Lorenzo Quadri si rivolge al Consiglio Federale sul caso Sollecito

MOZIONE AL CONSIGLIO FEDERALE
La richiesta sistematica di informazioni sui precedenti penali di cittadini UE che chiedono di trasferirsi in Svizzera deve tornare ad essere possibile

In Ticino ha suscitato giusto scalpore il caso di Raffaele Sollecito, cittadino italiano indagato per l’omicidio di una studentessa inglese, Meredith Kercher. Le cronache italiane hanno parlato a lungo di questa vicenda, che risulta per questo molto nota anche nella Svizzera italiana.

Raffaele Sollecito, malgrado il processo in corso per omicidio, ha ottenuto un permesso B per risiedere a Lugano.

A seguito della libera circolazione delle persone non è infatti più possibile, come ha del resto ribadito anche il governo ticinese rispondendo ad un atto parlamentare sul tema, richiedere sistematicamente ai paesi d’origine informazioni relative alla situazione giudiziaria di cittadini UE intenzionati a trasferirsi in Svizzera, malgrado la conoscenza di simili informazioni non possa che essere considerata elemento indispensabile di valutazione nella procedura di rilascio di permessi di domicilio. Oggi fa stato un’autocertificazione da parte del richiedente, ciò che pone evidenti problemi di affidabilità.

Al proposito infatti l’art. 5 cpv. 2 della Direttiva 64/221/CEE del Consiglio della Comunità economica europea per il coordinamento dei provvedimenti speciali riguardanti il trasferimento e il soggiorno degli stranieri, giustificati da motivi d’ordine pubblico, di pubblica sicurezza e di sanità pubblica, recita che: “il Paese ospitante può, quando lo giudichi indispensabile, chiedere allo Stato membro di origine, ed eventualmente agli altri Stati membri, informazioni sui precedenti penali del richiedente. Tale consultazione non può avere carattere sistematico”. Dello stesso tenore le istruzioni ai Cantoni dell’ufficio federale della migrazione che precisa che la richiesta può essere fatta solo in singoli casi debitamente motivati.

E’ evidente che in queste condizioni la sicurezza interna risulta minacciata. Lo stesso Consiglio di Stato ticinese, nella risposta sopra citata, ammette che, a seguito di tale stato di fatto, è impossibilitato a sapere quanti cittadini UE, indagati – per reati anche gravi – hanno ottenuto il permesso per risiedere in Ticino, malgrado queste persone possano anche essere pericolose. Inoltre la situazione attuale causa una disparità di trattamento poiché ai cittadini elvetici possono essere chiesti tranquillamente estratti del casellario giudiziale. Questi ultimi risultano dunque più “controllati” dei cittadini UE.

Con la seguente mozione chiedo quindi al CF:

Di attivarsi affinché le informazioni sui precedenti penali di cittadini UE che chiedono di trasferirsi in Svizzera possano tornare ad essere chieste sistematicamente, d’ufficio, ai paesi d’origine o a Stati terzi, senza bisogno di fornire alcuna particolare motivazione.

Lorenzo Quadri
Consigliere nazionale
Lega dei Ticinesi