L’Iran è oggi uno dei luoghi più ostili al mondo per chi si converte al Cristianesimo. Possedere una Bibbia può costare l’arresto, frequentare una chiesa equivale a esporsi alla persecuzione, e l’apostasia – l’abbandono dell’Islam – resta formalmente punibile anche con la pena di morte. Dopo la Rivoluzione islamica del 1979, il regime era convinto di aver definitivamente cancellato la presenza cristiana dal Paese.

Eppure, contro ogni previsione politica e sociologica, sta accadendo l’opposto.

Secondo i dati raccolti da organizzazioni internazionali come Open Doors e Operation World, l’Iran ospita oggi la Chiesa cristiana a più rapida crescita al mondo. Nel 1979 i cristiani di origine musulmana erano meno di 500; oggi le stime parlano di centinaia di migliaia, con alcune valutazioni che superano il milione di fedeli. Una crescita silenziosa, sotterranea, impossibile da spiegare con i normali criteri dell’evangelizzazione.

Senza missionari, senza chiese, senza libertà

Com’è possibile una simile espansione in un Paese dove non esistono missionari ufficiali, non c’è predicazione pubblica e la repressione è costante? Chi annuncia il Vangelo se ogni voce umana viene messa a tacere?

La risposta che emerge da decine di ricerche e testimonianze è sorprendente e, per molti, sconcertante: Gesù appare in sogno.

Mentre la polizia religiosa controlla le strade, ciò che nessun regime può sorvegliare è il sonno. Ed è proprio lì che migliaia di iraniani raccontano di aver incontrato un misterioso “Uomo vestito di Bianco”.

L’“Uomo in Bianco”: un fenomeno documentato

Il missiologo David Garrison, nel suo libro A Wind in the House of Islam, ha intervistato oltre mille ex musulmani convertiti in vari Paesi islamici. Alla domanda su cosa li avesse spinti a seguire Gesù, una risposta si ripeteva in modo inatteso:
«L’ho sognato».

Le testimonianze descrivono schemi sorprendentemente simili: un uomo luminoso, vestito di bianco, che parla con autorità e amore. A volte cita parole evangeliche, altre volte dà indicazioni concrete: “Cerca quella persona”, “Vai in quella casa”, “Leggi quel libro”. Persone che non si conoscono, in città diverse, raccontano esperienze quasi identiche.

Il pastore Hormoz Shariat, ex musulmano e fondatore di Iran Alive Ministries, ha dichiarato pubblicamente:

«Non conosco quasi nessun cristiano iraniano la cui conversione non includa un sogno o una visione. Se le autorità chiudono le strade, Gesù entra nelle camere da letto».

Testimonianze di conversione

Le storie raccolte da ministeri come Elam Ministries o nel libro Dreams and Visions di Tom Doyle parlano di vite trasformate in modo radicale.

C’è il caso di Miriam (nome di fantasia), una giovane donna iraniana sull’orlo del suicidio, oppressa da violenze familiari e disperazione spirituale. Una notte, dopo aver gridato a Dio il suo dolore, sogna una presenza luminosa che le dice semplicemente:
«Vieni a me. Io ti amo».
Al risveglio, racconta che la disperazione era svanita. Cercando risposte, rischiando tutto, arrivò al Vangelo. Quelle parole le aveva già sentite nel sogno.

C’è poi la testimonianza di un ufficiale dei servizi di sicurezza, incaricato di arrestare cristiani e smantellare chiese domestiche. Anche lui racconta di aver sognato l’Uomo in Bianco, che gli chiede:
«Perché mi perseguiti?»
Un’esperienza che ricorda da vicino la conversione di san Paolo sulla via di Damasco. Da persecutore a credente, pagando un prezzo altissimo.

Perché proprio i sogni?

Il fenomeno ha anche una spiegazione culturale e biblica. Nella tradizione islamica e mediorientale, i sogni sono considerati un canale serio di comunicazione spirituale. Dio parla il linguaggio che le persone possono comprendere.

E nella Bibbia, nel profeta Gioele, si legge:
«I vostri vecchi faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni» (Gl 2,28).
Per molti cristiani, ciò che accade in Iran non è un’anomalia, ma un adempimento delle Scritture.

Una domanda per l’Occidente

Il fenomeno iraniano pone una domanda scomoda all’Occidente. Qui abbiamo libertà, Bibbie ovunque, chiese aperte. Eppure spesso la fede è tiepida, abitudinaria, stanca. In Iran, invece, migliaia di persone rischiano tutto – lavoro, famiglia, libertà – per seguire un Uomo incontrato in sogno.

Forse questa “Chiesa notturna” ci ricorda che il Cristianesimo non nasce dal comfort, ma dall’incontro. E che, quando ogni porta umana viene chiusa, Dio trova sempre una via.

Nel silenzio delle notti iraniane, mentre il potere dorme, qualcuno continua a bussare ai cuori. E a cambiare la storia.