Non bastano i guai dell’Ucraina, a Washington rischiano di svegliare altri vespai. La visita di oggi della speaker della Camera Nancy Pelosi, salvo cancellazioni, rischia di mettere sale sulla ferita aperta di Taiwan. È una visita inutile, inopportuna, molto indelicata in un momento in cui Pechino (diciamo il Partito-Stato) è in difficoltà. La causa della difficoltà è principalmente il rallentamento della crescita dell’economia che sta rendendo impossibile il raggiungimento dichiarato di Xi Jinping del 5.5% entro la fine del 2022.

Quali i motivi? In primis il Covid che con la cura cinese (zero Covid) ha paralizzato centinaia di milioni di persone dal lavoro, forzandoli ad un massiccio lockdown equivalente all’uso di un cannone per sparare ad una mosca. In più la crisi del settore immobiliare che costringe molti cinesi a pagare mutui per delle abitazioni che forse non riceveranno mai.

Come sappiamo il Partito nei momenti di debolezza ha bisogno di mobilitare le masse con mosse nazionalistiche per distrarre l’attenzione. Taiwan si presenta come un obiettivo ideologico nazionalistico che ha un peso sul pubblico per cui nell’incontro video dei giorni scorsi fra Biden e Xi, quest’ultimo ha ribadito che non bisogna scherzare col fuoco se non ci si vuole bruciare.

Un monito chiaro per Biden e per la possibile visita della Pelosi che, sebbene non sia in veste ufficiale, cioè di Stato, resta comunque di alto profilo. Certamente non è amica del regime cinese. Si ricorderà il 1991. Visitando la Cina, a Pechino, da giovane deputata sventolò uno striscione in memoria dei caduti di Piazza Tienanmen, gesto non certamente gradito. La speaker della Camera sarà forse intenzionata a ripetere tale manifestazione? Inoltre la Cina non è più quella di 30 anni fa. Oggi rappresenta un’economia possente con un mercato interno potente e ormai riconosciuta come potenza geopolitica militare, non più con un gap enorme con la superpotenza americana.

I tempi diventano sempre più corti per un redder azionem su Taiwan. Oggi il punto più pericoloso per l’Estremo Oriente è un crogiolo di politica senza pari. È l’ultimo retaggio dal secondo conflitto mondiale e bisogna acculturarsi alla storia perché il problema esiste e tornare al ’72, ovvero allo storico incontro tra Nixon e Mao. I cinesi avevano un solo obiettivo in testa, la riconquista di Taiwan. Era tutto ciò che contava perché là si era trasferito con la cassa e parte dell’esercito il nemico mortale, il nazionalista Chiang Kai-shek che aveva perso la guerra civile con Mao. Gli americani si accordarono con Mao per una sola Cina, ma d’accordo per fare con calma. Nel ’79 gli americani disconoscendo Taiwan adottarono una politica di ambiguità strategica e cioè armare Taiwan per difenderla pur riconoscendo una sola Cina.

Questa strategia ha funzionato per 40 anni, ma ora appare al limite. Occorrerebbe buon senso, cosa che la Pelosi dimostra di non avere…

V.Volpi