Giancarlo Olgiati ci parla del suo partito – Un’intervista di Francesco De Maria

Giancarlo Olgiati, avvocato, grande esperto e collezionista d’arte contemporanea, porta un nome che nel Partito liberale-radicale significa molto. Oggi Olgiati è venuto nel “salotto buono” di Ticinolive a parlare con il professor De Maria del suo PLR, che affronta a Lugano una prova decisiva, una sorta di “to be or not to be” (volendo drammatizzare l’evento…) I contenuti di questa intervista sono esclusivamente politici ma Ticinolive si ripromette di portare il discorso, in un secondo tempo, superato l’affanno dell’elezione, sulla politica culturale della Città, sui musei e in particolare sul LAC.


Olgiati 1 sI coniugi Giancarlo e Danna Olgiati


Francesco De Maria  Questa nostra intervista si concretizza subito dopo un drammatico colpo di scena…

Giancarlo Olgiati  La scomparsa di Bignasca avrà un effetto emotivo ancora a corto termine e, quindi, sul voto delle elezioni comunali di Lugano. In seguito, visti gli uomini in campo, credo che questa spinta movimentista ed elettoralista assai efficace anche per de- merito altrui, accompagnata da sporadiche proposte più intuitive e generiche che organiche e progettuali, cesserà perché irripetibile.

Qualcuno parecchio tempo fa disse: “La Lega è una costola del PLR…”

GO  Se il PLRT a questo punto avesse l’accortezza e gli uomini per uscire dalle sue logiche di schieramento che dividono e si preoccupasse di contenuti progettuali utili per affrontare la più grave crisi del dopoguerra, che già ha effetti più attenuati sul nostro Paese, anche la Lega, pena la sua reale consistenza a medio e lungo termine, dovrà riflettere e attrezzarsi per incidere su un’azione di governo che dovrà esprimere una coesa volontà di collaborare a riforme sistemiche per riorientare Lugano e il Ticino verso lo sviluppo, una nuova e più trasparente formazione della ricchezza e la tenuta dello stato sociale. Qualora ci fosse un simile avvicinamento collaborativo, è possibile che possano essere attuabili alleanze o addirittura fusioni fra le due forze a beneficio di chi ha avuto più contenuti innovativi nei suoi progetti, programmi e uomini. Mi auguro per una mia ormai storica appartenenza che questa forza sia il PLRT.

IL PLR luganese è oggi mobilitato allo spasimo di fronte alla sfida leghista, perché una sconfitta sarebbe gravissima (simmetricamente: una vittoria darebbe un segnale importante). A dieci giorni dal voto lei si sente ottimista?

GO Per quanto attiene il voto di Lugano ormai alle porte è molto difficile fare previsioni per le ragioni già espresse al punto precedente. Il PLR Luganese si presenta con le migliori carte oggi spendibili: gli uscenti Giorgio Giudici, Sindaco e candidato Sindaco, e Giovanna Masoni sono una garanzia di tenuta per il PLR perché complementari : Giudici per il suo entusiasmo e la conseguente spinta sempre data in passato sin ad ora a progetti innovativi (in particolare a quello dell’aggregazione dei Comuni della grande Lugano) nonché la capacità di consenso dovuta a esperienza e a una forte organizzazione elettorale; Giovanna Masoni per la serietà e lo studio degli incarti, per un verso, e la sua tenace e con il tempo producente azione di sostegno al LAC (in particolare alla volontà di unificare il Museo Cantonale con i Musei Civici di Lugano che già è stata accettata in linea di principio anche dal Cantone), per altro verso.

Mi auguro davvero che Giudici e Masoni si presentino in queste ultime due settimane veramente uniti nell’interesse superiore non solo del PLR, ma della Città. Per il terzo uomo sono troppo estraneo alla politica di oggi in Città per giudicare. E’ interessante, a mio parere, la presenza di un giovane (Bertini) che rappresenta il necessario cambio di generazione, ma altri hanno certamente competenze sicure.

Lei ha seguito i lavori del Tavolo della crisi? Pensa che i relativi dibattiti abbiano dato un risultato concreto in favore della minacciata piazza finanziaria?

GO  Il Tavolo della crisi ha avuto il merito di sviscerare alcuni punti fermi per affrontare le difficili prospettive della piazza finanziaria:

– la necessità di rivedere le condizioni quadro fiscali del Cantone per essere di nuovo competitivi in special modo verso i Cantoni dell’asse del Gottardo che ci fanno concorrenza. Secondo Marco Bernasconi, da troppi anni non si fa nulla.

– L’applicazione di una legge dell’innovazione interpretata in chiave politica. Se lo Stato non è in grado di promuovere le attività innovative (nell’industria e nei servizi con valore aggiunto notevole e, quindi, con particolare vocazione all’esportazione) meglio delegare ai privati di grandi competenze sul campo (Fondazione “Agire”) o alla Camera di Commercio.

– La difesa del sistema Rubik nato proprio nel Ticino e di tutte le iniziative a tutela del segreto bancario affinché il cambiamento strategico in atto avvenga in modo graduale.

– La necessità, quando le nuove strategie del Consiglio Federale in materia finanziaria (la cosidetta “Weissgeldstrategie”) saranno del tutto chiarite, di un’amnistia fiscale cantonale e federale che regolarizzi con equità la posizione degli svizzeri e degli stranieri residenti soprattutto se si pensa che il grosso di questi beni è frutto di risparmi e che l’ultima amnistia federale è del 1969.

Secondo me i trionfi leghisti del 2011 provengono, in misura non piccola, dalla violenta faida interna del 2007, conclusasi con la liquidazione di Marina Masoni. Il prezzo da pagare per quella cacciata fu un’ulteriore avanzata della Lega. Dico bene? O è solo… senno di poi, del quale “son piene le fosse”?

GO  Credo che nel ‘95 Buffi e Masoni avevano individuato un progetto di cambiamento importante e, di conseguenza, vinto largamente le elezioni. In effetti sia il progetto dell’Università (Buffi a riguardo fu l’ultimo grande politico della tradizione liberale-radicale), sia la politica degli sgravi e dell’attrazione di attività innovative (industriali finanziarie e di servizi – ad esempio logistici) sfociata in una politica promozionale intelligente (Masoni) furono sistemicamente utili al Cantone. Purtroppo questa politica fu male accolta da una parte del PLR, che – invece di preparare un progetto o programmi alternativi o quanto meno diversi – cominciarono a privilegiare controproducenti logiche di schieramento (liberali e radicali; Sottoceneri e Sopraceneri; Lugano e Bellinzona, ecc…). Il ceto dirigente del PLRT cominciò già allora a dividersi e di nuovo riaffiorarono vecchie e mai sopite rivalità fra i cosiddetti “grandi vecchi”, lasciando esterefatta larga parte della base.

Fu un momento sciagurato per il PLRT e con la morte di Buffi e il successivo allontanamento inutilmente brutale di Masoni da parte dei suoi avversari di partito si aggravò lo stato dell’unità del PLRT. Tutto ciò favorì l’ascesa della Lega e lo sviluppo della critica che Lei ha giustamente descritto.

Se uno pensa alle grandi figure liberali del passato, non può che cedere a sentimenti di acuto rimpianto. Le capita?

GO  È pacifico che se penso al passato e alle figure del PLRT del dopo guerra che ho ben conosciuto e in particolare quella di Brenno Galli (indubbiamente l’uomo di Stato più importante del dopo guerra di questo Paese nell’ambito della Sua modernizzazione: ricordo a proposito i testi innovativi della legge tributaria del ‘53 e di quella della Scuola del ‘58), il confronto con gli ultimi anni suscita amarezza anche se è un’evoluzione generale che tocca tutti i Paesi e, quindi, anche il nostro.

Tuttavia, mi sembra che oggi il PLRT con la nomina di Cattaneo e dei due vice-presidenti abbia colto l’esigenza di chiudere con queste divisioni controproducenti e di cercare progetti, programmi e uomini capaci di rinnovarsi. È per rafforzare questo tentativo che diventa molto importante anche per il PLRT la votazione di Lugano.

Oggi c’è chi sta tentando di costituire un polo liberale esterno al PLR. Ha una ragionevole chance di riuscita?

GO Proprio per il ricambio del PLRT che si è appena manifestato e per la lista forte di Lugano, non mi sembra che il polo liberale esterno al PLR possa avere una chance di successo anche se qualche loro personalità dice cose intelligenti per specifica preparazione professionale. Le parole di Siccardi sull’innovazione e sul ruolo dei privati per meglio organizzare il LAC sono certamente condivisibili. Tuttavia la loro discesa in campo può determinare una perdita di voti fatale per il PLR.

Giancarlo Olgiati, il suo cognome è tipicamente liberale-radicale, un nome importante per il partito. Come vive lei questa sua storia familiare? Politicamente, non ha vissuto una vita “dietro le quinte”, influente sì ma defilato? Non le sarebbe piaciuto diventare presidente del partito?

GO  Ho sempre vissuto l’appartenenza alla mia famiglia “liberale-radicale” con serenità poiché non ho mai voluto seguire le carriere di mio padre e mio nonno (sindaci, consiglieri nazionali e presidenti del Partito – il PLRT, mio padre, il PLD, mio nonno). Mi sono ispirato certamente a valori da loro praticati (di libertà, di giustizia, di attenzione ai più deboli e di una visione politico-culturale antitotalitaria), ma per me su tutto valeva l’impegno per una formazione culturale liberale costantemente aggiornata che potesse non solo essere utile per il PLRT, ma anche a un’area di pensiero liberal-democratico. In questa ottica sono nate Ragioni Critiche che ho diretto per quindici anni e i Congressi di Locarno per cui ho collaborato sulla scia dell’esperienza di Ragioni Critiche con il mio amico prof. Antonio Spadafora.

Non ho mai cercato di influenzare nessuno. Ho invece sempre espresso la mia opinione su ciò che so anche con passione civile perché da sempre mi va di sostenere un partito (in particolare il mio) solo se principi e azione politica coincidono con l’interesse generale del Paese.

Se ho vissuto come dice lei “dietro le quinte” è unicamente perché oggi vale più l’apparenza della sostanza e troppo spesso si confondono i vitali interessi della cultura politica e della cultura in genere con quelli della politica elettorale o militante. E questo modo di essere, assai caro a chi ha gestito il potere in questo scorcio di storia recente, non mi ha mai attirato. Da questo mio rapporto con la politica ne discende che non mi è mai interessato diventare presidente del partito.

Oggi poi i miei interessi di sempre per l’Arte e la cultura in genere mi hanno portato ad apprezzare tutti quelli che, prescindendo dai partiti, li condividono.

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