Ha custodito la memoria di Giovanni con dignità e discrezione

Palermo, 5 gennaio 2026 – Se n’è andata a 95 anni, trentatré anni dopo la strage di Capaci. Anna Falcone, sorella maggiore di Giovanni Falcone, è morta oggi a Palermo, la città che non ha mai smesso di essere il luogo della ferita e insieme della fedeltà. Per tutta la vita ha scelto una strada appartata, lontana dai riflettori, eppure decisiva: onorare la memoria del fratello nel silenzio, con una compostezza che è stata testimonianza.

Tra i tre fratelli Falcone, Anna era la più grande. Dopo l’attentato del 23 maggio 1992 – la Strage di Capaci – non cercò il palcoscenico della memoria pubblica. Lasciò che fosse l’altra sorella, Maria Falcone, a farsi voce, volto, parola. Lei preferì restare un passo indietro, custode più che interprete, presenza ferma e discreta in un Paese che rischiava di trasformare il dolore in retorica.

Eppure Anna non si sottrasse all’impegno. Con Maria contribuì alla nascita della Fondazione Giovanni Falcone, istituita nel dicembre 1992 per promuovere la cultura della legalità e tenere vivo il ricordo del giudice e della moglie Francesca Morvillo, uccisa insieme a lui. Un lavoro costante, sobrio, senza proclami: educare, ricordare, vigilare.

Negli anni, Anna Falcone ha mostrato che la memoria può essere anche riconciliazione. Lo ha fatto accettando, di recente, l’incontro con Fabrizio Miccoli, che le chiese scusa per aver insultato il nome del fratello in una conversazione intercettata. Un gesto che non cancellava l’offesa, ma ne indicava il superamento possibile: non l’oblio, bensì la responsabilità.

La sua vita è stata una lezione di misura. In un tempo che chiede continuamente visibilità, Anna Falcone ha dimostrato che si può servire la verità senza esporsi, che la dignità non ha bisogno di microfoni. Ha scelto la fedeltà quotidiana, l’ostinazione gentile, la forza tranquilla di chi sa che la giustizia non è solo un’istituzione, ma un comportamento.

Muore oggi a Palermo, la stessa città in cui il nome Falcone è diventato coscienza collettiva. Resta il suo esempio: una memoria vissuta, non proclamata; una testimonianza che non ha cercato applausi, ma ha chiesto coerenza.

Con Anna Falcone se ne va una donna che ha scelto di stare nella storia senza occupare la scena. E proprio per questo, lascia un segno profondo