In un tempo segnato da confusione dottrinale, relativismo e perdita del senso del vero, iniziative come questo corso di apologetica promosso dai Figli della Luce, ispirati da don Gabriele Amorth e suor Angela Musolesi, richiamano con forza l’urgenza di tornare a difendere la fede con intelligenza e carità.

L’apologetica non è polemica né chiusura, ma servizio alla verità: è l’uso retto dell’intelletto per mostrare che la fede cattolica non è irrazionale, bensì profondamente umana. In questa prospettiva si comprende anche il ruolo di san Domenico, che combatté l’errore non con la violenza ma con la predicazione, lo studio e la preghiera, e il senso storico della Santa Inquisizione, spesso deformato da letture ideologiche moderne. Guidare le anime verso Dio significa anche educare la ragione, perché la verità, quando è amata e compresa, libera davvero.

Guidato da don Giuliano Lilli, sacerdote noto per la sua esperienza pastorale e per il confronto diretto con le sfide spirituali del nostro tempo, il corso affronta temi storici e teologici spesso deformati da una narrazione ideologica o superficiale. La Santa Inquisizione, i processi a Giordano Bruno e Giovanna d’Arco, le Crociate, il rapporto tra eresia e stregoneria, fino alle storie di conversione al cattolicesimo: non slogan, ma contesti; non miti, ma documenti; non polemica, ma verità.

Al centro di questo percorso vi è una convinzione profondamente cattolica: la fede non teme la ragione. Come insegnava san Domenico di Guzmán, fondatore dell’Ordine dei Predicatori, l’errore non si vince con la forza, ma con la predicazione, lo studio e la testimonianza di una vita coerente. L’apologetica autentica non è aggressiva né difensiva, ma luminosa: mostra la bellezza della verità e accompagna le persone verso Dio attraverso l’intelligenza, oltre che attraverso il cuore.

Questo corso si propone come uno spazio serio di formazione, dialogo e discernimento, aperto a chi desidera andare oltre i luoghi comuni e riscoprire una Chiesa che, nella storia, ha pensato, argomentato, sofferto e amato. Perché difendere la fede non significa irrigidirsi, ma custodire un tesoro che è destinato a tutti.