dott.Ssa Liliane Tami, filosofa della scienza e bioeticista

Con l’approvazione in prima lettura della legge che introduce il cosiddetto «diritto all’aiuto attivo a morire», la Francia ha compiuto un passo decisivo verso la legalizzazione del suicidio assistito. Una decisione grave, che apre scenari inquietanti per il futuro dell’Europa e della civiltà occidentale. La votazione dell’Assemblea Nazionale – 305 voti favorevoli contro 199 contrari – è stata salutata come una vittoria dal presidente Emmanuel Macron, promotore della riforma, e dalla ministra della Salute Catherine Vautrin. Ma si tratta, in realtà, di una sconfitta culturale e morale di portata storica.

Emmanuel Macron

La proposta di legge si presenta sotto una veste apparentemente compassionevole: aiutare chi soffre. Ma è proprio qui che si nasconde l’inganno. Aiutare chi soffre non significa offrirgli la morte come soluzione, ma accompagnarlo con amore, competenza e rispetto, attraverso le cure palliative, il sostegno psicologico, la prossimità umana e spirituale. Il suicidio assistito non è un atto di pietà, ma un abbandono legalizzato. Non è una liberazione, ma una rinuncia collettiva alla responsabilità di prenderci cura dei più fragili.

È importante chiarirlo con fermezza: chi si oppone a questa legge non è «bigotto» – come a volte qualcuno insinua con superficialità – che vuole imporre la sofferenza a ogni costo. Al contrario, è proprio in nome della dignità umana, della compassione autentica e della verità sull’uomo che è importante dire NO all’eutanasia. Ogni vita umana, anche segnata dalla malattia, dalla vecchiaia o dalla disabilità, ha un valore infinito e inalienabile. Non esistono vite “degne” e vite “indegne” di essere vissute.

La weltanschauung di fondo del sistema capitalistico è utilitarista e fa credere che solo le persone capaci di produrre reddito siano utili…e gli altri, anziani e malati incapaci di produrre un reddito, non sono necessari. Quindi secondo questo modo di vedere il mondo possono essere soppressi.

Il Vangelo, invece, ci insegna che è nella debolezza che si manifesta la vera grandezza dell’uomo. È nella fragilità che si può imparare l’amore più puro. È nel dolore condiviso che si forgiano le relazioni più profonde. Ogni malato, anche nella fase terminale, ha qualcosa da dire, da insegnare, da donare. Cancellare questa possibilità con un’iniezione letale è non solo un atto contro la vita, ma anche un atto contro la speranza. E le tre virtù teologali, fede speranza e carità, sono il perno della vita umana.

La legge proposta in Francia è pericolosa anche perché modifica radicalmente la missione della medicina. Il medico, da colui che cura e accompagna, diventa colui che può porre fine alla vita. Si introduce così una deriva etica che mina la fiducia nel sistema sanitario e altera profondamente il patto millenario tra il medico e il paziente. Il giuramento di Ippocrate, infatti, ci ricorda che la missione del medico è salvare vite, non uccidere.

La vera risposta alla sofferenza non è la morte, ma le cure palliative, che la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce come uno degli strumenti più avanzati di umanizzazione della medicina. Le cure palliative non si limitano a lenire il dolore, ma offrono una presa in carico globale del malato, aiutandolo a vivere fino alla fine con dignità, serenità e, spesso, con nuova consapevolezza.

Invece di investire risorse, ricerca e formazione in questa direzione, la Francia – culla di grandi ideali umanistici – sceglie la scorciatoia della morte assistita. Una scorciatoia che, una volta imboccata, sarà difficile da fermare. Lo dimostrano i casi di Belgio e Olanda, dove i criteri si sono progressivamente allargati fino a includere minori, persone affette da depressione o semplicemente «stanche di vivere».

Amore, non abbandono

Il cristianesimo – che ha ispirato per secoli il pensiero e la cultura europea – ci invita a una logica diversa: quella della cura, della compassione, della prossimità. Non si tratta di prolungare la vita a ogni costo, ma di rispettarla fino alla fine, senza mai trasformarla in una variabile tecnica o economica.

Auspichiamo che il Senato francese, dove il centrodestra è maggioranza, abbia il coraggio di fermare questa deriva. Non per ideologia, ma per amore dell’uomo. Perché una società che legittima la morte come soluzione rischia di perdere il senso stesso della propria umanità. Vi ricordate Leonardo Conti, il medico nazista del Terzo reich che sosteneva l’eutanasia come “morte misericordiosa” per le persone diversamente abili? Ecco, noi non vogliamo andare in quella direzione, nè per fini eugenetici nè per fini utilitaristici.

Ogni vita è un dono, anche nella prova. E ogni vita merita di essere accompagnata, non soppressa.