Oggi vi è una a concentrazione della ricchezza senza precedenti che sta mettendo in crisi la democrazia a livello globale. Oggi circa 3.000 miliardari controllano 18.300 miliardi di dollari, con un aumento annuale di 2.500 miliardi, una crescita più rapida di quella registrata dalla metà più povera dell’umanità. Questa ricchezza estrema non resta confinata all’economia, ma si trasforma in potere politico e mediatico, riducendo lo spazio democratico e allontanando le istituzioni dalla lotta alla povertà.

Mentre la povertà estrema non diminuisce più, l’insicurezza alimentare colpisce una persona su quattro e aumentano le autocrazie, con solo tre persone su dieci che oggi vivono in una democrazia. I super-ricchi hanno una probabilità enormemente maggiore di accedere a incarichi politici e controllano una parte decisiva dei grandi media, influenzando regole e decisioni pubbliche.

In Italia la situazione è particolarmente evidente: la ricchezza dei miliardari cresce molto più rapidamente di quella della maggior parte delle famiglie, concentrandosi in poche decine di individui, mentre il 5% più ricco possiede metà della ricchezza nazionale. Il Paese assume sempre più i tratti di una ereditocrazia, in cui i grandi patrimoni si trasmettono quasi intatti, la mobilità sociale si blocca e il merito perde peso. In parallelo aumentano la povertà assoluta, la precarietà del lavoro, la perdita di potere d’acquisto dei salari e l’emergenza abitativa. La disuguaglianza emerge così come il risultato di scelte politiche che stanno erodendo diritti, coesione sociale e qualità democratica.