Il matrimonio di Jeff Bezos a Venezia ha acceso i riflettori sul fascino intramontabile della città lagunare. Non si può negare che eventi di questa portata portino con sé visibilità e risorse economiche. Ma la domanda cruciale è: per chi?
In un mondo che sembra sempre più piegarsi alla logica del turismo di lusso e della spettacolarizzazione degli spazi urbani, è essenziale tornare a porre al centro la vita reale delle città. Venezia – come Firenze, come Roma, come Napoli – non può essere ridotta a un fondale da Instagram, a una passerella per miliardari, o a un set cinematografico da affittare. Venezia è, prima di tutto, una città abitata, con bambini che vanno a scuola, anziani che vanno al mercato, lavoratori che ogni giorno tengono in vita ciò che resta del tessuto urbano.

Per questo, se è vero che il passaggio di personaggi celebri e facoltosi può rappresentare un’opportunità economica, allora si abbia il coraggio e la responsabilità di reinvestire quel denaro dove davvero serve:
nei servizi per le famiglie, nelle scuole di quartiere, nei trasporti pubblici, nei piccoli artigiani che ancora lottano per restare, nei giovani imprenditori locali che non vogliono fuggire altrove.
Una città viva è una città che produce, che cresce, che educa, che crea relazioni. Una città senza scuole non ha futuro. Una città senza botteghe e s enza piccoli imprenditoru è un museo senz’anima. Una città dove le case si svuotano per diventare appartamenti turistici è una città che muore lentamente.
Non si tratta di demonizzare il turismo, né tanto meno la ricchezza. Ma di chiedere che il privilegio non sia a senso unico. Chi oggi trae beneficio dalla bellezza di Venezia, restituisca qualcosa in cambio. Non solo un’offerta simbolica, ma un impegno concreto per la comunità.

Costruire una Venezia viva significa creare condizioni dignitose per viverci, non solo per ammirarla. Significa incentivare le famiglie a restare, sostenere le madri lavoratrici, offrire spazi culturali accessibili, sostenere l’agricoltura lagunare, proteggere il lavoro artigiano e regolare gli affitti in modo equo.
Lasciamo che la ricchezza generata da eventi internazionali non si disperda in passerelle mediatiche, ma diventi linfa per la città reale. Quella che non compare nei titoli dei giornali, ma che ogni giorno, silenziosamente, tiene in piedi Venezia.
