La cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 si è imposta fin dal primo istante come un grande racconto simbolico, capace di tenere insieme mito e futuro, arte e sport, memoria e visione. Un rito collettivo che ha parlato al mondo attraverso la lingua universale della bellezza.

Il viaggio della fiamma, partito dalle suggestive rovine di Olimpia, ha rinnovato il legame sacro tra l’origine dei Giochi e il loro presente. Là dove nacque l’idea stessa di competizione come armonia tra corpo e spirito, il fuoco olimpico è stato affidato agli uomini e alle donne del nostro tempo per attraversare confini, storie e paesaggi, fino a giungere nel cuore di Milano.

A fare da teatro alla cerimonia è stato Stadio San Siro, trasformato per una notte in una costellazione vivente. Il tema di Armonia ha preso forma grazie a una coreografia imponente e raffinata, ispirata al mito di Amore e Psiche: una delle storie più alte e commoventi dell’antichità, dove l’amore attraversa la prova, il buio e la distanza per giungere alla luce. Sul palco, movimenti circolari, intrecci di corpi e giochi di luce hanno reso visibile questa tensione verso l’unità, evocando la fragilità e la forza dell’umano, il desiderio di bellezza che salva.

La musica ha avuto un ruolo centrale e solenne. La scelta di una colonna sonora lirica, in omaggio ai grandi compositori italiani, ha restituito alla cerimonia un respiro quasi sacrale. Le voci e le orchestre hanno dialogato con l’architettura dello stadio, ricordando al mondo che l’Italia non è solo patria di paesaggi e design, ma anche di una tradizione musicale che ha insegnato all’Europa a cantare le passioni dell’anima.

Il momento più alto, quello destinato a restare nella memoria collettiva, è stato senza dubbio l’accensione del braciere. Sotto l’Arco della Pace, la fiamma ha trovato dimora in una struttura ispirata al genio di Leonardo da Vinci: un omaggio alla scienza, all’ingegno e alla capacità tutta italiana di unire estetica e pensiero. In quell’istante, il passato classico di Olimpia e il Rinascimento italiano si sono idealmente toccati, come se la storia stessa si fosse chiusa in un cerchio perfetto.

Profondamente commovente è stato anche il quadro finale dedicato all’identità nazionale: le modelle vestite con abiti ispirati ai colori della bandiera italiana hanno attraversato la scena come figure allegoriche, incarnando un Paese che si racconta non con la retorica, ma con l’eleganza, la grazia e la misura. Un’Italia che si offre al mondo nella sua forma migliore, consapevole delle proprie radici e aperta al futuro.

Così, tra mito e modernità, tra Olimpia e Milano, la cerimonia di apertura di Milano Cortina 2026 ha acceso non solo un braciere, ma un immaginario condiviso. Un invito a credere che l’armonia – tra popoli, culture e differenze – non sia un’utopia, ma una possibilità reale, da costruire insieme, passo dopo passo, fiamma dopo fiamma.