Charles VI, detto le Fou (“il Folle”), nacque il 3 dicembre 1368 a Parigi, figlio di Carlo V di Valois, detto “il Saggio”, e di Giovanna di Borbone. Divenne re di Francia giovanissimo, nel 1380, a soli undici anni, dopo la morte del padre. Durante la sua minore età, il regno fu governato da una reggenza dominata dai suoi zii — i duchi d’Angiò, di Borgogna e di Berry — che si distinsero più per la loro avidità che per la loro abilità politica.

Quando nel 1388 Carlo assunse finalmente il potere personale, cercò di restituire equilibrio al regno richiamando al governo i “marmousets”, un gruppo di consiglieri fedeli a suo padre, promotori di una politica di riforme e di pace. In quei primi anni il giovane re mostrò energia, intelligenza e il desiderio di buon governo: il popolo lo chiamava Charles le Bien-Aimé, “Carlo il Beneamato”.

Ma nel 1392, durante una campagna militare contro il duca di Bretagna — che aveva dato asilo a un attentatore del re — si manifestarono i primi segni della follia che lo avrebbe segnato per tutta la vita. Durante la marcia dell’esercito verso la Bretagna, nei pressi della foresta di Le Mans, un episodio improvviso sconvolse il sovrano: un folle vestito di stracci gli sbarrò la strada gridando “Non andare oltre, nobile re, sei tradito!”. Poco dopo, sotto il sole estivo, mentre cavalcava, Carlo cadde in una crisi furiosa: estrasse la spada e si scagliò contro i suoi stessi compagni, uccidendo quattro cavalieri prima di essere disarmato.

Da quel giorno, la sua mente non fu più la stessa. Seguì un breve periodo di lucidità, ma gli accessi si ripeterono con crescente frequenza e gravità. Carlo non riconosceva i familiari, si credeva fatto di vetro e temeva di rompersi, talvolta correva urlando nei corridoi o restava immobile per ore. La regina, Isabella di Baviera, e i duchi di Orléans e di Borgogna approfittarono delle sue condizioni per contendersi il potere, dando avvio a una lunga lotta politica e dinastica che avrebbe devastato la Francia.

Negli ultimi decenni del suo regno, Carlo VI fu un sovrano solo di nome: le sue crisi di follia lo rendevano incapace di governare, mentre il paese era lacerato dalla guerra dei Cent’anni e dalle guerre civili tra Armagnacchi e Borgognoni. Morì il 21 ottobre 1422, dopo quarantadue anni di regno, lasciando la Francia in uno stato di disordine profondo e di occupazione inglese.

In sintesi, la follia di Carlo VI si manifestò per la prima volta nel 1392, durante la spedizione contro la Bretagna, e segnò in modo irreversibile non solo la sua vita, ma anche il destino politico del regno di Francia.

L’uccisione di Luigi, duca d’Orléans, fratello del re Carlo VI, fu uno degli eventi più drammatici e decisivi nella crisi politica della Francia tardo-medievale.


⚔️ Contesto

Dopo il manifestarsi della follia di Carlo VI (dal 1392 in poi), il governo del regno ricadde nelle mani dei grandi principi del sangue reale. Tra essi spiccavano due figure potenti e ambiziose:

  • Luigi di Valois, duca d’Orléans, fratello minore del re, uomo colto, raffinato e astuto, ma anche accusato di eccessi e di avidità di potere;
  • Filippo l’Ardito, e dopo di lui suo figlio Giovanni senza Paura, duchi di Borgogna, che dominavano il nord del regno con immense ricchezze e un seguito formidabile.

Durante le crisi di pazzia del re, Luigi d’Orléans assunse il controllo del Consiglio e divenne di fatto reggente, suscitando la gelosia e l’odio del partito borgognone. Le voci di corte lo accusavano anche di intrattenere una relazione con la regina Isabella di Baviera — accusa forse esagerata, ma che contribuì a infangarne la reputazione.


🗡️ L’assassinio (1407)

La tensione politica tra Orléans e Borgogna raggiunse il culmine nel novembre del 1407. Giovanni senza Paura, duca di Borgogna, decise di eliminare il rivale.

La sera del 23 novembre 1407, a Parigi, Luigi d’Orléans lasciò l’hôtel Barbette, dove aveva fatto visita alla regina. Mentre attraversava una via stretta con pochi servitori, fu assalito da una banda di uomini armati, guidati dal cavaliere Raoul d’Anquetonville, su ordine diretto del duca di Borgogna. Venne colpito alla testa con una mazza e finito con la spada: il suo corpo fu lasciato sulla strada, vicino a una torcia accesa. Aveva solo trentacinque anni.


⚖️ Le conseguenze

Giovanni di Borgogna non solo non negò il delitto, ma lo rivendicò pubblicamente, sostenendo che aveva agito “per il bene del re e del regno”, liberando la Francia da un traditore e incestuoso. Fece persino redigere una giustificazione teologica del suo gesto da parte del famoso dottore della Sorbona, Jean Petit.

Questo assassinio spaccò definitivamente la Francia:

  • da una parte il partito degli Armagnacchi, seguaci di Luigi d’Orléans e guidati dal conte d’Armagnac (suo suocero),
  • dall’altra i Borgognoni, fedeli a Giovanni senza Paura.

La lotta tra i due partiti degenerò in una guerra civile che indebolì profondamente il paese, aprendo la strada all’intervento inglese e alla drammatica fase della guerra dei Cent’anni in cui si inserirà, pochi decenni dopo, la figura di Giovanna d’Arco.