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Campagna elettorale in vista delle presidenziali di novembre negli Stati Uniti. Di fronte a una platea entusiasta, presso la Liberty University della Virginia (ateneo simbolo degli intellettuali ultra-conservatori), il candidato repubblicano Mitt Romney rispondeva a Barack Obama sul tema dei matrimoni gay.

Giorni fa Obama, presidente uscente che ambisce a rinnovare il mandato per altri quattro anni, cercava di attirare le simpatie del mondo gay (elettoralmente assai interessante) confermando la sua approvazione per i matrimoni tra omosessuali.
Romney invece si dice contrario. Forse non tanto perchè è davvero contrario, quanto piuttosto perchè sta cercando le simpatie e il sostegno dei conservatori e dunque si è messo addosso la toga universitaria e, circondato dalle immancabili guardie del corpo, ha alzato l’indice al cielo e ha declamato solennemente che “il matrimonio è un affare tra un uomo e una donna”. E basta.

Divagazioni elettorali di due candidati poveri di sostanza. Prese di posizione dal sapore estemporaneo su temi sicuramente non degni di una campagna elettorale in un paese come gli Stati Uniti, dove i problemi sono ben altri.
I matrimoni gay. Più che un tema di scelte politiche parrebbe pura demagogia, il cui scopo potrebbe essere quello di distogliere il focus del discorso dai temi veri di campagna elettorale. Temi che – visti i tempi che corrono – dovrebbero girare attorno a economia, finanza, risorse, lavoro. Temi delicati, difficili da affrontare.

Questa situazione potrebbe essere la palese dimostrazione che i due candidati sono incapaci di affrontare i temi topici. Oppure volutamente ne stanno alla larga, perchè se iniziassero a fare promesse per risollevare l’economia e dare un lavoro a milioni di disoccupati perderebbero entrambi consensi. Meglio dunque stare sul leggero e disquisire di matrimoni gay e amenità simili.
Un simile degrado a questi livelli istituzionali è indubbiamente un pessimo segnale per il futuro.

B. Ravelli