Negli ultimi anni, tra forum, social network e video virali, è tornata a circolare con insistenza una delle più spettacolari teorie del complotto contemporanee: il cosiddetto Project Blue Beam. Secondo questa narrativa, esisterebbe un piano segreto elaborato da élite globali per instaurare un governo mondiale attraverso una gigantesca messa in scena tecnologica capace di manipolare la percezione religiosa e politica dell’umanità. In sostanza, proiettando UFO, divinità induiste, Buddah e Cristo in cielo con degli ologrammi giganti si indurrebbe la popolazione umana al delirio mistico, al fine di dominarla.

È importante chiarirlo subito: non esistono prove concrete, documenti verificabili o conferme indipendenti che attestino l’esistenza di un progetto simile. Eppure, la sua diffusione continua a crescere, segno di quanto queste narrazioni intercettino paure profonde del nostro tempo.


Le presunte fasi del “Project Blue Beam”

La teoria nasce negli anni ’90 e viene attribuita allo scrittore canadese Serge Monast, che descrisse un piano articolato in più fasi per distruggere le religioni tradizionali e instaurare un culto globale controllato.

Secondo i sostenitori, il progetto si svilupperebbe così:

1. False scoperte archeologiche
Verrebbero “ritrovati” manufatti o testi antichi manipolati per dimostrare che le religioni attuali sono errate o costruite.

2. Spettacoli olografici nel cielo
Tecnologie avanzate proietterebbero figure divine o eventi apocalittici nei cieli di tutto il mondo, adattati alle diverse culture religiose.

3. Comunicazioni telepatiche artificiali
Satelliti o sistemi elettromagnetici trasmetterebbero voci direttamente nella mente delle persone, simulando messaggi divini.

4. Finta invasione o crisi globale
Un evento planetario — alieni, miracoli o catastrofi — convincerebbe l’umanità ad accettare un governo unico e una religione universale.

Perché questa teoria affascina

Il successo del Project Blue Beam non deriva da prove, ma dalla sua capacità di combinare elementi reali e immaginari:

  • tecnologie esistenti (ologrammi, realtà aumentata, satelliti)
  • diffidenza verso le istituzioni globali
  • paura del controllo tecnologico
  • inquietudini religiose e apocalittiche

In altre parole, la teoria sfrutta paure autentiche — perdita di libertà, manipolazione mediatica, potere delle élite — trasformandole in un racconto totale.