Francesco Pontelli
Il concetto di pace esattamente come quello relativo alla definizione dell’acqua non hanno bisogno di un attributo per definirla , quindi rappresenta una contraddizione intellettuale l’utilizzazione del rafforzativo ” pace giusta ” quanto quella di ” acqua bagnata ” .
Da qualche tempo a questa parte hanno preso forma delle interpretazioni prettamente ideologiche relative al concetto di pace la cui percezione si presume possa essere rafforzata con la qualifica di giusta.
Avviene anche per la stessa definizione di accordo di pace (*), soprattutto in relazione al processo necessario per il suo conseguimento , i quali entrambi vengono interpretati come elementi indipendenti dal contesto storico.
Eppure la storia dovrebbe insegnare come gli accordi di pace , quindi finalizzati a porre fine ad uno scenario di guerra, non si realizzino solo attraverso la semplice volontà politica dei rappresentanti del bene assoluto o di visioni politiche superiori.
Anzi, per loro stessa natura questi vengono stipulati tra esponenti di istituzioni politiche con diversi interessi .
In altre parole, questi vengono definiti tra chi , indipendentemente dalla posizione vincente o meno nello scenario di guerra , dimostri l’intenzione di creare le condizioni per la realizzazione di un futuro equilibrio geopolitico stabile.
A Yalta, sedevano assieme il primo ministro inglese Winston Churchill, il presidente degli Stati Uniti Franklyn Delano Roosevelt , e l’ex alleato di Adolf Hitler Stalin ,il quale ruppe l’alleanza a causa del tradimento del Fuhrer e non certamente in seguito ad un proprio ravvedimento politico che aveva portato nel 1939 al Patto Molotov-Ribbentrop.

Ad Anchorage , nell’ agosto 2025, in Alaska i due leader della superpotenze , russa e statunitense , hanno posto le basi per avviare un difficilissimo primo capitolo per un accordo di pace con ovviamente delle potenziali implicazioni economiche e geopolitiche ancora oggi difficili da definire.
A nessuno dei due protagonisti giustamente è venuto in mente di rinfacciare all’altro le scelte e tanto meno le strategie militari sul campo di guerra, in quanto in ambito diplomatico risulta fondamentale tendere solo all’obiettivo finale : cioè la stipula di un accordo di pace .
Esattamente come a Yalta fecero i tre protagonisti nonostante avessero un concetto di democrazia e di stato assolutamente incompatibili come ampiamente dimostrato dalla storia del secolo scorso.
Nonostante i molti fattori che ancora li dividono , tuttavia, Trump e Putin hanno scelto di sviluppare quanti potevano essere quelli condivisibili , con l’obbiettivo di giungere ad un accordo il quale possa assicurare un equilibrio ed una prosperità futura : e soprattutto perché non si possano ricreare le condizioni per un nuovo conflitto mondiale (**).
Viceversa , le reazioni in Europa e in Italia dei maggiori leader politici
in relazione al primo incontro in Alaska tra Trump e Putin, indipendentemente dalla presenza o meno dell’Unione Europea che ha raggiunto il livello più basso di credibilità diplomatica,
dimostrano come L’Antico continente sia diventata la culla dell’anti-cultura diplomatica e politica definendo in modo inequivocabile il proprio declino.
Il pragmatismo diplomatico esprime la volontà di raggiungere degli obiettivi anche rompendo delle prassi consolidate ma percepite ormai come inadeguate .
Mentre ormai l’obsoleto e superato approccio ideologico espresso fin dall’inizio della guerra Russo Ucraina dall’Unione Europea, dimostra perfettamente un imbarazzante vuoto intellettuale di una gran parte della classe politica europea ed italiana
Francesco Pontelli
(*)
un accordo di pace pone le condizioni per la riconciliazione tra le parti coinvolte in precedente guerra .
(**)
la guerra fredda rappresentò la logica conseguenza di scenario nato da una debolezza insita nell’accordo di Yalta , avendo diviso le aree di ingerenza politica tra visioni politiche incompatibili..