Un romanzo di Marco Fantuzzi
Presentazione di Orio Galli

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Pubblico con particolare piacere questo articolo perché Marco Fantuzzi è stato mio compagno di classe durante tutto il liceo. Poi ci siamo ritrovati soltanto in occasione di un anniversario e a Poestate 2018, dove ha presentato un suo romanzo.

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Quel pomeriggio di un giorno feriale del 2001 mi trovavo con mia moglie in Val di Blenio, a mille metri, sopra Negrentino. Stavo raccogliendo le patate che seminiamo ogni anno nel campetto vicino al rustico. D’un tratto la mia “asprigna/dolce metà” mi raggiunge agitata: – Ha telefonato mia sorella per dirmi di accendere subito la tele: sembra stia succedendo qualcosa di grosso! – Do una rapida occhiata al video: un gran casotto. Mi rimetto perciò subito al lavoro per terminare la raccolta dei gnücc.

Foto Wiki commons (US Navy)

Penso a un’azione dei palestinesi. Rientriamo poi con tutta calma a casa per l’ora di cena quando si comincia a capire qualcosa. A Comano, ma non solo, deve esserci un grande fermento, massima agitazione. Il sistema mediatico mondiale sta andando in fibrillazione. Penso a Canetta, che allora dirigeva il telegiornale, e gli mando subito un fax: – Caro Maurizio, stasera potrai finalmente raggiungere l’orgasmo media–tico…– Lui pronto mi risponde: –Allora tu puoi andare a farti una… dietro al televisore! –. E pensare che non faccio il falegname. Qualche anno più tardi il «no–stro» diventa direttore generale della Rsi. Così vanno le cose.

Qualche giorno fa scopro invece quasi per caso alla Biblioteca cantonale di Lugano un volumetto dal titolo: Undicisettembre, pubblicato nel 2017 da edizionicroce, Roma. La cosa mi sorprende e incuriosisce non poco, anche perché l’autore è un ticinese che ho conosciuto da ragazzino, più di settant’anni fa. E poi, sebbene più giovane di me di cinque anni, ha un fratello maggiore, coetaneo del mio che è del ’44. Adesso fate voi i calcoli. Ora però vi debbo dire di chi si tratta: «Marco Fantuzzi, laureato in lettere, ha insegnato all’università di Friburgo e di Ginevra, svolgendo contemporaneamente anche l’attività di giornalista e di traduttore. Ha pubblicato numerosi studi nell’ambito della letteratura, della lingua e della linguistica…».

Queste sue duecento e rotte pagine le ho lette d’un fiato: mi hanno catturato fin dalla prima riga e non le ho più abbandonate sino alla fine. Io non sono un critico, e non frequento alcun tipo di festival. Non possiedo quindi le competenze per spiegarvi perché. Anche se qualche idea l’avrei. Ma credo sia meglio che ci arriviate da soli. Vi dico solo un paio di cose. Il lungo racconto/dialogo a più voci si svolge a Bologna; con tutti i sapori, i profumi e la filosofia che questa città dell’Emilia–Romagna, attraverso la sua gente e la sua terra sa ancora trasmettere. E in più c’è un bel finale da giallo.

Senza dimenticare che il nonno dell’autore (Alderige Fantuzzi) – che veniva da quelle parti – fu l’ideatore, primo redattore e conduttore dell’“Ora della Terra” (1933–1954); prima dell’Angelo Frigerio, il mitico sciur Maestru. Ma adesso andate voi a scoprire le qualità letterarie di Marco Fantuzzi nel suo Undicisettembre. Sarebbe ora!

ORIO GALLI