Un gesto carico di significati religiosi e politici: la distruzione dell’effigie di un’antica divinità cananea, con bandiere israeliane, riaccende il confronto simbolico tra storia, fede e conflitto mediorientale.


In alcune immagini circolate online si vedono manifestanti iraniani dare alle fiamme una statua raffigurante Baal, alla quale erano state attaccate bandiere israeliane, mentre la folla scandiva “Allahu Akbar”. Il gesto, oltre alla sua evidente valenza politica, è carico di stratificazioni simboliche che affondano nella storia religiosa del Vicino Oriente.

Baal è una divinità dell’antico pantheon cananeo, citata in numerosi testi storici e biblici. Nelle Scritture ebraiche viene spesso associato ai culti idolatrici contro cui si scagliarono i profeti di Israele. In alcune tradizioni successive, soprattutto in ambito polemico o demonologico, il suo nome è stato talvolta collegato a simbolismi negativi o satanici, sebbene tale associazione sia frutto di riletture tardive più che di dati storici diretti.

Il rogo della statua, dunque, non è un semplice atto iconoclasta. L’accostamento tra Baal e le bandiere israeliane suggerisce una costruzione simbolica precisa: la rappresentazione dell’avversario politico come incarnazione di un culto antico e idolatrico. È una dinamica che attinge a un linguaggio religioso per rafforzare una narrazione geopolitica.

Nel contesto delle tensioni tra Iran e Israele, i simboli assumono un peso particolare. Le manifestazioni pubbliche, soprattutto in momenti di crisi regionale, diventano palcoscenici in cui si intrecciano fede, identità nazionale e conflitto politico. L’uso di riferimenti biblici o pre-biblici amplifica la portata del messaggio, evocando una lotta che viene presentata come più ampia e più profonda di una semplice disputa territoriale.

Va tuttavia ricordato che la figura storica di Baal appartiene a un contesto culturale e religioso dell’età del bronzo e del ferro, molto distante dalle attuali dinamiche statali. La sua strumentalizzazione in chiave contemporanea risponde più a esigenze retoriche che a continuità storiche reali.

L’episodio evidenzia come, in Medio Oriente, la memoria religiosa e mitologica resti una risorsa potente nel discorso pubblico. Le immagini di idoli bruciati e di slogan religiosi non parlano solo al presente, ma cercano di iscrivere l’attualità in una narrazione più antica, fatta di contrapposizioni simboliche e richiami identitari.

In un’epoca in cui i conflitti si combattono anche sul terreno dell’immaginario, la distruzione di una statua può diventare un atto di comunicazione globale. Ma proprio per questo, la responsabilità di distinguere tra storia, mito e propaganda diventa ancora più urgente.