Fukushima. 3’000 kamikaze lavorano per ripulire il sito nucleare

Sono oltre 3’000 gli uomini che lavorano per ripulire il sito di Fukushima Dai Ichi, la centrale nucleare giapponese distrutta dal gigantesco tsunami dell’11 marzo 2011.

Due anni dopo la catastrofe, in Giappone non si placano le polemiche sulle condizioni di lavoro di questi uomini. Il 22 aprile, l’Asia Pacific Journal pubblicava un editoriale di Sumi Hasegawa, ricercatrice presso la McGill University di Montreal, che metteva in evidenza le penose incombenze affidate a questi operai.
L’editoriale è una lettera aperta al primo ministro giapponese e al ministro giapponese della sanità, oltre che ai vertici della Tepco, la compagnia elettrica che gestiva la centrale.
Gli operai che lavorano fra le macerie della centrale nucleare di Fukushima ricevono dosi massicce di radioattività ogni giorno e malgrado siano ben oltre i limiti accettabili per l’organismo proseguono il loro lavoro. Alcuni media parlano di loro chiamandoli “ i kamikaze di Fukushima”.

La metà degli operai che opera alla centrale non sono impiegati regolarmente : la compagnia per cui lavorano e quella che versa loro il salario sono diverse.
La Tepco approfitta della confusione giuridica e smentisce il degrado delle condizioni di lavoro e il calo dei salari. Per i dirigenti “questi operai sono ingaggiati da subappaltanti e non sappiamo quali siano le loro condizioni contrattuali e salariali. Non possiamo parlare del funzionamento di compagnie con cui non abbiamo stipulato un contratto.”
Il volume di lavoro è aumentato, mentre i salari sono diminuiti. Poco dopo la catastrofe, la Tepco aveva annunciato un calo del 20% dei salari e la soppressione delle gratifiche per far fronte ai costi esorbitanti della catastrofe. Oggi il 5% degli operai dichiara di guadagnare meno dell’equivalente di 6 euro all’ora, una somma inferiore al salario minimo in vigore a Tokyo. La maggior parte ha un salario poco più elevato per compiti ad alto rischio e dannosi per la salute.

Per “ripulire” la centrale, viene cercata manodopera soprattutto tra i freeters, un neologismo che indica i lavoratori a tempo parziale o i disoccupati di età compresa fra 15 e 34 anni, giovani precari che guadagnano di che vivere facendo lavori che non richiedono competenze specifiche e che sono mal pagati.
Per attirare i più giovani, spesso gli annunci di lavoro restano su termini vaghi. In generale il testo indica unicamente il luogo di lavoro, gli orari e il salario. Nessun accenno ai rischi e chi viene ingaggiato ignora i rischi ai quali va incontro, anche perché non ha alcuna esperienza del genere.
Questi lavoratori precari non sono iscritti ad alcun sindacato, non hanno uno statuto ufficiale e sono sfruttati da compagnie senza scrupoli.
I poteri pubblici e la Rengo, la principale confederazione sindacale giapponese, li ignorano. Le associazioni indipendenti Citizens Nuclears Information Center e il Japan Occupational Safety and Health Resource Center sono le uniche che difendono questa manodopera invisibile.

(Fonte : le Monde.fr)