(Scena unica, luce fioca, tono grave, incalzante)

(Il silenzio. Poi, un respiro. Un miagolio lontano.)
…Ah, sì.
Lo sento.
Quel giorno, ancora.
Il giorno in cui lui nacque.
E con lui — tutto ciò che non avrebbe mai dovuto nascere.(Si avvicina alla luce, gli occhi brillano come brace.)
Edgar.
Mio caro, mio crudele Edgar.
Tu che mi hai chiamato dal nulla,
tu che mi hai dato voce, zanne e memoria.
Ricordi?
Le tue mani tremavano quando mi scrivevi.
Il tuo cuore batteva come un tamburo sepolto.
Ed io — io ti osservavo —
mentre la follia ti si arrampicava addosso come una carezza gelida.(Si ferma. Sussurra.)
Tu credevi di inventarmi…
ma fui io a inventare te.
Io — la colpa. Io — la bestia che annusa il peccato.
Io — il tuo specchio.(Ride piano, quasi un rantolo.)
E ora tutti ricordano te.
Il poeta del terrore, il profeta dell’abisso.
Ma nessuno — nessuno — sa quanto costò quel dono.
Ogni parola, un graffio sull’anima.
Ogni racconto, un’altra goccia del tuo sangue nero.(Alza la voce, cupo, quasi un ruggito trattenuto.)
Oggi, nel tuo nome, le ombre brindano.
I corvi cantano la tua eternità.
Ed io — il tuo Gatto —
veglio accanto alla tua tomba invisibile.(Si piega, la voce diventa un sussurro strisciante.)
Dormi, Edgar.
Ma sappi questo:
finché un solo uomo avrà paura di ciò che ama,
finché una sola candela arderà nel buio,
io — sarò lì.
A ricordare.
A miagolare.
A graffiare il silenzio.(La candela si spegne. Una pausa. Poi solo un sussurro, lontano.)
“Mai più.”