Montecruz Foto, via Flickr

Il giudice messicano Jesús Murillo che aveva indagato sulla sparizione di 43 studenti nel 2014, è stato arrestato assieme ad altre 63 persone, di cui molti militari, politici e poliziotti, per presunto coinvolgimento nella vicenda e per aver manipolato e insabbiato le prove.

La vicenda era cominciata quando 8 anni fa degli studenti avevano deciso di partecipare a una manifestazione nella Città del Messico e avevano affittato dei pullman per potervisi recare. La notte del 26 settembre la polizia li aveva fermati e aveva sparato a diversi di loro mentre 43 persone furono arrestate. Da allora nessuno ha saputo più nulla dei ragazzi, che si sono aggiunti alle oltre 100mila persone attualmente considerate scomparse in Messico. Fin dall’inizio l’ipotesi principale vedeva come responsabile il gruppo criminale Guerreros Unidos ma solo adesso è emerso il fatto che gli studenti furono consegnati loro proprio grazie al sostegno di diverse agenzie di polizia locali e alcuni esponenti del governo.

Quando il giudice Murillo pubblicò il rapporto alla fine delle proprie indagini, nel 2015, le sue conclusioni convinsero ben pochi. Secondo il rapporto gli studenti furono uccisi e bruciati da una banda di narcotrafficanti ma sia i famigliari delle vittime che le Nazioni Unite hanno puntato il dito contro un evidente insabbiamento. Fu istituita così una commissione il cui lavoro sta dando ora i primi frutti.
Jesús Murillo è ora accusato di sparizione forzata, tortura e ostruzione della giustizia e sarà presto trasportato in una prigione di Città del Messico. Purtroppo finora sono stati trovati soltanto 3 corpi degli studenti scomparsi ma si spera che il proseguimento dell’indagine possa portare pace ad altre famiglie che non hanno mai smesso di sperare di ottenere la verità. La commissione governativa che indaga intanto ha definito la scomparsa dei ragazzi come un “crimine di stato” che ha coinvolto più di un funzionario di alto livello delle autorità federali. Per ironia della sorte, la manifestazione a cui i ragazzi dovevano partecipare era quella in onore degli studenti uccisi dalle forze dell’ordine nel 1968.