🎭 Monologo del Re incerto
(Palazzo del Quirinale, notte del 27 ottobre 1922. Una lampada fioca illumina la scrivania. Fuori, Roma è tesa e silenziosa.)
Vittorio Emanuele III:
Lo stato d’assedio… basterebbe una firma.
Una sola firma per disperdere quei facinorosi che marciano verso Roma, per salvare lo Stato… o per condannarlo?I miei generali dicono che l’esercito è pronto, che basterebbe un ordine. Ma… mi obbediranno davvero?
E se non lo facessero? Se la guerra tornasse nelle nostre strade, tra italiani contro italiani?Mussolini… quel giornalista, quel socialista diventato nazionalista… un uomo ambizioso, ma abile.
Mi minaccia, ma non apertamente. Promette ordine, disciplina, rispetto per la Monarchia.
Mi serve forse un uomo forte per domare questo Paese stanco, diviso, confuso?Eppure, se cedo, se lascio che la violenza apra le porte del governo, che cosa resterà della Corona?
Sarò io, il Re d’Italia, a consegnare il Paese a un dittatore?Luigi Facta aspetta la mia decisione. Mi guarda con timore, ma anche con rassegnazione.
Lui vuole che io firmi. Ma io… io non sono certo.Se firmo, la Storia mi chiamerà tiranno.
Se non firmo, mi chiamerà debole.Eppure, in questo silenzio, la mia voce non basta più.
Le folle gridano, le camicie nere avanzano, e l’Italia… sembra aver già scelto.Forse è meglio non sfidarla. Forse è meglio lasciar passare la tempesta.
Domani, diranno che ho scelto. Ma stanotte… stanotte, io non scelgo.
Stanotte, io esito.
Stanotte, io temo di essere il Re di un regno che non mi appartiene più.