Il 17 febbraio la Fondazione Scuola Beato Angelico celebra il patrono degli artisti con l’inaugurazione della mostra del giovane artista Louis Jacquet, con conferenze e celebrazione eucaristica. L’arte può essere linguaggio di pace, tenerezza e luce.
Ogni anno, nella memoria liturgica del Beato Angelico, la Chiesa ricorda non solo un grande maestro della pittura sacra, ma il patrono di tutti gli artisti. Il 17 febbraio 2026, a Milano, la Fondazione Scuola Beato Angelico rinnova questa tradizione con una giornata intensa di arte, pensiero e spiritualità, dal titolo emblematico: Invertire la violenza.
La figura del Beato Angelico, frate domenicano del Quattrocento, continua a parlare al presente. Nelle sue opere la bellezza non è evasione, ma rivelazione: luce che trasfigura il reale, gesto che pacifica, colore che diventa preghiera. Non a caso è stato proclamato patrono degli artisti, perché la sua pittura mostra come l’arte possa essere atto di contemplazione e servizio
Verrà inaugurata la mostra di Louis Jacquet, nato a Parigi nel 2004 e formatosi tra la stratificazione simbolica della rive gauche e l’urgenza sperimentale della Milano contemporanea, rappresenta una delle voci più promettenti della nuova arte sacra europea. Cresciuto nell’orbita spirituale di Saint-Étienne-du-Mont — santuario della memoria francese che custodisce Pascal e Genoveffa — Jacquet ha assorbito una visione in cui fede, ragione e materia si interrogano reciprocamente.

Arte e tenerezza contro la violenza
Il cuore dell’evento sarà l’inaugurazione di due mostre: Gravità celeste di Louis Jacquet e Anatomia della tenerezza di Patricia Moreno Wilkinson. Due percorsi artistici che, già nei titoli, indicano una direzione: riscoprire la forza della delicatezza, la profondità della relazione, la possibilità di una bellezza che non ferisce ma cura.
Il tema scelto – invertire la violenza – è quanto mai attuale. In un mondo attraversato da guerre, polarizzazioni e linguaggi aggressivi, l’arte è chiamata a non imitare la brutalità del reale, ma a trasformarla. Non negando il dolore, bensì aprendo spazi di senso, empatia e riconciliazione.
Parola, iconografia e testimonianza
Nel pomeriggio si terrà una riflessione teorico-iconografica con studiosi e artisti che esploreranno il rapporto tra immagine, parola e pace. Tra gli interventi: la psicologa Federica Facchin sulla “parola contro la violenza”, il direttore Luigi Codemo sull’“iconografia dell’abbraccio”, e Mons. Luca Bressan sugli “echi di pace nei miti di guerra”.
Particolarmente significativa la presenza del monaco benedettino Alberto Maria Osenga, che parlerà di “testimoni di luce tra martirio bianco e rosso”, e di Celina Duca, che rifletterà sulla luce poetica nei luoghi di disumanizzazione. Un dialogo tra teologia, estetica e vita, nel solco del Beato Angelico.

La festa degli artisti
La giornata culminerà nella celebrazione eucaristica presieduta da Mons. Bressan, seguita da un incontro conviviale con gli artisti. Non solo un evento culturale, ma una vera festa degli artisti, intesa nel senso più pieno: riconoscere la vocazione creativa come dono per la comunità.
Celebrare il Beato Angelico significa ricordare che l’arte, quando nasce da uno sguardo contemplativo, non è decorazione ma rivelazione. È capace di invertire la violenza perché mostra un altro ordine possibile: quello della bellezza che riconcilia, della luce che abbraccia, della forma che custodisce la dignità umana.
In una società competitiva e ipercapitalistica che spesso riduce l’arte a provocazione o mercato, la memoria del Beato Angelico invita gli artisti a una responsabilità più alta: essere, attraverso la bellezza, artigiani di pace.


