Non è la prima volta che accade. Già nel 2018 due bombardieri russi Tupolev Tu-95 a lungo raggio erano stati intercettati da due caccia USA  al largo delle coste dell’Alaska, nella zona del Mare di Bering a nord delle isole Aleutine nelle vicinanze dello spazio aereo americano. In precedenza era successo anche nell’aprile del 2017, di nuovo a marzo e a maggio di quest’anno quando due jet russi Sukhoi 35, hanno volato a fianco di un aereo di pattugliamento marittimo nel Mar Mediterraneo, causando secondo gli americani, interferenze alle normali operazioni navali.

Mercoledì è successo di nuovo. Questa volta i jet da combattimento F-22 del comando di difesa aereospaziale nordamericana, con il supporto degli aerei cisterna KC-135, hanno intercettato una formazione di bombardieri russi Tu-95, accompagnati da due aerei da combattimento Su-35 e da un A-50 equipaggiato con un grande radar per il controllo di sorveglianza. Secondo i funzionari militari statunitensi, una prima formazione si trovava a circa 20 miglia nautiche dalle coste, mentre un aereo si è avvicinato a circa 8 miglia nautiche.

Definiti come incontri di routine, dato che come i russi volano abitualmente vicino allo spazio aereo americano anche le forze aeree statunitensi effettuano regolarmente voli aerei vicino allo spazio aereo russo partecipando ad una varietà di operazioni, quest’ultimo episodio ha segnato come il più ravvicinato incontro degli ultimi anni con aerei da combattimento dotati di armi nucleari.

Il ministero della Difesa russo ha dichiarato in una nota che “quattro aerei a lungo raggio equipaggiati con missili strategici, hanno condotto un volo programmato sulle acque neutre del Mare di Chukchi, del Mare di Bering, del Mare di Okhotsk e sulla parte settentrionale dell’Oceano Pacifico. Gli aerei militari sono sempre rimasti nello spazio aereo internazionale”.

Un portavoce del dipartimento della difesa americana, ha replicato con una dichiarazione che un comportamento simile è irresponsabile e pericoloso. “Azioni come queste aumentano il potenziale di collisioni in aria”.

La zona di identificazione si estende per circa 200 miglia al largo dell’Alaska, un tempo colonia russa, ed è stata interessata da 60 episodi di intercettazione dal 2007 al 2019. Gli aerei russi, classificati dalla NATO come “Orso”, sono in grado di trasportare bombe nucleari, ma gli americani non hanno ancora ben chiaro quante e quali tipi ne abbiano a bordo.

Dopo l’occupazione russa in Crimea, a partire dal 2014 le intercettazioni degli aerei sono aumentate. A maggio 2018, un aereo russo Sukhoi Su-27 ha sfiorato a meno di 20 piedi (6 metri) un aereo di sorveglianza P-8 sul Mar Baltico. Una distanza davvero “minuscola” considerando l’altissima velocità (superiore a quella del suono) con la quale gli aeri da combattimento supersonici si muovono.

Il pericolo che una manovra possa diventare improvvisamente aggressiva, con calcoli errati che possono portare a collisioni o abbattimenti, preoccupano molto i funzionari della difesa e i diplomatici americani.