27 settembre 2021. Su tutte le pagine dei giornali e dei siti online, campeggia quello di Luca Morisi, creatore della Bestia di Matteo Salvini, che ha permesso al leader della Lega di diventar quel che è.  Luca Morisi, (ormai ex) guru della comunicazione della Lega, artefice dell’indiscusso successo social di Salvini, è indagato per droga.  

Il suo nome è iscritto nel registro degli indagati a Verona per cessione e detenzione di stupefacenti.

Foto Valerio Portelli/LaPresse 10-09-2019 Roma, Italia Morisi e Salvini

Tutto inizia a Ferragosto 2021, quando durante una perquisizione i carabinieri fermano un’automobile con tre giovani a bordo per un controllo. I tre uomini, poco più che maggiorenni, si rivelano molto nervosi e vengono trovati con un flacone con “droga liquida”.

Secondo Repubblica i tre uomini accusano proprio Morisi di avergliela ceduta.

Secondo Il Corriere della Sera, Morisi sarebbe stato indagato da poche settimane, motivo per cui dal 1° settembre, Morisi aveva rassegnato le dimissioni dai suoi ruoli all’interno della Lega, ed ora spiega come per lui si tratti di “un momento molto doloroso della mia vita” che “rivela fragilità esistenziali irrisolte”.

Secondo il Corriere, il controllo sarebbe scattato non per casualità, ma dopo un accurato monitoraggio dei contatti di Morisi.

Dopo un’immediata perquisizione nell’appartamento di Luca Morisi, in una cascina ristrutturata a Belfiore, paesino a venti chilometri da Verona, in cui è residente dal 2003, i carabinieri hanno rinvenuto cocaina in piccola quantità, non nascosta, compatibile con l’uso personale.

Si ipotizza che sia stato sequestrato anche del materiale informatico.

Per quanto riguarda, invece, il liquido trovato nell’auto dei tre uomini, la sostanza è stata mandata al laboratorio di analisi dei Carabinieri che lavora nel Nordest, e si attendono i risultati. Le sostanze stupefacenti più famose in forma liquida sono il Ghb (l’ecstasy liquida) e il Gbl, la “droga dello stupro”.

 L’inchiesta è assegnata al pubblico ministero Stefano Aresu.

“Chiedo innanzitutto scusa per la mia debolezza e i miei errori a Matteo Salvini e a tutta la comunità della Lega a cui ho dedicato gli ultimi anni del mio impegno lavorativo, a mio padre e ai miei famigliari, al mio amico di sempre Andrea Paganella a fianco del quale ho avviato la mia attività professionale, a tutte le persone che mi vogliono bene e a me stesso”.

Inizia così il lungo post della nota inviata alle agenzie di stampa con cui Luca Morisi confessa le proprie colpe, per poi chiudere il profilo Instagram.

E conclude: “Non ho commesso alcun reato ma la vicenda personale che mi riguarda rappresenta una grave caduta come uomo”.

Il procuratore della Repubblica di Verona Angela Barbaglio dichiara che “Morisi è iscritto nel registro degli indagati per supposta cessione di sostanza stupefacente, sulla cui natura si attende ancora l’esito delle analisi”, per poi contestare il fatto che il difensore dell’indagato abbia preso contatto con il pm titolare dell’indagine Stefano Aresu salvo auspicare che sia stato per “parlare degli atti del procedimento”.

 Morisi, 48 anni, consigliere provinciale della Lega dal 1993 al 1997, laureato in filosofia con 110 e lode, dopo il dottorato era stato professore a contratto per un laboratorio di informatica filosofica, tenendo un corso sui siti web di filosofia all’università di Verona.

Poi, nel 2013, la folgorazione in seguito all’incontro con Salvini. Sarebbe stato lui stesso a coniare il nome da slogan de “il Capitano”, lui a trasformare Matteo Salvini. Quest’ultimo, ex “comunista padano” coi capelli lunghi e le magliette con la scritta “Padania is not Italy”, era così divenuto il barbuto e godereccio uomo italiano, che parla per slogan italici, quello de “prima gli Italiani”, e quello della “Lega Salvini Premier” uniti “da nord a sud”.

Morisi era quindi arrivato fino al ministero dell’Interno. Una società, la sua, Sistemaintranet, fondata nel 2009 insieme al socio Alessandro Paganella, con sede a Mantova che aveva vinto diversi premi.

Una gestione, la sua, che reclutava alcuni “fedelissimi” tra i militanti, soprattutto giovanissimi, retribuendoli profumatamente, affinché condividessero e pubblicassero video e slogan del “Capitano”. Il tutto, segretamente, in una cantina di Roma, in via delle Botteghe Oscure.

Con stipendi da capogiri, questi giovanissimi del partito, spesso senza particolari formazioni universitarie, formavano così la squadra social di Morisi, che ha attualmente un contratto pagato dal gruppo della Lega in Senato.

Secondo le ultime indiscrezioni, al ministero dell’Interno Morisi guadagnava 65mila euro l’anno, il suo socio Paganella 85mila.

Mentre Luca Morisi non ha risposto alle domande dei giornalisti, Matteo Salvini ha dichiarato” quando un amico sbaglia ci si arrabbia di brutto, ma poi lo si aiuta a rialzarsi. Luca Morisi ha sbagliato, ma può contare su di me: “