Questa è la parte conclusiva dell’editoriale del Paese, pubblicato ieri. Per gentile concessione della testata.

NOTA. Mellini dà (quasi) per scontata l’elezione di Lombardi. Su questo punto si può essere d’accordo oppure no. Il ballottaggio potrebbe innescare nuovi e diversi meccanismi.

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Anche in Ticino, non lo si può negare, l’onda verde ha colpito. A danno di tutti i partiti, salvo che dell’UDC. Infatti, se la sinistra nel suo assieme ha fatto un balzo in avanti, anche il PS preso a sé stesso ha registrato un calo dell’1,8% (PLR -3,2%, PPD -1,9%, Lega -4,8%).

L’UDC, con le sue sotto-congiunzioni (UDF, Agrari, Giovani), ha registrato un aumento dell’1,6% portandosi al 12,7%. Com’era facilmente prevedibile, la congiunzione delle liste PLR/PPD non ha dato dei vantaggi reciproci, è solo servita a salvare il seggio di Marco Romano a scapito, purtroppo, della nostra alleata Roberta Pantani. Solo 3106 voti separano infatti la leghista dal pipidino ed è lecito presumere che, senza l’apporto del PLRT, il seggio di Greta Gysin sarebbe stato acquisito a scapito di Marco Romano.

La contropartita della congiunzione per il PLR dovrebbe essere il (quasi) compatto appoggio del PPD a Giovanni Merlini in corsa per il Consiglio degli Stati. Ma, dato che nessuno pensava allo straordinario risultato di Marco Chiesa e quindi l’elezione di Filippo Lombardi era data per scontata, tutto l’appoggio possibile da parte del PPD è stato verosimilmente già dato al primo turno (2 crocette = Lombardi e Merlini) per cui, da questo lato non dovrebbero arrivare chissà quali stravolgimenti. In compenso, come spesso è successo in passato, Merlini pensava di poter contare sul massiccio appoggio della sinistra (politicamente si possono ormai considerare cugini), e questo avrebbe dovuto fare la differenza su eventuali altri candidati.

Senonché, sono subentrati due fattori a rompere le uova nel paniere: l’inaspettato risultato di Marco Chiesa (a soli 1742 voti da Lombardi), e il fatto che Marina Carobbio, forte dei suoi 30’263 voti al primo turno, entra in corsa al ballottaggio con concrete e giustificate aspirazioni all’elezione. Aspirazioni concrete e giustificate, solo tuttavia a condizione che la sinistra la voti senza nulla concedere a Giovanni Merlini che, con Marco Chiesa, è il suo avversario più diretto (caro Giovanni, questo è il vero “voto utile” della sinistra). Mentre, salvo sconvolgimenti dell’ultima ora, la rielezione di Filippo Lombardi sembrerebbe quasi scontata, il seggio cui aspira Giovanni Merlini è, a mio avviso, quello che traballa di più. Per lui, ovviamente, visto che è quello più alla portata dei suoi avversari.

Uno di questi due ultimi, è il nostro Marco Chiesa. Come detto sopra, ha fatto un risultato straordinario al primo turno (2313 voti più di Marina Carobbio). Ma, dato che la sinistra scenderà in corpore in campo a sostegno della sua candidata, per finalmente avere al Consiglio degli Stati un deputato che ha ampiamente dimostrato di essere – come la maggioranza dei Ticinesi – contro l’adesione all’UE, contro l’accordo-quadro istituzionale con l’UE, contro l’immigrazione di massa, contro la libera circolazione delle persone a favore della priorità indigena sul mercato del lavoro e, affinché non si dica che siamo contro tutto, a favore dell’espulsione degli stranieri criminali, eccetera – occorrono tre cose: 1. Che i leghisti si mobilitino in massa – anche quelli delusi per il risultato al 1° turno di Battista Ghiggia – per votare il nostro candidato; 2. Che l’elezione di Marco Chiesa venga appoggiata anche da chi – pur magari vedendo l’UDC o lo stesso candidato come fumo negli occhi – la veda in funzione anti-sinistra, ossia recepisca quanto male potrebbe fare alla Svizzera e al Ticino l’elezione di una socialista o di un filo-socialista alla camera alta. 3. È un fattore non quantificabile, ma aiuta: un po’ di fortuna.

Quindi, se l’UDC nazionale è metaforicamente Marc Marquez, Marco Chiesa è un “rookie” di tutto rispetto. Diamogli la moto giusta, e vincerà questo importantissimo Gran Premio.

Eros N. Mellini