Secondo rivelazioni riportate da media britannici, esponenti dell’Alberta Prosperity Project, movimento separatista della provincia canadese dell’Alberta, avrebbero incontrato funzionari del Dipartimento di Stato statunitense. Al centro dei colloqui vi sarebbe la prospettiva — ancora embrionale ma politicamente sensibile — di sostenere l’indipendenza della regione dal governo federale di Ottawa attraverso un referendum, attualmente in fase di preparazione.
La notizia, se confermata, apre interrogativi significativi: quali interessi avrebbe Washington in un’eventuale secessione dell’Alberta? E quali ripercussioni avrebbe sull’equilibrio politico ed energetico del Nord America?
Alberta: cuore energetico e identità conservatrice
L’Alberta è la provincia più ricca di risorse petrolifere del Canada, sede delle immense sabbie bituminose e pilastro dell’export energetico nazionale. Da anni coltiva una forte identità conservatrice e una crescente frustrazione verso il governo federale, accusato di penalizzare l’economia locale con politiche ambientali restrittive e redistribuzione fiscale verso altre province.
Il sentimento autonomista non è nuovo: già negli anni ’80 emerse con il Western alienation, la percezione di marginalizzazione dell’Ovest canadese rispetto all’Est. Oggi, tuttavia, il discorso separatista ha assunto una forma più strutturata, con movimenti organizzati che parlano apertamente di indipendenza o di un nuovo assetto confederale.

Il ruolo degli Stati Uniti: energia e geopolitica
L’eventuale coinvolgimento di funzionari statunitensi — anche solo a livello esplorativo — è ciò che rende la vicenda particolarmente delicata. Gli Stati Uniti sono il principale partner commerciale dell’Alberta, soprattutto nel settore energetico: oleodotti, raffinazione e flussi di greggio rendono le due economie profondamente interconnesse.
Per Washington, una Alberta indipendente o fortemente autonoma potrebbe significare:
- accesso diretto e semplificato alle risorse energetiche
- minori vincoli ambientali rispetto alla politica federale canadese
- un alleato energetico e politico più allineato
- riduzione dell’influenza di Ottawa nelle politiche nordamericane
Naturalmente, qualsiasi ipotesi di sostegno americano a un movimento secessionista in un Paese alleato sarebbe altamente controversa e potenzialmente destabilizzante.
Ottawa tra unità nazionale e tensioni regionali
Il governo canadese ha sempre respinto con fermezza le spinte separatiste, storicamente concentrate soprattutto in Québec. L’emergere di un fronte occidentale pone però una sfida nuova: non più una questione linguistica e culturale, ma economica ed energetica.
Un referendum sull’indipendenza dell’Alberta aprirebbe scenari complessi:
- divisione delle risorse naturali
- ridefinizione dei confini energetici nordamericani
- crisi costituzionale canadese
- precedenti per altre regioni
Non a caso, Ottawa osserva con attenzione qualsiasi contatto esterno che possa legittimare il separatismo.
Secessione nell’era delle risorse strategiche
Il caso Alberta riflette una tendenza più ampia: nelle regioni ricche di risorse strategiche, il controllo politico del territorio diventa cruciale. Energia, minerali critici e infrastrutture trasformano le identità regionali in attori geopolitici.
Dalla Catalogna alla Scozia, fino all’Ovest canadese, i movimenti autonomisti contemporanei non sono più solo culturali: sono economici, energetici e globali.
Al momento, il progetto indipendentista dell’Alberta resta in fase preparatoria e privo di riconoscimento internazionale. Tuttavia, l’ipotesi di contatti con Washington suggerisce che la questione non sia più soltanto domestica canadese, ma parte di una più ampia partita nordamericana su energia, sovranità e potere regionale.
Se il referendum dovesse davvero concretizzarsi, il Canada potrebbe trovarsi davanti alla più grave crisi territoriale della sua storia recente — e il Nord America a un nuovo equilibrio geopolitico.