Casse cantonali e cittadine vuote: soccombere o reagire? – di Tiziano Galeazzi

[fdm] Pubblico volentieri questo interessante articolo di Galeazzi. Tiziano Galeazzi è, da qualche tempo, presidente distrettuale UDC (successore di Alessandra Noseda) e – dallo scorso aprile – consigliere comunale a Lugano. Galeazzi è un amico del nostro portale e ad esso ha già fornito parecchie collaborazioni di qualità. In maggio Ticinolive aveva concordato con il presidente distrettuale un’intervista che (per ragioni non troppo misteriose) non si è mai concretizzata, anche se le domande erano state regolarmente inviate e, addirittura, in un secondo tempo, pubblicate. Ticinolive considera superato questo spiacevole episodio (che spiacevole è non tanto perché costituisce un minimo sgarbo quanto perché mostra la volontà di non comunicare (che essa appartenga a Galeazzi o ad altri). 

NOTA. Come lui stesso ammette, le visioni di Galeazzi sono vaste e ardite. Ma… sognare… si può!


Soccombere tra le polemiche interpartitiche di chi più dell’altro ha la colpa delle “casse vuote” ( cantonali e comunali) oppure reagire e trovare nuove strategie per far “decollare” (sull’aeroporto ci arriverò dopo) la macchina economica cantonale e cittadina luganese?

Queste sono in parte le questioni che tutti noi, chi più e chi meno attivo in politica, oggi dovrebbe sentirsi toccato e preoccupato. Un Cantone che per difetto è conosciuto come un Cantone litigioso, oggi non se lo può più permettere. Il tempo delle “vacche grasse” è finito  e cosi il periodo storico del settore terziario, che da decenni ha supportato l’economia di questo Cantone Ticino e della finanza luganese, generando benessere per i cittadini. Il nuovo corso che ahimè, si sta definendo a livello internazionale e sopprattutto a livello federale, indica che il mondo bancario e parabancario è al tramonto. Questo signifca che da questo settore  dei servizi, non arriveranno più indotti fiscali strategici per le economie pubbliche. Cosa fare? Rilanciamo il settore secondario di “punta e di qualità” in parallelo a una fiscalità concorrenziale. Stravolgiamo il turismo sfruttando la morfologia del nostro territorio e per finire attiriamo benestanti e facoltosi da ogni parte del globo. Alcune idee, queste di seguito, che non tutte saranno realizzabili e magari peccano pure di presunzione, ma almeno spero che possano portare qualche stimolo su cui riflettere e discutere.

Laghi Verbano e Ceresio

Già a suo tempo sottolineai che i due laghi non sono fruttati a sufficienza. Si dovrebbero creare le condizioni per permettere a persone facoltose di lasciare i loro natanti sui nostri laghi. Come scrisse la signora Züllig sul “Caffè” del 21 luglio bisogna creare posti barca in più. Io andrei oltre aggiungendo che dovremmo essere in grado, come Ente del Turismo ticinese, di organizzare delle regate continentali di barca a vela stile “American’s Cup in acqua dolce”, uno o due volte l’anno. Ovviamente le imbarcazioni non saranno simili a quelle, ma adatte per attirare il turismo qualitativo di segmento medio-alto. Avremmo hotel occupati da Chiasso ad Airolo.

Lugano-airport

Basta litigi tra comuni, abbiamo perso troppo tempo. Un allungamento della pista è necessario per attirare da noi una piccola-media società, magari lowcost, che faccia di Lugano-airport un HUB dove volare su tutta l’Europa. Easyjet ha la flotta di A319/320; magari questi tipi di aerei son troppo grossi, ma altri più piccoli e meno rumorosi andrebbero bene. Lanceremmo il turismo ticinese e svizzero, mentre potremmo pure noi approfittarne per raggiungere mete a medio raggio. Qualcuno direbbe: e Malpensa? Ebbene Malpensa dall’Alitalia è già stata declassata, visto che la compagnia di bandiera si è stazionata a Fiumicino. Vi è poi da considerare che la Stabio-Arcisate-Malpensa non vedrà la luce per molti anni per mancanza di soldi e volontà.

Accademia o UNI di moda a Lugano?

 In questi giorni si è letto del malessere tra i titolari della famosa casa di moda Dolce&Gabbana  e il Comune di Milano. Ebbene perché non attivarsi e cercare di portare da noi proprio loro? Non solo come “globalisti” dove sembra che a testa, al comune di Milano, paghino ca 12 mio EUR di tasse all’anno. Piuttosto al loro business e alla loro esperienza e  e notorietà. Ovvio che alcune condizioni saranno d’obbligo ma questo deve valere per tutti coloro che fanno impresa. Dai salari dignitosi anti-dumping e quota di manodopera locale ticinese e residente non sotto la soglia del 65-70%. Gli faremmo fare, a titolari di questo calibro, l’Accademia o l’UNI della moda. Faremmo lavorare gli studenti del tessile e non solo e del design ticinese, oltre che imparare il mestiere da stilisti come D&G. Abbiamo quella d’architettura con Botta, scienze della comunicazione all’ USI, la SUPSI e, perché no?… una AMSI (Accademia di Moda della Svizzera Italiana!).

Tecnopolo/SilliconValley/settore automobilistico e aerospaziale

L’idea che più volte e’stata lanciata in campagna elettorale da Giorgio Giudici piace anche a me. Sfruttiamo la precisione svizzera nelle tecnologie e avanziamo proposte  a gruppi industriali esteri d’impiantare società di ricerca e produzione di prodotti tecnologici sullo stile SilliconValley in California. Azzarderei pure di andare a trovare un CEO come Marchionne, (FIAT)  e chissà che non gli interessi venire anche lui a Lugano ad abitare. Cosi anche per società aerospaziali che potrebbero collaborare con istituti di ricerca spaziale svizzere come il Poli di Zurigo. In Svizzera abbiamo anche la RUAG che potrebbe essere coinvolta in progetti.

Rapporti con la Cina e l’Asia

Lugano negli anni si è mossa sempre molto bene con la Cina e ora che la Svizzera ha firmato degli accordi commerciali strategici, non dobbiamo assolutamente perdere questa possibilità più unica che rara. Ovviamente anche da parte cinese si pretenderà leale concorrenzialità e collaborazione. Anche in questo caso non dovremo permettere sfruttamenti della manodopera o dumping salariali come purtroppo accade in Italia, specie in Toscana con la comunità cinese. Un’altra riflessione la si potrebbe fare con potenziali “globalisti cinesi” a istallarsi qua da noi. Se la Svizzera per l’UE è una “spina nel fianco”, sebbene per noi sia il primo partner commerciale e noi per loro siamo importanti, direi di orientarci ad “Oriente” maggiormente come fece Marco Polo. Cerchiamo di essere meno europeidipendenti e apriamoci all’Asia con maggiori possibilità di business e ovviamente con più potere d’acquisto rispetto al nostro Continente. Da statistiche 2012 ca. 300 mio di cinesi hanno una disponibilità (in liquidità) di ca. 1 mio di EUR a testa. Insomma come se quasi tutta l’UE fosse milionaria ma non lo è.

Per qualcuno saranno fantasie e magari penserà che il caldo africano mi abbia fatto un brutto scherzo, forse sì, ma dobbiamo tutti noi reagire a questa situazione economica che sempre più ci metterà alle strette e con le spalle al muro. Sia nel settore privato che in quello pubblico. Senza uno l’altro non va da nessuna parte. Accendiamo le “luci della ribalta” e ingraniamo un’alta marcia meno litigiosa e più costruttiva.

 Tiziano Galeazzi, consigliere comunale UDC Lugano