Il 4 gennaio 1926, a Bordighera, si spegneva Margherita Maria Teresa Giovanna di Savoia, la prima Regina d’Italia. A un secolo dalla sua morte, il suo nome continua a evocare qualcosa che va oltre la storia istituzionale: uno stile, una presenza, un’idea stessa di regalità che seppe parlare al popolo italiano appena nato come nazione.

«Era una vera e seria professionista del trono», scrisse Indro Montanelli, «e gl’italiani lo sentirono». In un’Italia giovane, fragile, spesso divisa, Margherita seppe incarnare una stabilità simbolica che compensò anche le debolezze del potere politico. Moglie di Umberto I, fu la prima regina consorte del Regno proclamato nel 1861, poiché la moglie di Vittorio Emanuele II, Maria Adelaide d’Austria, era morta anni prima dell’Unità.

La Regina e il popolo

Alta, elegante, sempre consapevole del proprio ruolo, Margherita comprese prima di molti che la monarchia moderna non si fondava solo sul potere, ma sulla visibilità, sulla prossimità, sull’affetto popolare. Le sue apparizioni pubbliche erano studiate con cura: abiti raffinati, gesti misurati, un’attenzione costante a non apparire distante. Il popolo la riconobbe come la Regina, non solo una regina.

Secondo lo storico Ugoberto Alfassio Grimaldi, nessun personaggio dell’Italia unita – dopo Giuseppe Garibaldi e Benito Mussolini – seppe suscitare entusiasmi così trasversali tra classi alte e classi popolari. Un consenso che non venne incrinato neppure dalle sue posizioni politiche più controverse.

Fede, politica e contraddizioni

Margherita fu cattolica convinta, fieramente legata a Casa Savoia, nazionalista e sostenitrice della politica imperialista di Francesco Crispi. Appoggiò anche la repressione delle rivolte popolari, come quella di Milano del 1898: una pagina oscura della storia italiana che, tuttavia, non scalfì in modo decisivo la sua immagine pubblica. Forse perché, in un Paese ancora alla ricerca di una propria identità, la Regina rappresentava una certezza più emotiva che politica.

Eppure, a corte, Margherita seppe essere anche animatrice culturale. Il suo salotto settimanale attirava poeti, intellettuali e artisti; un ambiente che, sotto il profilo culturale, la collocava talvolta più “avanti” di molte dame aristocratiche. I suoi balli e ricevimenti non erano meri eventi mondani: spesso nascondevano una raffinata strategia diplomatica, soprattutto nel tentativo di ricucire i rapporti con l’aristocrazia “nera”, rimasta fedele al Vaticano dopo la presa di Roma.

Dalla pizza alla poesia

Il suo nome entrò persino nel costume popolare: dalla pizza Margherita, divenuta simbolo universale dell’Italia, all’ode Alla regina d’Italia di Giosuè Carducci, composta dopo la visita bolognese dei sovrani nel 1878. Anche dopo l’assassinio di Umberto I nel 1900, quando divenne Regina madre, Margherita continuò a essere un punto di riferimento morale e simbolico.

Il garage della Regina: modernità su quattro ruote

Meno nota, ma rivelatrice, è la passione di Margherita per l’automobile. Fu tra le prime donne in Europa a comprendere il valore del nuovo mezzo di locomozione e a sostenerne lo sviluppo. Frequentava pionieri del motorismo come Emanuele Bricherasio e Carlo Biscaretti, e si avvalse di chauffeur e piloti celebri come Alessandro Cagno.

Nel 1905 compì un lungo viaggio di quasi 5.000 chilometri attraverso Francia, Paesi Bassi e Germania a bordo del suo “Sparviero”, su autotelaio FIAT 24/32 HP. Il suo garage – diviso tra “reparto di città” e “reparto di campagna” – era una vera collezione tecnologica: “Falco”, “Aquila”, “Rondine”, “Cigno”, “Condor”. Quest’ultimo, un omnibus con camera da letto e bagno, può essere considerato il primo camper della storia.

Tra i marchi presenti figuravano Züst, Florentia, Rapid, FIAT e soprattutto Itala, la preferita della Regina. Dopo la sua morte, le automobili furono vendute o messe all’asta a fini benefici: anche questo, un ultimo gesto di attenzione verso il Paese.

L’ultimo saluto

Margherita morì a Bordighera il 4 gennaio 1926. Le onoranze funebri, prima in Liguria e poi a Roma, furono imponenti. Al passaggio del convoglio ferroviario, una folla commossa rallentava il treno per gettare fiori. Fu tumulata nelle tombe reali del Pantheon: un luogo che ancora oggi custodisce la memoria di una Regina che seppe essere, nel bene e nel male, il volto dell’Italia che nasceva.

Cent’anni dopo, Margherita di Savoia non è solo una figura storica: è il simbolo di un tempo in cui la monarchia cercò di parlare al cuore del popolo. E, per molti italiani, ci riuscì.