Liliane Tami
Steven Charles Witkoff non è più soltanto una figura di spicco del settore immobiliare americano. Da qualche mese, il suo nome ha assunto un peso crescente anche nello scacchiere diplomatico internazionale, grazie alla sua nomina da parte del presidente Donald Trump a inviato speciale per alcune delle più delicate crisi mondiali. Dopo aver svolto un ruolo da protagonista nei colloqui tra Israele e Hamas, oggi Witkoff è al centro dei negoziati per la pace tra Russia e Ucraina. La sua ultima missione – l’incontro del 6 agosto 2025 con Vladimir Putin al Cremlino – potrebbe segnare una svolta importante nei rapporti tra Washington e Mosca.

Un profilo atipico per la diplomazia internazionale
Classe 1957, nato nel Bronx da una famiglia ebraica di origine russa, Steven Witkoff è un “self-made man” che ha saputo costruire un impero immobiliare partendo da zero. Laureato in scienze politiche e giurisprudenza alla Hofstra University, ha iniziato come avvocato specializzato in diritto immobiliare, prima di fondare il colosso Witkoff Group, con cui ha firmato acquisizioni storiche come il Woolworth Building e il Daily News Building a New York. Il suo rapporto con Donald Trump nasce proprio in quegli anni, trasformandosi presto in una solida alleanza personale e politica.
Negli ultimi anni, dopo il trasferimento a Miami Beach e l’impegno in campagne contro la tossicodipendenza (dopo la tragica morte del figlio Andrew nel 2011), Witkoff è diventato una figura pubblica sempre più influente. Il presidente Trump lo ha coinvolto nei gruppi strategici per il rilancio dell’economia americana post-Covid e, infine, lo ha nominato inviato speciale per il Medio Oriente e per l’Europa dell’Est.
Il vertice del 6 agosto con Putin: tensione alle stelle
Il 6 agosto 2025, Witkoff è volato a Mosca per un delicatissimo incontro con il presidente russo Vladimir Putin. L’obiettivo: strappare un accordo di cessate il fuoco in Ucraina, alla vigilia di una scadenza imposta dalla Casa Bianca. Trump ha infatti lanciato un ultimatum: se non verranno presi impegni concreti e verificabili verso la fine delle ostilità, gli Stati Uniti procederanno con una nuova ondata di sanzioni economiche, ancora più dure, che potrebbero colpire anche Stati terzi che mantengono relazioni economiche con Mosca.
Witkoff è stato accolto all’aeroporto da Kirill Dmitriev, emissario del Cremlino per gli investimenti strategici, prima di recarsi direttamente al Cremlino per l’incontro con Putin. Le agenzie ufficiali russe e americane hanno confermato il faccia a faccia, ma non hanno rilasciato dettagli precisi sull’esito. Fonti diplomatiche descrivono un clima teso: Putin avrebbe ribadito le sue condizioni per un eventuale cessate il fuoco, tra cui la neutralità militare dell’Ucraina e la revisione dei confini nei territori orientali. Witkoff, da parte sua, avrebbe mantenuto una posizione ferma e intransigente, espressione diretta della volontà di Trump.
Un crocevia geopolitico
La missione di Witkoff potrebbe risultare decisiva per il futuro dei rapporti tra Stati Uniti e Russia, ma anche per la tenuta dell’Europa orientale. Se il negoziato dovesse fallire, lo spettro di una nuova escalation del conflitto – anche sul piano economico – diventerebbe concreto.
Il ruolo di Witkoff, così anomalo per la diplomazia tradizionale, conferma la strategia trumpiana di affidarsi a figure pragmatiche, estranee ai circuiti della diplomazia ufficiale, ma dotate di capacità negoziali e di influenza personale. In questo senso, Witkoff incarna perfettamente la nuova linea americana: affari, sicurezza e pressione geopolitica si intrecciano in una diplomazia muscolare, che non lascia spazio a compromessi facili.
L’esito della sua missione resta, per ora, è sospeso. Ma è certo che nelle prossime settimane il suo nome tornerà a occupare le prime pagine dei giornali, mentre il mondo osserva con apprensione se tra Russia e Occidente si aprirà un fragile spiraglio di pace o una nuova, pericolosa stagione di scontro.