I “moralizzatori crociati”? Patetici! – Non fa sconti l’on. Orlando Del Don

L’on. Orlando Del Don, medico psichiatra, psicoterapeuta, professore, eletto nell’aprile 2011 granconsigliere sulla lista dell’UDC, si esprime a 360 gradi su temi politici, culturali e sociali di attualità.

Ha realizzato l’intervista il professor Francesco De Maria.



Francesco De Maria L’UDC ha conseguito nell’ottobre 2011 un bel successo con l’elezione del suo primo consigliere nazionale ma, nel complesso, nel Ticino non riesce a sfondare. Le manca forse qualcosa?

Orlando Del Don Si tratta di una questione di maturazione sociale e politica a livello generale e generazionale che non può essere forzata. Il Ticino sta attraversando ora i grandi cambiamenti sociali, economici e antropologici che erano già in predicato negli anni del nostro impegno sulla scena cantonale. Ora finalmente in nostro partito si trova ad essere un interlocutore sempre più ascoltato e gettonato rispetto allo scenario partitico e politico cantonale e anche in riferimento ad un centrodestra frastagliato e poco profilato. La nostra identità, quindi, solo ora può essere apprezzata e riconosciuta appieno, nel momento difficile delle scelte responsabili e coraggiose.

Ci racconti l’UDC sopracenerina, la sua forza e le sue debolezze.
ODD Per quanto riguarda l’UDC sopracenerina, ebbene, qui dobbiamo fare i conti soprattutto con la peculiare e problematica situazione di Bellinzona che per tradizione è una cittadina di impiegati e funzionari, con quanto tutto ciò comporta in termini di appartenenza partitica. Ma anche qui, come per il discorso a livello cantonale, si tratta di maturazione politica e sociale a livello generale e generazionale.

Si autodescriva come on. Orlando del Don, granconsigliere. Che cosa prova quando opera in parlamento?
ODD Nella mia veste di deputato in carica mi sento molto onorato e consapevole delle responsabilità che ciò comporta, come pure provo profonda riconoscenza per coloro che mi hanno voluto come loro rappresentante in Parlamento a conferma della stima e della fiducia che in tal modo i ticinesi mi hanno voluto testimoniare. Allo stesso tempo, però, sento la responsabilità nei confronti di tutti i ticinesi, e nei confronti anche delle altre forze politiche con le quali mi sforzo di trovare alleanze e visioni convergenti che portino il nostro paese sulla strada della gestione virtuosa delle nostre risorse. Soprattutto cercando sempre di stemperare ottusi e obsoleti conflitti partitici che nulla hanno a che vedere con la politica e il bene del nostro Ticino.

Come ha organizzato la sua campagna elettorale 2011, coronata dell’elezione?
ODD La mia campagna elettorale 2011 è stata improntata alla massima disponibilità e collegialità nei confronti dei colleghi di partito, come pure ad una visione pragmatica e schietta, nel rispetto di chi la pensa diversamente. Ho inoltre sempre sostenuto una visione dialettica dei conflitti e dei temi di possibile disaccordo ma, soprattutto, ho sempre aborrito ed escluso categoricamente dal mio modus operandi i colpi bassi, i personalismi, l’invettiva, il vilipendio, l’insinuazione e l’attacco alla persona dell’avversario politico. A differenza di molti altri politici e candidati tali!

Il 2011 è stato un anno chiaramente negativo per l’UDC federale, che – dopo il trionfo elettorale del 2007, cui ha fatto seguito un’imboscata e un’immediata batosta parlamentare – sembra non riuscire a ritrovare il giusto passo. Quando finirà questo momento negativo? La SVP è sulla via del declino?
ODD La fase di stallo in cui si è venuto a trovare in questi ultimi anni il nostro partito è finalmente finita. Questo essenzialmente per tre ragioni. La prima è che – come ricordato in apertura dell’intervista – i ticinesi sono oramai giunti ad una nuova maturità e consapevolezza sociale e politica, complice anche la crisi generale che costringe tutti a fare scelte responsabili e mirate. In secondo luogo perché abbiamo sviluppato una nostra identità politica cantonale che ci permette di meglio rappresentare il Ticino e le sue peculiarità sia nei confronti dell’UDC federale che nei confronti della Lega. Infine, con la nuova compagine presidenziale, si è voluto ratificare tutto questo, come anche esplicitamente detto nel suo discorso di insediamento dal presidente Gabriele Pinoja nel corso del congresso cantonale del partito, oramai più di un anno orsono. Il discorso SVP è invece diverso: qui siamo di fronte ad una riorganizzazione interna che giocoforza è già in corso d’opera, unitamente ai cambiamenti della società ticinese nel suo insieme.

Contro i metodi “barbari” e “illegittimi” del “Partito dell’odio” si sono mossi, ben attrezzati, i “crociati moralizzatori” (senza in verità ottenere molto, per il momento). Questi hanno ragione, nella loro “santa” indignazione? Hanno torto? Sono semplicemente incavolati per tutti i voti andati perduti?
ODD Questo punto è cruciale e non da sottovalutare. I moralizzatori coatti e i crociati trinariciuti nostrani ci saranno sempre e non bisogna indignarsi più di tanto per le loro trovate che – come visto – oltre che patetiche, lasciano il tempo che trovano. Il problema è invece un altro e tocca tutti i ticinesi. E cioè il fatto che questi strilli isterici, garruli e scomposti (sostenuti e potenziati da alcuni media) attirano l’attenzione dei cittadini su questioni di lana caprina, distogliendoli dai veri problemi del Cantone in questo ambito, lasciando in tal modo scoperto il nervo sensibile e doloroso di tutte le moltissime quotidiane, concrete e tragiche ingiustizie e barbarie che si consumano nel silenzio in questo nostro Bel Ticino. Con la differenza che – in questi casi – non abbiamo a che fare con nomi eccellenti. Grave però che tutti si siano gettati sulla mangiatoia per saziarsi ingordamente di questo boccone avvelenato quanto insipido senza aver avuto la minima consapevolezza che in tal modo si aggiungeva ingiustizia all’ingiustizia. Il Ticino deve finalmente poter uscire da questo trito e avvilente gioco al massacro che sottrae energie e risorse e rischia di continuare a relegarci ancora a lungo fra i soliti Pierini, i soli “Franti” e i ripetenti seriali!


Secondo una mia valutazione il successo della Lega è per il 60% psicologico. Lei è un grande esperto di questo genere di cose. Mi faccia un’analisi. Perché la Lega è psicologicamente vincente?
ODD La lega sarà vincente finché i ticinesi continueranno a volere delegare tutto a un capo che pensi e agisca per loro. Un capo che li rassicuri e che prometta loro di occuparsi dei loro interessi. Un capo che, peraltro, dimostra – bisogna riconoscerlo – non poco acume e intelligenza politica. Cionondimeno malgrado i proclami – che in questi anni hanno avuto il merito di cambiare i rigidi schieramenti che sembravano immutabili – malgrado ciò, dicevo, ora la situazione sta precipitando e questo metodo non può più garantire da solo continuità, credibilità e competenze per guidare il paese. Ecco allora che il ticinese medio si sta ora rendendo conto che egli deve volere e saper prendere ogni volta posizioni responsabili senza delegare tutto il pacchetto a nessuno; questo è il cambiamento che ricordavo in apertura di questa intervista, questa è la svolta e la maturazione sociale, politica ed antropologica che il Ticino stava aspettando, e non solo il nostro partito.

Io ho personalmente sentito alcuni capi UDC, che conosco bene, mugugnare contro la Lega. “Noi facciamo alleanza ma loro vogliono tutto e in cambio non danno niente, se ne approfittano, ecc. ecc.” Anche lei la pensa così?
ODD La collaborazione con la Lega ha dato i risultati che conosciamo perché noi democentristi gli abbiamo dato e concesso consapevolmente questo margine di manovra. Perché allora non avevamo né l’autorevolezza e la forza d’animo necessaria a negoziare soluzioni diverse, né i numeri per poterlo fare. Si è trattato di una sorta di Realpolitik ticinese o, se si preferisce, abbiamo fatto di necessità virtù. Ben consapevoli, ahimé dei rischi che ci prendevamo conoscendo il/i personaggi. Ma, ripeto, questa è stata una via obbligata che dovevamo sperimentare e condividere. Questa è oramai storia.

La storia recente del sindacato nella Capitale, la sua città, presenta degli spunti interessanti. Si è passati da un solido predominio liberale-radicale a un esponente PLR “ribelle” che poi molla il partito per un albero, infine a un socialista. Che cosa pensa di tutto ciò?
ODD Bellinzona è diventata – nel corso di questi ultimi anni – un caso emblematico di un certo modo di fare politica di piccolo cabotaggio, una politica dell’esasperazione e della sfida prima personale e poi ideologica, che spero sia arrivato al capolinea. Ma anche i bellinzonesi si stanno aprendo ora ad una visione di più ampio respiro, non più limitata e ristretta ai tornaconti di bottega e alle sterili diatribe. Spero vivamente che i nuovi eletti sappiano essere ora all’altezza di un vero cambiamento strutturale in grado di affrontare le grandi sfide di questi anni cruciali per la capitale e per il Ticino. Personalmente nutro stima e simpatia per il modo signorile e super partes che caratterizza il sindacato di Mario Branda. Nutro al contempo però qualche perplessità per certe forme oramai obsolete di concepire i partiti e la politica di alcuni suoi colleghi di municipio. Ma, come detto, diamo tempo al tempo: sono fiducioso e, soprattutto, disposto a dare comunque il mio fattivo contributo in tal senso, qualora fosse richiesto – e anche qualora non lo fosse.

Come vede un bellinzonese, attraverso il Ceneri, le comunali 2013 a Lugano? Il loro esito potrà influire sulle politiche 2015? Suggerisca al PLR una soluzione per parare l’insidioso e incombente attacco leghista.
ODD Le comunali 2013 a Lugano sono un appuntamento cruciale per tutto il nostro Cantone, il cui esito si riverbererà sulle politiche del 2015, necessariamente. Le grandi manovre sono già in corso. Suggerirei di non dare per scontati certi nomi di peso e di saper/voler cogliere al contempo quest’occasione per mostrare a tutto il Cantone come si può fare finalmente una politica responsabile, progettuale e con visioni nuove nel modo di concepire la cosa pubblica, all’altezza del difficile compito che li (e ci) aspetta! Tutti.

Questa Lugano che rapidamente si ingrandisce si rafforza, non vuole troppo e non squilibra il Cantone a suo vantaggio? La perla del Ceresio è… prepotente?
ODD Questa è una questione centrale e sempre più presente della nostra ticinesità. Volenti o nolenti questa è la realtà, fors’anche necessaria e sicuramente sufficiente! Il rischio di uno squilibrio è reale e presente. Gli strumenti e i correttivi per riequilibrare questo polo gravitazionale di forza e accentramento dovranno essere uno dei punti da mettere sulla nostra agenda politica a livello di Gran Consiglio; meglio prima che poi!

Per la destra la scuola media unica è nata da un concetto errato ed è sempre stata l’anello debole del sistema scolastico ticinese. Oggi su questo punto concordano in molti, e uomini non solo di destra. A trent’anni dalla fondazione che cosa possiamo dire?

ODD La scuola media unica ha purtroppo mostrato la corda, soprattutto in questi ultimi anni. Bisogna avere il coraggio di riconoscerlo senza falsi moralismi ed ipocrisie strumentali. Un cambiamento è ora senz’altro necessario. La scuola dell’obbligo deve essere concettualmente rivista in funzione delle nuove esigenze psico-sociali e antropologiche! Certo, è difficile promuovere questo cambiamento strutturale: riconoscere che il modello (nelle sue intenzioni sicuramente nobili) è stato fallimentare sul medio-lungo periodo e, soprattutto, trovare ora il consenso che permetta di evincere un nuovo modello didattico e strutturale in grado di tutelare i diritti degli studenti, di tutti gli studenti, e non – come in passato – privilegiare sfacciatamente con pseudo riforme la tutela dei diritti dei docenti e dei funzionari dirigenti del DECS che, seppure da tener presenti, non sono né pertinenti e neppure difendibili in questo ambito di discorso sempre più urgente e prioritario.


Ci parli della LiUM, la Libera Università di Scienze Umane e Neuroscienze, una realtà sulla quale probabilmente non tutti i lettori di Ticinolive sono informati.
ODD La Libera Università di Scienze Umane e Neuroscienze (LiUM University) è nata nel 1998 – quando, ricordo, deflagrò la crisi globale dei mercati – proprio con il preciso obiettivo di favorire nuove idee e progettualità, nuova creatività e orizzonti esistenziali e di senso, nuove possibilità di formazione, aggiornamento, sviluppo di competenze e risorse per i nostri giovani e non solo. Si tratta di un’associazione senza fini lucrativi che promuove una serie di corsi, seminari, pratiche, aggiornamenti, specializzazioni, approfondimenti scientifici e culturali a livello universitario nei campi delle scienze dell’uomo e delle neuroscienze. Fra i suoi membri fondatori, alcuni psicoanalisti, medici, docenti universitari, neuroscienziati e ricercatori (soprattutto ticinesi, ma anche confederati e italiani) che si sono rivolti essenzialmente ai percorsi formativi, di aggiornamento e di specializzazione nei rispettivi ambiti di competenza. Successivamente l’esperienza si è poi progressivamente allargata ad altre offerte e nicchie di interesse che hanno poi trovato riscontro in alcune collaborazioni con università e centri di eccellenza in ambito sia clinico che della ricerca e dello sviluppo-formazione nelle scienze dell’Uomo. Abbiamo però sempre cercato con questa nostra attività di lavorare in sordina per non disturbare nessuno ma, soprattutto, perché al momento siamo ancora un piccola realtà con problemi di finanziamento delle nostre attività. Collateralmente alla LiUM è nata una piccola casa editrice, la Quovadis di Bellinzona, che promuove una serie di pubblicazioni che sono in relazione con la nostra scuola di scrittura creativa, sempre presso la LiUM. Associato alla LiUM e alla Quovadis vi è poi il CISU, il Centro Internazionale per lo Sviluppo delle Scienze dell’Uomo che rappresenta la parte scientifica e divulgativa delle nostre attività didattiche, formative, cliniche e applicative.

La Svizzera e la sua celebre piazza finanziaria, attaccate da ogni parte, vivono anni straordinariamente difficili. Dobbiamo prepararci al peggio? In che modo potremo resistere?
ODD La Svizzera deve saper resistere ai tentativi di resa, soprattutto in questi momenti così difficili come quello che stiamo vivendo. La Svizzera non deve soprattutto cedere ai ricatti, alle pressioni e alle lusinghe di chi ha interesse ad eliminare dallo scenario internazionale il nostro modello di federalismo e convivenza sociale (un modello, il nostro, che dovremmo esportare e che dovrebbe fare scuola!). La piazza finanziaria svizzera è una delle espressioni di questa nostra “svizzeritudine”, una delle declinazioni del nostro essere svizzeri nel mondo, un bastione di democrazia e di civiltà in un mondo di barbarie e di soprusi dove i diritti e la dignità dell’Uomo vengono sacrificati in nome di una presunta Ragion di Stato (ma quali Stati?) e di un modello fallimentare di incivile convivenza. Per far ciò dobbiamo migliorare la nostra coesione federale, la nostra autostima, la consapevolezza del nostro valore e della nostra centralità a livello internazionale, formarci ed informarci in continuazione, partecipare alla democrazia e alla politica, essere direttamente coinvolti e sentirci responsabili del nostro destino e del nostro futuro.

Che cosa pensa dei provvedimenti che di tanto in tanto vengono proposti/invocati per assicurare al Ticino un seggio in Consiglio Federale?
ODD In questo momento questo tipo di rivendicazione appare del tutto inopportuno. Il Ticino ha altre modalità per far valere il suo peso a Berna e il nostro Paese ha ben altre questioni urgenti da risolvere.

La destra è stata a lungo perdente sul fronte della comunicazione. Questo stato di cose è destinato a durare in eterno? Qual è la sua soluzione?
ODD La modalità di comunicazione della destra in effetti deve cambiare. Dobbiamo renderci conto, soprattutto a livello federale, che sono proprio coloro che ci attaccano ad insinuare e provocare questo tipo di reazioni stereotipate alle quali bisogna ora dire basta. Bisogna ora saper opporre un rifiuto consapevole agli stupidi tentativi di chi ci vuol mettere in bocca certe assurdità. Non bisogna più cadere in queste forme di stereotipi; superati, non più all’altezza dei tempi. Stiamo imparando, ma forse a livello federale vi sono ancora sacche di resistenza che fanno fatica a cogliere il cambiamento in atto, le nuove sensibilità, il modo nuovo di accogliere e recepire le esigenze e le priorità da parte della popolazione tutta.

Facebook, Twitter, i numerosi e svariati blog sono come una valanga che accresce ogni giorno la sua massa e il suo impeto. Si esprima sulla possibile valenza politica di questi moderni strumenti.
ODD I nuovi media elettronici sono un valido ausilio per la società e la politica. Cionondimeno bisogna anche rendersi conto che è necessario imporsi delle regole, dei limiti, delle censure e un codice di comportamento: pena la banalizzazione e il ridicolo! Non tutti riescono in questo non facile esercizio e gli esempi si sprecano.

Io sono nato come blogger (e lo sono rimasto, pur divenendo anche altra cosa). Le confesso che in certi momenti sono prossimo ad assumere una “seconda personalità”. È opportuno che io mi curi al più presto?
ODD Abbiamo tutti bisogno di esprimere le nostre diverse potenzialità e declinazioni del nostro essere soggetti creativi, di pensiero e linguaggio. È sanissimo tutto ciò, soprattutto quando si riconosce questo bisogno e si è capaci di assumerlo con la dovuta autocritica e con un po’ di humor. Come sa fare benissimo Lei, caro De Maria, al quale consiglierei invece – come peraltro a tutte le persone curiose e intellettualmente creative – alcuni seminari della LiUM che toccano e sviluppano proprio queste tematiche, naturalmente sempre con l’indispensabile chiave di lettura psicoanalitica e psico-antropologica che ci permette di aprire nuovi ed inauditi scenari esistenziali ed esperienziali.

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