Il tanto discusso ex Macello comunale non esiste più ma non per questo ha smesso di generare polemiche. È cominciato tutto ieri, alla manifestazione organizzata dai Molinari in centro. Verso le 21 però, quella che era iniziata come una manifestazione pacifica è degenerata. Il corteo dei simpatizzanti del centro sociale si è infatti diretto a Molino Nuovo, dove ha occupato lo stabile dell’ex istituto Vanoni. L’intervento della polizia è cominciato attorno alle 20.30 con lo sgombero dello stabile Vanoni, di proprietà di una fondazione privata, e successivamente anche del centro autogestito dove in quel momento si trovavano una  decina di persone, tra cui alcuni bambini. Le forze speciali della cantonale, agenti della comunale cittadina e di altri corpi e alcuni poliziotti vodesi hanno poi accompagnato l’operazione di demolizione, terminata intorno alle 4.30 del mattino. 

“Avevamo dichiarato che non avremmo tollerato disordini ma dopo la manifestazione, che sembrava essersi svolta pacificamente, hanno occupato abusivamente una proprietà privata. Quindi, nell’ottica del mantenimento dell’ordine e della legalità le polizie sono intervenute” ha dichiarato  la capo dicastero Sicurezza della città Karin Valenzano Rossi  alla RSI. 

Il sindaco di Lugano Marco Borradori,  aveva dichiarato prima dell’occupazione che il Municipio aveva individuato una sede alternativa, in un posto “nel territorio della città di Lugano, in un luogo un po’ discosto ma servito dai mezzi pubblici”.  In seguito all’accaduto, il sindaco ha dichiarato che lo sgombero “non era assolutamente previsto”, un’ipotesi messa fortemente in dubbio da molti esponenti del Partito socialista. “Si poteva e si doveva agire diversamente. Penso sia stata una prova di forza, pur approfittando oggettivamente di uno sbaglio come l’occupazione di uno stabile vuoto. Bisognerà assolutamente capire i tempi, se cioè il Macello sia stato sgomberato prima o dopo l’occupazione dell’ex Vanoni. Domani bisognerà raccogliersi e porre le giuste domande al Municipio su come è stata gestita la situazione, domande da porre alle persone che oggi qui non sono presenti, e che invece avrebbero dovuto esserlo”, ha dichiarato la consigliera comunale Mattea David. 

Resta ora da capire come si procederà e se  un nuovo spazio autogestito ipotizzato dal sindaco sia possibile. Quello che è certo è che i fatti di stanotte hanno imposto un brusco arresto a ogni possibilità di dialogo tra le parti.

Nota. Il titolo drammatico che abbiamo scelto ha soprattutto un significato simbolico. In realtà la parte protetta del Macello (archeologia industriale) è rimasta tale e quale (foto Ticinolive scattata alle 13:30).