di Eros Nicola Mellini, consigliere comunale UDC a Lugano

A Mattea David succede Eros Nicola Mellini. I discorsi dei due autori si assomigliano poco, ma è bene che sia così!

L’ultima frase dell’articolo ci ha colpiti e si avvicina molto al nostro pensiero. Questo parapiglia sarà anche uno scontro violento tra borghesia e indiani metropolitani, ma è soprattutto un tentativo di screditare e attaccare un Municipio liberamente eletto da un mese.

Nota bene. Non penso solo ai leghisti “brutti e cattivi”.

*****

licenza Wiki commons e Pixabay

«Quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito», recita un vecchio adagio. E fin qui, nulla di male, tutti hanno diritto di guardare ciò che è più affine al loro Q.I.. Il problema nasce quando l’attenzione sul dito è subdolamente indotta al fine di far passare un messaggio politico: si chiama anche distoglimento dell’attenzione. Ed è quando è successo e succede tuttora nel dibattito sugli autogestiti di Lugano.

25 anni di abusi…

Nel lontano 1996, un gruppetto di disadattati occupava abusivamente i Molini Bernasconi, uno stabile in disuso e destinato alla demolizione, ma pur sempre una proprietà privata. Facendo orecchie da mercante ai moniti delle autorità, i «Molinari» ne fecero un luogo d’incontro per disadattati desiderosi di – ma è un’opinione del tutto personale – esercitare delle attività illecite come tirarsi qualche spinello, spacciandole come «cultura alternativa». Da allora, in un continuo tiramolla con le autorità comunali – che per l’occasione alternavano il pugno di ferro (a parole) a un’incomprensibile tolleranza (nei fatti) – i contestatori vennero spostati dapprima al Maglio, poi all’ex macello, dove rimasero indisturbati fino allo sgombero dello scorso 30 maggio, oggi pomo della discordia fra inflessibili e tolleranti. Durante questi anni, sono state innumerevoli le manifestazioni (perlopiù non autorizzate) di protesta organizzate dai «Molinari» ma, soprattutto, gli atti di vandalismo e di violenze che le hanno accompagnate o ne hanno fatto seguito.

… e di colpevole tolleranza

All’inizio, voci di corridoio mormoravano che la mancata reazione repressiva da parte delle autorità fosse da attribuire al fatto che, fra i facinorosi del Molino, si annidassero anche dei cognomi illustri, progenie di famiglie importanti e rispettabili che avevano quindi interesse nel non sollevare polveroni che avrebbero messo in luce le pecore nere del casato. Sarà vero oppure no? La cosa non è mai andata oltre il pettegolezzo, ma la condiscendenza con cui le autorità hanno sempre trattato quello che, alla fine dei conti, si è rivelato essere un manipolo di teppisti, rende il sospetto più che giustificato.

Resta il fatto che, per timore di danni peggiori o per una sorta di «motivata omertà», durante questi 25 anni la città è stata ostaggio di un’infima minoranza di invasati che – invece di essere oggetto di una giusta repressione – hanno sempre ottenuto ciò che volevano. O forse sarebbe meglio dire estorto ciò che volevano da un’autorità comunale imbelle, disposta ad accettare il «meno peggio».

Lo Stato di diritto

Oggi, di fronte all’infine ritrovata necessaria, seppure tardiva, risolutezza e conseguente azione repressiva, ecco insorgere coloro che ignorano la luna per concentrarsi sul dito che la indica. Si invoca lo Stato di diritto per difendere e giustificare proprio coloro che per 25 anni dello Stato di diritto se ne sono fatti un baffo. Ci si sdegna perché le ruspe per l’abbattimento dell’ex-macello, o perlomeno di quella parte il cui abbattimento era peraltro già previsto presto o tardi, sarebbero intervenute qualche minuto prima della nuova occupazione abusiva di un altro immobile privato. O perché non si è rilevata la presenza di amianto in uno stabile nel quale, peraltro, è stato tollerato, senza problemi in questo senso, l’alloggio per anni – sia pure abusivamente – dei «Molinari» autogestiti. E si dimentica – ma, verosimilmente, è proprio lo sviamento dell’attenzione dalla causa di tutto, lo scopo di questo atteggiamento – che a monte delle drastiche misure adottate dal Municipio (a maggioranza, s’intende, guai non dare alla sinistra la possibilità di smarcarsi!) c’era l’ennesima manifestazione non autorizzata. Manifestazioni queste che, come detto, in passato sono sempre sfociate in episodi di violenza e vandalismi.

Adesso è il momento della perseveranza

Personalmente, auspico che il ritrovamento degli attributi non si riveli un fuoco di paglia e che il Municipio perseveri ora nella linea della fermezza, senza lasciarsi influenzare dai tentativi di pressione messi in atto dalla sinistra e dai buonisti incalliti che le fanno da spalla. Il più è fatto, non bisogna lasciarsi intimorire. Né da possibili rappresaglie da parte degli interessati, né tantomeno da parte di azioni coperte dal manto della legalità a opera di chi la composizione di questo Municipio proprio non la manda giù.