Caprera, l’isola museo di Giuseppe Garibaldi – di Antonio Remigio cav. Pengo

Riceviamo dall’Italia, e pubblichiamo con piacere, questo interessante contributo, che si allaccia al nostro articolo “Giuseppe Garibaldi. A settembre la riesumazione della salma”



Quando il 2 giugno del 1882 a Caprera si spense l’Eroe leggendario del Risorgimento Italiano, o meglio il personaggio di statura mondiale che aveva combattuto le dittature di monarchi e di governi assolutisti che nell ‘800 governavano mezza Europa, restituendo il potere ai popoli e alla loro scelta di libertà e sovranità, il mondo pianse il suo Eroe. Con questi ideali l’Italia unita, nata dal sacrificio di migliaia di uomini liberi, si strinse attorno al suo valoroso Generale che nella sua isola si spense, rivendicando anche ai posteri quello spirito di libertà e fratellanza che sempre contraddistinse il suo operare. Alla sua morte le sue richieste testamentarie di essere cremato o bruciato non poterono avere seguito, primo perché non esisteva una legge in tal senso, poi perché dai rappresentanti dello Stato e dalla stessa famiglia venne deciso che egli fosse posto in un sepolcro a memoria di tutti i popoli liberi, e là egli oggi riposa.

Il suo corpo venne imbalsamato con semplici iniezioni di soluzioni alcooliche, di acido arsenioso ed acido fenico, affinché se ne evitasse la decomposizione già al quarto giorno. I medici che intervennero al trattamento furono il suo medico personale dottor Albanese, il dottor Cappelletto e il dottor Prandina. Presenti erano anche degli ufficiali della Marina Italiana di Nave Cariddi, che rimasero fino alla tumulazione della salma vegliando con i militari tutte le fasi fino al momento della chiusura del sepolcro. Venne tutto verbalizzato con la firma di tutti i responsabili, sia dei medici, sia dei militari, sia della delegazione del Comune di Sassari, che aveva provveduto a proprie spese a tutte le operazioni funebri nonché alla cassa di noce dove venne posto Garibaldi. Tutti apposero in calce al verbale il proprio nome e cognome.

Prima che fosse chiusa la cassa di noce, fu saldata la cassa di zinco e suggellata col sigillo particolare del Senatore Marchese Alfieri, rappresentante del Senato del Regno. Venne avvolta con lamiera metallica in tutte le sue parti e chiusa con filo di ferro e sigilli del Comune di Sassari. Lastre di granito, infine, avvolsero il tutto all’interno del sarcofago.

Dall’ 8 giugno del 1882 ai resti mortali di Garibaldi nel piccolo cimitero di famiglia venne fatta la guardia d’onore dai militari anche di notte. Ronde di Carabinieri vigilavano su qualsiasi persona che di giorno o di notte si avvicinasse alla casa, ormai divenuta meta di pellegrini. Fino alla morte della figlia di Garibaldi Clelia, nel 1959 all’età di 95 anni, la tomba di Garibaldi non venne mai né profanata né aperta per verificare lo stato del corpo dell’Eroe, nessuna nota in tal senso venne dalla famiglia Garibaldi da allora fino ai giorni nostri. Non credo che il Popolo italiano possa oggi approvare la presa di posizione della pronipote Anita Garibaldi Hibbert, che vorrebbe esumare la salma per verificare se i resti appartengano realmente al corpo del Bisnonno. Il sepolcro di Garibaldi deve rimanere intatto. Noi dobbiamo soltanto inchinarci con devozione alla memoria dell’Eroe e commemorare solennemente e con sincerità le alte virtù italiche di Giuseppe Garibaldi.

Nei primi giorni di Luglio è stato inaugurato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a Caprera nella Batteria di Arbutricci, una nuova struttura museale dove si narra la vita di Garibaldi da Nizza a Caprera, in un’ampia sintesi dell’epopea garibaldina. Uno strumento necessario a far conoscere agli uomini il Risorgimento italiano e i personaggi che ne hanno fatto la storia.

Antonio Remigio cav. Pengo


(note dal libro di Ugo Carcassi – Giuseppe Garibaldi “La Salma imbalsamata o bruciata” 2010 – La Commemorazione di Giuseppe Garibaldi del Prof. Libero Fracassetti 1892)