Si chiamava Maja Franziska Brändli, era una giovane donna svizzera di 29 anni, e il 19 giugno 2016 è scomparsa nei pressi dell’aeroporto di Seattle, negli Stati Uniti. Da quel giorno, di lei non si è saputo più nulla. Nessun corpo, nessuna rivendicazione, nessuna spiegazione definitiva. Un caso di persona scomparsa che, come molti altri, è rimasto sospeso nel vuoto.
Negli stessi mesi dell’estate 2016, un altro episodio – completamente diverso per natura ma destinato ad alimentare sospetti e narrazioni alternative – attirò l’attenzione dell’opinione pubblica: la diffusione di un video girato all’interno del CERN di Ginevra, in cui si vedevano uomini incappucciati con mantelli neri inscenare un rito simbolico ai piedi della statua di Shiva Nataraja, collocata nel complesso del centro di ricerca.
Nel video, girato di notte, la scena culminava nella simulazione di un sacrificio umano. L’episodio suscitò scalpore internazionale.

La versione ufficiale del CERN
Il CERN reagì rapidamente, definendo l’accaduto uno “scherzo di cattivo gusto” messo in scena da persone non autorizzate, precisando che:
- non si trattava di un rituale reale;
- nessuna violenza era avvenuta;
- l’istituzione non aveva alcun legame con l’episodio.
La direzione annunciò un’indagine interna e ribadì che il CERN è un centro di ricerca scientifica, non un luogo di pratiche simboliche o religiose.
qui sotto il video del rito al CERN apparso sul The Guardian
Sacrificio umano simulato al Cern – video | CERN | Il Guardiano

Le domande che restano
Nonostante la spiegazione ufficiale, alcune domande non hanno mai ricevuto risposte pubbliche dettagliate:
- Com’è stato possibile che un gruppo numeroso di persone, vestite in modo scenografico, potesse muoversi di notte in un’area sorvegliata come il CERN?
- Chi erano esattamente i partecipanti al video?
- Chi ha girato il filmato e perché?
- Per quale motivo non è mai stata resa pubblica l’identità della donna che appare nella scena?
- E perché il caso è stato archiviato così rapidamente come semplice “goliardata”, senza una comunicazione trasparente sui responsabili?
Alcuni media sensazionalistici, tra cui il Mirror, parlarono in modo confuso dell’autore del video, arrivando a citare voci non verificate sulla sua presunta morte, senza mai fornire conferme ufficiali.
Il collegamento con Maja Brändli: una voce senza prove
Nel corso degli anni, in ambienti complottisti e su alcuni forum, è emersa l’ipotesi – mai dimostrata – che la ragazza del video potesse essere Maja Brändli.
È fondamentale chiarire un punto con forza:
Non esiste alcuna prova, documento, indagine ufficiale o conferma giudiziaria che colleghi Maja Brändli al CERN, al video o a qualsiasi rito.
Il collegamento nasce esclusivamente da somiglianze fisiche ipotizzate, coincidenze temporali e narrazioni speculative. Nessuna autorità svizzera o statunitense ha mai avallato questa tesi.
Il caso Maja Franziska Brändli e il video del CERN: domande, suggestioni e silenzi
Si chiamava Maja Franziska Brändli, era una giovane donna svizzera di 29 anni, e il 19 giugno 2016 è scomparsa nei pressi dell’aeroporto di Seattle, negli Stati Uniti. Da quel giorno, di lei non si è saputo più nulla. Nessun corpo, nessuna rivendicazione, nessuna spiegazione definitiva. Un caso di persona scomparsa che, come molti altri, è rimasto sospeso nel vuoto.
Negli stessi mesi dell’estate 2016, un altro episodio – completamente diverso per natura ma destinato ad alimentare sospetti e narrazioni alternative – attirò l’attenzione dell’opinione pubblica: la diffusione di un video girato all’interno del CERN di Ginevra, in cui si vedevano uomini incappucciati con mantelli neri inscenare un rito simbolico ai piedi della statua di Shiva Nataraja, collocata nel complesso del centro di ricerca.
Nel video, girato di notte, la scena culminava nella simulazione di un sacrificio umano. L’episodio suscitò scalpore internazionale.
La versione ufficiale del CERN
Il CERN reagì rapidamente, definendo l’accaduto uno “scherzo di cattivo gusto” messo in scena da persone non autorizzate, precisando che:
- non si trattava di un rituale reale;
- nessuna violenza era avvenuta;
- l’istituzione non aveva alcun legame con l’episodio.
La direzione annunciò un’indagine interna e ribadì che il CERN è un centro di ricerca scientifica, non un luogo di pratiche simboliche o religiose.
Le domande che restano
Nonostante la spiegazione ufficiale, alcune domande non hanno mai ricevuto risposte pubbliche dettagliate:
- Com’è stato possibile che un gruppo numeroso di persone, vestite in modo scenografico, potesse muoversi di notte in un’area sorvegliata come il CERN?
- Chi erano esattamente i partecipanti al video?
- Chi ha girato il filmato e perché?
- Per quale motivo non è mai stata resa pubblica l’identità della donna che appare nella scena?
- E perché il caso è stato archiviato così rapidamente come semplice “goliardata”, senza una comunicazione trasparente sui responsabili?
Alcuni media sensazionalistici, tra cui il Mirror, parlarono in modo confuso dell’autore del video, arrivando a citare voci non verificate sulla sua presunta morte, senza mai fornire conferme ufficiali.
Il collegamento con Maja Brändli: una voce senza prove
Nel corso degli anni, in ambienti complottisti e su alcuni forum, è emersa l’ipotesi – mai dimostrata – che la ragazza del video potesse essere Maja Brändli.
È fondamentale chiarire un punto con forza:
Non esiste alcuna prova, documento, indagine ufficiale o conferma giudiziaria che colleghi Maja Brändli al CERN, al video o a qualsiasi rito.
Il collegamento nasce esclusivamente da somiglianze fisiche ipotizzate, coincidenze temporali e narrazioni speculative. Nessuna autorità svizzera o statunitense ha mai avallato questa tesi.