Francesco Pontelli

La crescita dell’export sicuramente rappresenta un fattore di consolidamento dell’economia nazionale italiana vedi in generale per tutte le economie europee.

Tuttavia la sua articolazione fa sorgere qualche perplessità soprattutto in relazione ad una , ancora oggi, latitante politicaxindustriale e contemporaneamente al trasferimento di Know how  che l’export determina.

L’export italiano nel 2025-2026 è trainato dalla farmaceutica (+35-39%), agroalimentare (+5-10%) e macchinari. 

In termini assoluti, tuttavia, i settori chiave vengono rappresentati dalla meccanica (circa 16-18%), metallurgia (11-12%) e moda (10-11%) mentre agroalimentare e vitivinicolo sono  settori solidi e in costante crescita :  valgono il  9,7% export.

Meccanica e metallurgia , quindi , esprimono oltre il 30% dell’intero Export italiano manifatturiero e sono proprio i settori che più risentono dei costi dell’energia che ne minano la competitività.

Pur avendo una posizione dominante anche nei confronti dell’agroalimentare, non ricevono quella attenzione che meriterebbero soprattutto  in rapporto al contributo economico ed occupazionale che questi settori congiuntamente assicurano.

Come logica conseguenza una qualsiasi politica  industriale dovrebbe partire non dalla scelta di quali settori da  privilegiare ( un vezzo molto comune alla politica la quale si dimostra molto disponibile a sostenere  il settore vitivinicolo ed agroalimentare in genere )  .

 Quanto , viceversa , una politica di sviluppo industriale dovrebbe partire da una politica energetica che assicuri la competitività alla  manifattura sia nel settore primario che secondario compreso quello del Tessile abbigliamento.

In questa importante quota di export legato al settore metalmeccanico non andrebbe dimenticato il pericolo  rappresentato comunque  dal trasferimento di sistemi produttivi ( know how) i quali  portranno sempre avvalersi di un minor costo della manodopera della nazione importatrice.

Un pericolo al quale non si può in alcun modo porre  rimedio , ma la cui conoscenza rappresenta sicuramente o dovrebbe rappresentare uno stimolo per l’innovazione nel settore manifatturiero , assicurando così un  ” Anticipo Storico ”  rispetto alle economie  concorrenti .

In questo contesto allora la tutela delle filiere rappresenterebbe sicuramente il primo passo verso questo obiettivo , esattamente come è avvenuto negli ultimi anni per lo Swiss made sia nel settore alimentare che in quello industriale e degli orologi.