Da sicuri a insicuri – di Lorenzo Quadri

Un cambiamento epocale (in peggio)


Sembra che siano passati secoli, ma in realtà  non sono trascorsi poi tanti anni da quando si poteva lasciare la porta di casa aperta in tutta sicurezza. Anzi, si riteneva che la porta aperta allontanasse eventuali ladruncoli, indicando la presenza degli abitanti.

Se si poteva avere qualche apprensione nel partire per lungo tempo, specie durante l’estate, nessuno si sentiva minacciato in casa in propria. La casa era dunque ancora vissuta come un rifugio, come un porto sicuro.

Adesso non è più così. La nuova criminalità, che è criminalità d’importazione, entra di proposito nelle abitazioni in presenza degli occupanti per farsi consegnare sotto minaccia armata denaro o oggetti di valore. Ad essere presi di mira sono bersagli vulnerabili, ad esempio persone anziane, ma non solo: contro questo genere di delinquenza il cittadino medio si trova spiazzato. L’invecchiamento della popolazione fa peraltro sì che i bersagli vulnerabili diventino sempre più numerosi. E, quindi, che il nostro paese diventi sempre più appetibile per la delinquenza senza scrupoli.

La cesura tra il precedente e l’attuale è drammatica. Lo è per il cambio di paradigma che questo comporta. Sentirsi insicuri in strada è sgradevole, ma si è, appunto, in strada. Un certo grado di insicurezza fa parte della natura delle cose. Un conto è passare da un’insicurezza – per quanto relativa: non siamo il Bronx – ad un grado di insicurezza maggiore. Ben altro è passare dalla sicurezza all’insicurezza, fosse anche contenuta. Il cambiamento è epocale.

Oggi chi ha un parente anziano che vive solo non ha più soltanto l’apprensione dell’incidente domestico o del malore, ma anche quello dell’atto criminale. E il non poter più abbassare completamente la guardia nemmeno tra le proprie quattro mura avrà ben presto conseguenze sulla qualità di vita delle persone, peraltro già tese per altri motivi, soprattutto professionali, legati ad un mercato del lavoro degenerato.

Ogni giorno che passa, dunque, un pezzo del nostro benessere se ne va.

Ci adatteremo a montare inferriate, porte blindate ed impianti d’allarme. Ci adatteremo a guardarci alle spalle quando apriamo la porta per entrare in casa. Ci adatteremo anche, un domani, a guardare nell’armadio prima di andare a letto, come i bambini, e non già per assicurarci che non ci siano spauracchi usciti da qualche storia del brivido, ma minacce ben più reali.  Ci adatteremo perché è insito nella natura umana, come lo è il rendersi conto del valore di una cosa solo quando la si perde.

Davamo la sicurezza per acquisita. Era uno dei frutti del lavoro delle generazioni che ci hanno preceduto. Generazioni che partivano sfavorite rispetto alla nostra, ma avevano la speranza concreta del miglioramento e l’aspettativa incoraggiante che chi sarebbe venuto dopo avrebbe trovato delle condizioni migliori. Oggi noi abbiamo la consapevolezza contraria. Sappiamo che i nostri figli staranno peggio di noi. Era inevitabile? O invece ci sono dei precisi responsabili, che hanno voluto e tuttora vogliono renderci uguali agli altri tramite livellamento verso il basso, perché le posizioni acquisite vanno disprezzate e difenderle non è politicamente corretto?

Una cosa comunque è certa: aumentare il numero degli agenti di polizia cantonale, come proposto dal Dipartimento delle Istituzioni, è, al contempo, un dovere, una necessità ed un investimento per il futuro.

Lorenzo Quadri, consigliere nazionale, Lega dei Ticinesi