nei termini sopra indicati, deve servire da monito anche alle nostre latitudini.
O si cambia paradigma, si riprende il controllo dei flussi migratori e si chiarisce al di là di ogni dubbio che chi si trasferisce in Svizzera deve anche sposarne le regole, le leggi, le usanze (e non solo lo Stato sociale assai largheggiante nei confronti dei migranti), o si rende evidente che non ci si inventa norme ad hoc per venire incontro a persone in arrivo da culture diverse (che non sono minimamente obbligate a rimanere in Svizzera, se ritengono di non potersi adattare) oppure quello che il Daily Mail scrive oggi sulla situazione britannica lo potrà scrivere un domani anche la stampa svizzera sulla situazione elvetica. (Solleviamo invece dal compito la radiotelevisione di cosiddetto servizio pubblico, irrimediabilmente indottrinata).

Lorenzo Quadri
Deputato e municipale Lega dei Ticinesi