Sprint finale – Sotto la volta vetrata del Ciani – di Francesco De Maria

Mentre nell’aria si effonde il Freysinger-pensiero
molti pensano al 14 aprile
Affiorano inquietudine e dubbi


Ciani
Sabato sera Oskar Freysinger ha “incantato la sala”, come scrive Marco Bazzi, ma soprattutto ha incantato… lo stesso Bazzi che, giovane e ardente com’è, se n’è innamorato. Io, più vecchio di lui (a causa della data di nascita, e solo per questo motivo), ho ascoltato la vedette vallesana con attenzione e simpatia, prestando nel contempo attenzione all’andare-venire di personalità varie e alle facce (tirate) che giravano.

I consigli di Oskar

Li definirei, allo stesso tempo, “pratici” e “ingenui”. E si rivolgono, automaticamente, contro la politica così com’è raffigurata – a torto o a ragione, io non lo dico – nella testa di moltissima gente: cinica, insincera, mercantile, opportunista, un groviglio di potere sordido e segreto. “Sii te stesso!” ti esorta l’ingenuo Freysinger. Bello ma… non così facile da realizzare. “Alla televisione solo (o più di tutto) l’immagine conta! Quello che dici importa poco…” raccomanda il pratico Oskar. “Parla con gli occhi” aggiunge, e poi: “Conosci te stesso!” (Gnothi seautòn) Freysinger è anche filosofo, e di una filosofia molto antica. “Non avere paura!” (è una parola…)

“Evita che gli avversari si coalizzino contro di te. Fa’ in modo che il fronte non sia mai compatto e chiaro, cerca di portare alla luce i conflitti latenti tra i candidati del fronte avverso” [liberatv]. Oskar qui si fa machiavellico, forse il personaggio non è poi tanto ingenuo… “Essere sottovalutato è un vantaggio!” (ndr: buona questa; mi vien da pensare che, se la massima dovesse valere alla lettera, io sarei almeno presidente degli Stati Uniti, o anche papa; a proposito, il 13 marzo è stato un gran giorno per me).

“Non odiare l’avversario!” (ndr: in caso di impossibilità e come valida alternativa: odialo senza confessarlo mai). “L’odio ti blocca”. “Non affannarti a stringere migliaia di mani, è una fatica massacrante. Usa il web, straordinariamente efficace”.

“La globalizzazione distrugge le classi medie”. Idea interessante, da approfondire.

“Dobbiamo vivere nella verità anche quando facciamo politica”. Freysinger, se riesci a fare questo, te lo dico, sei un Dio, una bella divinità col codino ammirata dalle donne.

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Se era estasi sotto la volta trasparente del Ciani per la “faccia pulita della politica”, dalla parola diretta e sincera, non di meno si scorgevano in sala alcune facce rannuvolate e ansiose. Per affari di casa nostra. La piccola (attorno al Ceneri) UDC, senza concrete speranze nella corsa al Municipio, potrebbe contare molto in una gara condotta sul filo del rasoio. Il primo ad essersene accorto è Marco Borradori, che non ci ha pensato due volte ed è arrivato veloce (Freysinger gli sarà stato mandato dal Cielo?). Oggi i toni duri e sprezzanti dell’autunno (suoi, mai) sembrano lontani, il dramma repentino  si è compiuto e, soprattutto, la scadenza incombe e incalza. Forse in extremis si può ancora salvare qualcosa (avrà pensato il Nostro).

Vale la pena di citare il redattore di Ticinolibero, un portale che ricopre egregiamente il suo ruolo di “salotto buono della sinistra” e che noi seguiamo con attenzione:

“L’UDC di Lugano aveva detto di sostenere Giorgio Giudici per la carica di sindaco. L’UDC di Lugano invita il Consigliere di Stato vallesano e consigliere nazionale Oskar Freysinger, che invece dice che il futuro sindaco di Lugano sarà Marco Borradori. Ma allora l’UDC di Lugano sostiene Borradori o Giudici? Ricordiamo che il partito uregiàtt dovrebbe essere un altro e non l’UDC…”

Mormorata a mezza voce mi sembra di sentire una mezza frase (ma forse è un’illusione acustica): “È alla canna del gas”. A parte la durezza del tono… e se così non fosse? Queste cose sono così difficili da valutare! Ed è così facile prendere il proprio desiderio per la realtà. Siamo di fronte a una vera elezione e a una vera battaglia. Da molti anni non accadeva a Lugano.

Essa costituisce un discrimine. O l’irrompere “definitivo” (virgolette: ciò che è umano non lo è mai) del nuovo potere, o l’inizio del suo riflusso, la fine del momento magico. Il Capo guarda beffardo (o trepidante?) dall’alto. Ma lui sa già tutto.