Londra, 1554. Le campane suonano a festa, ma il popolo mormora. In mezzo alla nebbia di una corte fredda e sospettosa, giunge Filippo d’Asburgo, principe d’orgoglio e di Spagna, a reclamare un trono che non è il suo, accanto a una regina che non ama.
Maria Tudor lo accoglie con occhi febbrili, pieni di speranza e di paura. Ha quarant’anni, e il peso di un’infanzia tra prigioni e tradimenti grava sulle sue spalle come una corona di spine.

Sposa Filippo con la devozione di una santa, ma il popolo la guarda con sospetto.
“Spagnola!” – gridano – “Papista!” – sussurrano – “Sanguinaria!” – scriveranno.
Lei, fragile e inflessibile, decide di piegare l’Inghilterra alla fede cattolica, non per vendetta, ma per redenzione. Le fiamme dei roghi di Oxford e Smithfield salgono al cielo come preghiere oscure. La terra si tinge di sangue, ma lei crede di salvare le anime.
Non la capiscono. Non la amano.

E Filippo?
Freddo, distante, padrone di un impero ma straniero nel letto di sua moglie. Passa lunghi mesi lontano, in Spagna, in Fiandra, ovunque tranne che a corte. Quando è presente, il palazzo si fa più muto, i passi più rigidi. Dormono insieme, ma il ventre di Maria resta vuoto.
Poi, il sogno. Il ritardo, il silenzio del corpo, il rigonfiarsi del ventre. La regina lo annuncia: “Sono incinta”. Il popolo tace, attende. I mesi passano, il dolore cresce… ma il figlio non viene. Solo ombre. Solo silenzio. Un parto fantasma.

Maria si spegne lentamente, divorata da febbri, dal disprezzo del popolo e da una fede che non consola.
Filippo parte, non guarda indietro. Al suo ritorno, trova una donna spezzata, sola, ancora devota. Le propone un’altra guerra. Lei obbedisce. E perde Calais, l’ultimo frammento di gloria inglese in Francia.
“Quando morirò,” dirà, “scaverete nel mio cuore e troverete Calais inciso.”

Nel 1558, Maria muore. Senza figli. Senza amore. Senza trono.
Filippo, lontano, riceve la notizia con freddezza imperiale.
Propone allora il matrimonio alla nuova regina, Elisabetta.
La risposta è il silenzio. Poi, guerra.

Così finisce il sogno d’un impero anglo-spagnolo.
E tra le rovine di una corona senza eredi, resta l’eco di una donna sola, chiamata “sanguinaria” da chi non ha mai visto le sue lacrime.