Il mese di agosto prende il suo nome dal primo imperatore di Roma, Augusto.
Ma perché il mese che, fino alla seduta del senato dell’8 a.C., si chiamava
Sextilis (sesto mese per il calendario romano) fu così importante per
l’imperatore Augusto e l’ideologia del suo “regno”?
Agosto, come vedremo nelle fonti che trattano l’argomento, riassunse nel
corso della vita del Princeps i principali successi dell’ultima parte delle guerre civili: il primo agosto dell’anno 30 a.C., infatti, la città di Alessandria d’Egitto capitolò e la terra della dinastia Lagide divenne ufficialmente una provincia romana. Di fatto, il primo agosto segnava la definitiva fine delle guerre civili e il pieno controllo del mondo romano dell’allora ancora Ottaviano.
Tale data fu da subito percepita come capitale tanto dall’imminente
imperatore, quanto dal Senato: nello stesso anno, infatti, l’assemblea dei
padri coscritti decretò che la data del primo agosto, assieme alla data del 23 settembre (il compleanno di Ottaviano) fossero decretati come vere e proprie festività di Stato.
Possiamo dunque vedere che l’inizio dell’antico Sextilis fosse assurto ad
un’importanza calendariale di assoluto conto già al principio dell’inizio del
dominio di Ottaviano su Roma.
Ma la grande importanza di Agosto non si fermò al primo del mese: dopo un anno trascorso nella riorganizzazione delle province di Oriente, periodo nel quale Ottaviano aveva posto la sua sede ad Atene, il nuovo padrone di Roma tornò in Italia, tra il giubilo del popolo che lo accolse a Roma come un vero grande signore, sebbene il futuro Augusto avesse chiaramente chiesto di limitare la celebrazione (cosa che farà ripetutamente nel corso della sua vita, come ci ricorda Cassio Dione in “Storia Romana” LIV, 1-4).
Tuttavia, il rientro a Roma era di immensa importanza: era giunta l’ora di
celebrare le sue vittorie. Così, su concessione del Senato, Ottaviano celebrò ben tre trionfi tra il 13 e il 15 agosto del 29 a.C.
Il resoconto di questi trionfi ce lo fornisce Cassio Dione in “Storia Romana”,
LI, 21: ““Per quanto riguarda il trionfo, Cesare celebrò il primo giorno le
vittorie sui Pannoni e sui Dalmati, sugli Iapidi e sui loro vicini, e su alcuni
Germani e Galli. Il secondo giorno si commemorò la vittoria navale di Azio, e il terzo la sottomissione dell’Egitto. Tutte le processioni risultarono degne di nota, grazie al bottino proveniente dall’Egitto; in tal quantità si era accumulato bottino là da bastare per tutte le processioni, ma la celebrazione egiziana superava tutte le altre in sfarzo e magnificenza. Tra gli altri elementi, fu portata in processione una effige della defunta Cleopatra su un letto, così che in un certo senso anche lei, insieme agli altri prigionieri e ai suoi figli — Alessandro, chiamato anche Helios, e Cleopatra, chiamata anche Selene – faceva parte dello spettacolo e di un trofeo. Dopo ciò giunse Cesare, entrando in città dietro a tutti loro. Fece tutto in modo conforme alla norma, tranne che permise al collega console e agli altri magistrati, contrariamente al precedente, di seguirlo insieme ai senatori che avevano partecipato alla vittoria; poiché era consuetudine che tali funzionari marcassero per primi e che poi li seguissero solo i senatori.”
Possiamo ben vedere, dunque, che a buona ragione il Senato cambiò il nome del nostro ottavo mese: come già detto precedentemente, nell’8 a.C. il Senato onorò Augusto dando il nome dell’imperatore al mese Sextilis, un’operazione che non deve assolutamente essere sottovalutata La concessione di un tale onore, infatti, andava ad integrare e completare il vasto e complicato sistema della “monarchia nascosta” augustea:
l’imperatore, sin dalla sua ascesa, andava a sovrapporre la sua vita (la
celebrazione pubblica del suo compleanno, un’operazione inedita nella storia di Roma che andava a rifarsi alle liturgie dei regni ellenistici) e la sua opera a quella dell’intero apparato statale.
Agosto, pertanto, andava a divenire l’ennesimo strumento per quel prestigio, quel carisma, quell’AUCTORITAS superiore che definiva, assieme ai poteri istituzionali dell’IMPERIUM e della TRIBUNICIA POTESTAS, la vera
supremazia dell’imperatore nel mondo istituzionale romano.