In un’Inghilterra avvolta da brume e silenzi, nacque una fanciulla dal cuore fiero e dallo sguardo limpido: Jane Eyre. Orfana fin dalla tenera età, trovò rifugio — se così si può dire — nella casa della zia, Mrs. Reed, una donna dal cuore gelido, incapace di compassione. In quella dimora, Jane conobbe soltanto umiliazioni e solitudine, ma mai si spense in lei la fiamma della dignità.

Quando la ribellione di un animo puro non poté più essere domata, fu mandata a Lowood, un collegio per orfane. Là, tra fame, gelo e privazioni, Jane imparò il valore della pazienza e della forza interiore. Ma trovò anche l’amicizia, nella dolce Helen Burns, la cui bontà illuminò la sua giovinezza come una stella che presto, troppo presto, si spense. Gli anni passarono, e la ragazza fragile d’un tempo divenne una giovane donna salda e pensosa, in cerca di un destino che le appartenesse davvero.
Un giorno, il fato la condusse a Thornfield Hall, un’antica e vasta dimora immersa nelle brughiere. Qui Jane divenne istitutrice della piccola Adèle, e sotto quelle mura imponenti, avvolte da un mistero che la notte rendeva più profondo, il suo spirito trovò nuova quiete. Ma la pace durò poco: il padrone della casa, Mr. Edward Rochester, fece il suo ingresso improvviso nella sua vita. Era un uomo segnato dall’esperienza e dal dolore, ma dotato d’un’anima viva, inquieta e ardente.
Tra i due nacque un legame che nessuna convenzione sociale avrebbe potuto spiegare. Lui, il signore; lei, la semplice istitutrice. Eppure, i loro cuori parlavano la stessa lingua: quella del rispetto, della comprensione e dell’amore vero. Quando Rochester le chiese di sposarlo, Jane credette d’aver finalmente trovato la felicità che il mondo le aveva sempre negato.
Ma il destino, beffardo e crudele, rivelò il suo oscuro segreto: nel giorno delle nozze, la voce d’un uomo interruppe la cerimonia — Rochester era già sposato. Sua moglie, Bertha Mason, era viva, ma folle, rinchiusa da anni a Thornfield. Jane, col cuore spezzato ma guidata da un’integrità incrollabile, fuggì nella notte, sola sotto il cielo tempestoso, decisa a non rinunciare alla propria dignità, neppure per amore.
Errò per giorni tra lande deserte, finché la sorte le donò nuovi fratelli, i Rivers, che la accolsero e la amarono come una di loro. E quando St. John, il più austero dei tre, le offrì un matrimonio privo di passione ma ricco di dovere, Jane comprese che non poteva sacrificare il fuoco del cuore a un destino senz’anima.
Fu allora che, in una notte carica di mistero, parve udire la voce lontana di Rochester chiamarla per nome. Come guidata da un filo invisibile, tornò a Thornfield — ma trovò la grande casa ridotta in cenere. Seppe che Bertha, in un impeto di follia, aveva incendiato la dimora e trovato la morte tra le fiamme; e che Rochester, nel tentativo di salvarla, aveva perso la vista e una mano.
Jane lo trovò solo, isolato nel suo dolore. E quando le loro anime si riconobbero ancora una volta, fu come se il tempo e la sofferenza si dissolvessero. Lei tornò non più come l’istitutrice umile, ma come l’eguale del suo amato. Si sposarono, questa volta senza ombre, e la vita, pur segnata dalle cicatrici, si fece finalmente luminosa.
Rochester, col tempo, riacquistò un po’ della vista, e il primo volto che riuscì a distinguere fu quello di Jane — l’unico volto che avesse mai veramente desiderato vedere.